La Regione Liguria non si costituirà parte civile nel procedimento penale legato alla maxi inchiesta sul presunto voto di scambio alle elezioni regionali del 2020. La decisione è stata ribadita ieri in Consiglio regionale dall’assessore Alessio Piana, delegato a rispondere in aula in assenza della vicepresidente Ferro, nel corso della discussione su due interrogazioni presentate dalle opposizioni.
Piana ha spiegato che la Giunta ha effettuato “le necessarie valutazioni e i necessari approfondimenti” e ha ritenuto più efficace riservarsi la possibilità di un’azione civile autonoma in caso di eventuale condanna degli imputati in sede penale. La scelta, secondo l’assessore, consentirebbe di evitare “l’onere finanziario di un incarico a un avvocato penalista esterno” e sarebbe giustificata anche dall’assenza di risorse interne all’Avvocatura regionale con una specializzazione specifica in materia penale.
“La mancata costituzione di parte civile nel procedimento penale non preclude in alcun modo la possibilità di richiedere e ottenere il risarcimento dei danni attraverso un autonomo giudizio in sede civile”, ha sottolineato Piana, aggiungendo che la Giunta ha preferito non esporre l’ente, in questa fase, ai costi di un processo che potrebbe durare sia in primo sia in secondo grado, senza rinunciare alle proprie “legittime aspettative” risarcitorie.
Le interrogazioni, firmate da Selena Candia e Jan Casella (Avs) e da Stefano Giordano (M5S), chiedevano alla Giunta se ritenesse coerente con la tutela dell’interesse pubblico la scelta di non costituirsi parte civile nel procedimento per corruzione elettorale e se intendesse riesaminare tale decisione a tutela dell’immagine e del prestigio istituzionale della Regione. In particolare, Giordano ha chiesto se fosse vero che la Regione non si fosse costituita parte civile né nei confronti dei soggetti che hanno già patteggiato né nei confronti degli imputati tuttora a processo.
Durissime le reazioni delle opposizioni. Il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano ha parlato di “ennesima arrampicata sugli specchi” da parte della Giunta. “Sostenere che non ci siano risorse sufficienti e che sia meglio attendere la fine del processo è una tesi grave e infondata. La Regione dispone di un’Avvocatura interna e la costituzione di parte civile comporta costi minimi rispetto a un’azione civile ordinaria”, ha dichiarato. Secondo Giordano, “non costituirsi parte civile non è una scelta tecnica, ma politica, e significa non tutelare l’Ente e i cittadini liguri”.
Sulla stessa linea la capogruppo di Avs Selena Candia, che ha accusato la Giunta guidata da Marco Bucci di continuità con la precedente amministrazione. “La giunta Bucci conferma la sua vicinanza all’era Toti ed evita di infastidire gli indagati nella maxi inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex presidente della Regione”, ha affermato Candia, facendo riferimento a Giovanni Toti. “Persino i ministeri della Giustizia e dell’Interno hanno riconosciuto il danno d’immagine per la Liguria, ma la Regione fa finta di niente. Aspettare una condanna non basta: bisogna costituirsi parte civile per difendere le istituzioni democratiche e l’immagine del territorio”.
Anche il Partito Democratico ha definito “inaccettabili” le risposte fornite in aula. I consiglieri Simone D’Angelo ed Enrico Ioculano hanno annunciato la richiesta di un’audizione del presidente Bucci e della Giunta in Commissione Antimafia. “L’articolo 19 della legge regionale n. 7 del 2012 prevede l’obbligo per la Regione di costituirsi parte civile nei processi per reati di mafia e criminalità organizzata. Non si tratta di una facoltà politica, ma dell’applicazione di una norma vigente”, hanno sottolineato, chiedendo chiarimenti sulle ragioni della scelta compiuta dall’esecutivo regionale.
Lo scontro politico resta dunque aperto. Da un lato la Giunta rivendica una decisione improntata alla prudenza giuridica e al contenimento dei costi, dall’altro le opposizioni denunciano una rinuncia a tutelare l’immagine e l’interesse istituzionale della Regione in un procedimento che ha già prodotto un forte impatto mediatico e politico. La vicenda è destinata ora a proseguire in Commissione Antimafia, dove il confronto si annuncia ancora più acceso.