La Via Crucis non è certo un appuntamento “alla moda”, ma venerdì sera alla Spezia, nella cripta di Cristo Re, in molti hanno risposto all’invito a ritrovarsi in preghiera per la pace, secondo quando chiesto dalla Conferenza episcopale italiana. La chiesa era gremita, e ai parrocchiani si sono unite tante persone dal resto della diocesi, dalle comunità e dalle associazioni e movimenti. La Messa successiva, nella quale, come ha sottolineato il vescovo Luigi Ernesto Palletti, si rivive realmente quel mistero pasquale evocato dal rito della Via Crucis, è stato un momento davvero raccolto. La preghiera di introduzione, recitata all’unisono in tutte le diocesi italiane, ha dato il tono della celebrazione. Nella riflessione offerta alla comunità, il vescovo, partendo dal brano di Vangelo proposto dalla liturgia, ha sottolineato come la risposta di Gesù alla domanda dello scriba che gli chiedeva quale sia il primo comandamento, secondo la tradizione dell’antico Israele inizia con l’invito ad ascoltare: “Ascolta Israele”. Deve essere questo il nostro contributo che permette all’amore che il Padre ci riversa di essere accolto. “Ma Gesù – ha osservato Palletti – va oltre il comando della tradizione e indicherà quale può essere il metro di questo amore, che con la sua venuta diviene “Come io vi ho amato”. Grazie a Lui, possiamo vivere questo amore e cogliere la stoltezza della guerra che è l’opposto di questo fondamentale comando. Il senso della nostra preghiera è allora la richiesta del dono della pace che il Signore ha già donato e che gli uomini possono accogliere da quando è entrato nella storia con la sua venuta”. Perché la pace si diffonda dobbiamo iniziare dall’accoglierla nelle nostre vite diventando artigiani di pace, vincendo ogni assuefazione allo spettacolo macabro di morte e di distruzione che la scena internazionale ci offre: “disarmare il nostro linguaggio, le nostre relazioni” e, ancora, “con la preghiera, il cammino penitenziale e la fiducia nel Signore tenere accesa la luce del Vangelo, spargendo semi di pace che porteranno il loro frutto”. La successiva preghiera dei fedeli ha toccato gli ambiti nei quali si concretizza l’aspirazione alla pace, e tra tutti è risuonata significativa l’invocazione affinché “le nostre comunità diano testimonianza di speranza concordia e comunione, e facciano della pace la testata d’angolo delle proprie scelte pastorali”. La celebrazione di venerdì, ancorché legata in modo diretto alla situazione attuale, si è collocata idealmente in continuità con altri momenti diocesani, da ultimo con la marcia per la pace del 25 gennaio a Sarzana, organizzata dall’Azione cattolica con l’adesione di molte associazioni, a conferma di una forte sensibilità nel costruire la pace e del desiderio di essere testimoni credibili di una vita profondamente umana, in un crinale della storia dove il dis-umanesimo sembra emergere su vari fronti di attacco alla sacralità della vita.
(Alessandro Carozzi)