Il Piano Casa del governo Meloni appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale solleva i timori dei sindacati di categoria che, all’unisono, parlano di un’occasione persa. La ventilata messa a norma di circa 60mila immobili pubblici con l’obiettivo di affittarli o venderli a prezzi calmierati viene – secondo Sunia, Ciset e Uniat – depotenziata dal lungo periodo di tempo in cui il programma dovrebbe essere messo in pratica. Non solo, il contestuale accorciamento dei termini per arrivare agli sfratti rischia di generare “un’emergenza sociale”.
Lo hanno sottolineato questa mattina i rappresentanti delle tre sigle che fanno riferimento rispettivamente a Cgil, Cisl e Uil. “Siamo molto preoccupati per come è stato concepito il piano – sottolinea Franco Bravo del Sunia -. Inizialmente era stato detto che sarebbero stati recuperati 60mila alloggi nell’arco di un anno. Questo ci aveva rasserenato. Oggi invece siamo completamente delusi perché questo recupero è previsto nell’arco del quinquennio 2026-2030. Il finanziamento di 970 milioni è diluito in questo periodo. Se si mettono a posto 553 alloggi in cinque anni alla Spezia non si crea una situazione nuova per affrontare l’emergenza abitativa”.
La legge prevede la creazione di un elenco delle case su cui intervenire che sarà stilato da un commissario straordinario, che avrà la possibilità di operare con ordinanze in deroga, confrontandosi con enti locali e società pubbliche. Il decreto inoltre prevede un fondo di garanzia per la morosità incolpevole e fissa, con la partenza entro due mesi, e l’avvio di un piano per il riscatto di alloggi pubblici di edilizia residenziale, di proprietà anche di comuni e aziende territoriali. Ma di contro ci saranno sfratti più rapidi. “Una ricaduta gravissima arriverà dall’accelerazione dell’esecuzione degli sfratti – sottolinea Bravo -. Per questa ragione svilupperemo molte iniziative per sensibilizzare su questo problema. Non si può buttare la gente fuori di casa da un giorno all’altro senza darle un’alternativa”.
Questo un tasto su cui batte il collega Mario Ricco di Sicet. “Si dice oltretutto che la risoluzione delle criticità saranno demandate ai Comuni, senza ulteriori dettagli. Non vorremmo scoppiasse un’emergenza sociale devastante. Quando si toglie la casa a una famiglia con bambini, cosa può succedere? Siamo veramente preoccupati”. Così anche la coordinatrice territoriale di Uniat, Michela Cima: “Senza dimenticare che all’accorciamento dei tempi di procedure di sfratti fanno da contraltare i tempi lunghissimi di rifacimento degli alloggi di residenza pubblica”.