Il grazie di Alice dopo il ricovero al Sant’Andrea: “Impaurita e in pericolo di vita, ho scoperto che, grazie a chi vi opera, anche in un ospedale ci si può sentire a casa”

Quest’estate mi sono trovata a vivere un’esperienza orribile, all’improvviso, spaesata, impaurita, e in pericolo di vita, ma di una cosa sono stata fortunata: ho scoperto che un luogo triste come l’ospedale, il Sant’Andrea della Spezia, può diventare un posto sicuro, dove nonostante tutto ci si può sentire a casa, e questo è possibile grazie alle persone che lo abitano.
Sono stata nel reparto di Terapia intensiva e Rianimazione, in quello di Ostetricia e Ginecologia e in Nefrologia, e ho sempre avuto attorno a me persone gentili, amorevoli, attente: tutti quegli angeli che forse troppo spesso sono invisibili ma che solo ora mi sono rendo conto di quanto siano incredibili e di che lavoro immane facciano.
Dottori e dottoresse, infermiere ed infermieri, oss, tirocinanti. Non fanno solo un lavoro tecnico di analisi e operazioni, ma un lavoro di cura verso l’altro che mi ha fatto superare ogni giorno qui dentro. Non so come avrei fatto senza di loro.
Mi sono stati accanto continuamente, ascoltandomi, stando in silenzio accanto ai miei pianti, o cercando di rispondere a tutte le mie domande piene di paura, accarezzandomi la testa come farebbe una mamma.
Sono grata ad ognuno di loro, dal primo all’ultimo, anche se poi inevitabilmente mi sono affezionata a qualcuno in particolare e vorrei spendere per loro qualche parola in più.
Grazie ad Ilaria, per la sua umanità, semplicità, genuinità; per la sua presenza delicata e discreta, ma salda. Lei forse non si vede così, ma per me in queste settimane è stata un piccolo faro di luce.
Grazie a Simona, che con la sua dolcezza e i suoi sorrisi ha sempre contagiato un po’ anche me, anche nelle giornate più difficili.
Grazie a Teresa, per i suoi sorrisi ed occhiolini di incoraggiamento da lontano, per i suoi modi dolci, che ha sempre tifato per me, per avermi asciugato le lacrime, mi ha dato il primo Estathe alla pesca e mi ha pettinato i capelli, quando vi assicuro che non era per niente piacevole farlo. Credo che sia proprio questo il prendersi cura di qualcun altro, nei gesti e nelle piccole cose.
Grazie a Sarah, che ha sempre cercato di rincuorarmi, di rispondere alle mie domande singhiozzanti ed è andata a prendermi un toast come comfort food per una giornata più nera delle altre. Anche lei come Teresa avrebbe potuto limitarsi ad analisi, visite, etc, ma aveva capito che quel toast e quella chiacchierata di due minuti poteva essere più importante di qualsiasi medicinale.
Grazie a Greta, che è sempre stata discreta ma pronta ad esserci, e anche lei ha provato a salvare un po’ i miei capelli annodati da giorni.
Grazie a Consuelo e Monica, per la loro delicatezza, dolcezza e capacità di rasserenarmi, per il loro sguardo materno e la loro mano sempre tesa ad accarezzarmi il volto nei momenti più duri.
Grazie a Giulia, per la sua energia e solarità, per avermi sempre incoraggiata e supportata.
Graziano, per tutte le volte in cui mi ha strappato un sorriso gridandomi “ma allora non ti sei ancora rotta le palle di stare qui?”.
Grazie ad Elisa per essersi improvvisata parrucchiera e avermi fatto sentire come fossimo in un salone di bellezza. Aveva sicuramente cose più importanti da fare, ma “a volte basta lavarsi i capelli per sentirsi meglio”, grazie davvero.
Grazie a Ludovica per essere passata sempre da me anche quando era altrove, per aver sempre trovato un momento per lasciarmi un sorriso e un incoraggiamento.
Grazie a Chicca per la sua forza e quella capacità di spronarti tipica di una mamma.
Grazie a Valentina per la sua allegria, i momenti di gossip e sorrisi.
Grazie a Francesco, che c’è stato solo per un turno ma lo ha reso più leggero e ha preso il lavaggio dei capelli come la cosa più importante che dovesse fare in quel momento.
Grazie al primario di questo incredibile reparto di Terapia intensiva, per il conforto, l’ascolto e per tutte le volte in cui è entrato sorridendomi e dicendomi “buongiorno! Sei sempre la più bella della rianimazione della Spezia!”
Il reparto di Rianimazione è un reparto difficile, duro, a tratti spaventoso, ma le persone che lo tengono in vita sono tutte, dalla prima all’ultima, persone incredibili. Non sono solo bravissimi infermieri e medici, sono persone che mi hanno mostrato cosa significhi prendersi davvero cura dell’altro in ogni sua forma e nei più piccoli e inimmaginabili modi.
So in queste settimane di aver assunto medicinali e trattamenti molto costosi, ma il medicinale più prezioso che sento di aver ricevuto è sicuramente tutto l’Amore che mi hanno dato, e che non era scontato ricevere. Se mi guardo indietro, nonostante l’esperienza terribile, i primi ricordi che mi arrivano alla mente, sono le risate fatte insieme, le carezze, le chiacchierate.
Non li ringrazierò mai abbastanza per tutto ciò che hanno fatto per me, non li ringrazierò mai abbastanza per avermi salvato la vita. Posso dirlo, qui alla Spezia abbiamo uno strepitoso e incredibile reparto di Terapia intensiva.

