Il Capo di stato maggiore: “La Marina è pronta a sminare Hormuz, ma a conflitto concluso”

“La Marina Militare è pronta a operare uno sminamento a Hormuz. Queste operazioni però devono essere svolte in contesto non conflittuale, perché sono molto delicate e comportano dei rischi. Il nostro compito è tenere questi rischi al minimo”. Lo ha detto il Capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, audito dalla commissione Difesa della Camera, rispondendo a una domanda sulla crisi dello Stretto di Hormuz, non navigabile da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato un attacco unilaterale all’Iran a cui questi ha risposto minacciando il traffico commerciale della zona.

Lo stretto, che chiude il Golfo Persico all’interno del quale si produce e si caricano su nave prodotti petroliferi grezzi e lavorati, destinati all’esportazione, è largo circa trenta chilometri e facilmente raggiungibile da attacchi sia via aerea che via mare. “Hormuz, come tutti i colli di bottiglia sulle rotte commerciali, è fondamentale – ha illustrato l’ufficiale nella sua relazione ai deputati -. La sicurezza della navigazione per noi è importante e la portiamo avanti da sempre per permettere alla nostra armatoria di lavorare in sicurezza. La chiusura in quello stretto si esercita rapidamente e con poca spesa, visto il costo delle mine usate dall’Iran. Senza contare tutte le altre minacce come i missili e i barchini dei Pasadaran”.

Cacciamine Gaeta, Rimini e Viareggio (Foto Marina Militare)

 

Per questo, prima di ipotizzare un intervento dei cacciamine della Marina Militare per bonificare quel tratto di mare, secondo Berutti Bergotto è necessario si arrivi alla pace. “Abbiamo una capacità elevata di sminamento e siamo un punto di riferimento mondiale. Ogni anno bonifichiamo in media 14mila ordigni esplosivi, tutti residuati bellici trovato in mare o sulle spiagge. Per questo abbiamo elevata preparazione ed elevato addestramento”, ha ricordato.

I cacciamine, inquadrati nella quinta divisione navale, sono di stanza alla Spezia presso la caserma Giovannini. E a Sarzana nascono a livello industriale, costruiti all’interno dei cantieri Intermarine. Attualmente rimangono in servizio quelli della classe Gaeta mentre sulle sponde del Magra si lavora già alla prossima classe. “Abbiamo otto cacciamine in vetroresina che sono degli anni Novanta ma sono sempre stati ammodernati – ha spiegato Berutti Bergotto -. Utilizzano mezzi autonomi e a pilotaggio remoto per la ricerca e il disinnesco della mina. Noi abbiamo sempre navi pronte a partire e siamo preparati per questo lavoro. Ma l’intervento dei cacciamine deve essere fatto a ostilità concluse”. Una eventuale missione, per cui il governo avrebbe già assunto impegni a livello internazionale, potrebbe vedere impiegati fino a tre cacciamine alla volta più una scorta composta da un caccia o da una fregata con capacità di difesa antiaerea.

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