Un Grazie enorme e gigantesco anche ad un altro meraviglioso reparto: quello di Ostetricia e Ginecologia; grazie alle ostetriche, che non mi hanno mai lasciata sola un secondo, cercando di accorciare sempre di più le distanze tra me e il mio bambino, Tobia, con foto, videochiamate e visite da me appena potevano.
Grazie soprattutto ad Irene, in un attimo è stato come tornare a Cassego quando ero solo una ragazzina, con lei accanto pronta a supportarmi, anche in silenzio ma sempre con la mia mano nella sua, condividendo anche i silenzi.
Grazie a tutte loro per essersi prese cura di Tobia come fosse la cosa più importante anche per loro, e per essersi prese cura di questi due neo genitori spaventati e frastornati.
Grazie alla dottoressa AnnaFranca Signorile, che senza troppi giri di parole mi ha salvato la vita, e non mi ha mai mollata un secondo, venendo a visitarmi, a parlarmi e rincuorarmi, incoraggiarmi. Grazie anche perché continua a seguirmi giorno dopo giorno in questo percorso ancora un po’ difficile, affrontando insieme a me con il fiatone tutte le salite che ci troviamo davanti, ma sempre pronta a darmi una spinta per non mollare.
Grazie al nido e alle infermiere del reparto di Terapia intensiva neonatale, Samantha, Roberta, e tutte le altre, che si sono prese cura del mio bambino come delle seconde mamme, e hanno avuto la pazienza di insegnare a me come diventarla, con la delicatezza di non essere mai giudicanti o prevaricanti.
Future mamme, venire a partorire al Sant’Andrea è stata una delle migliori decisioni prese nella mia vita, e posso assicurarvi che se farete la mia solita scelta, troverete non un reparto, ma una seconda casa.
Grazie al reparto di Nefrologia, alle infermiere, le oss, al primario Lucio Manenti, che è sempre stato sincero ma allo stesso tempo dolce e rassicurante, scrupoloso, umano, e ha sempre cercato di accontentarmi in ogni mia richiesta.
Grazie alla dottor Alessandro Guerra, che ha sopportato ogni mio pianto e tutte le mie domande, senza mai tirarsi indietro.
Grazie alla dottoressa Stella Bedogni, che ancora oggi mi segue passo passo in questa disavventura e non si è ancora stufata delle mie svariate e-mail contenenti tutte le mie ansie.
Ho trovato persone che avrebbero semplicemente potuto limitarsi a fare il loro lavoro, e invece hanno fatto molto di più, sono stati Umani.
E tutt’oggi molti di loro sono rimasti presenti nella mia vita, con messaggi, saluti appena passo dall’ospedale, foto, ed io non posso che sentirli un po’ come una seconda famiglia.
Vorrei continuare all’infinito questo articolo, perchè nessuna parola potrà mai esprimere quanto ognuno di loro sia stato incredibile e quanto io gli sia grata, ma spero in queste poche parole di avervi fatto arrivare anche solo una piccola percentuale del bene che ho provato e dell’amore ricevuto.
Alice Ratti

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