Goretta: “La Spezia cresce, ma senza giovani e competenze rischia di fermarsi”

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Imprenditore e manager spezzino, presidente di Gesta e rappresentante di primo piano del mondo delle imprese, con incarichi nella galassia Confindustria, Renato Goretta  è l’ospite della nuova puntata di “Blue Talk”, il format di approfondimento di RLV – La Radio a Colori dedicato all’economia del mare e a tutto ciò che ruota intorno alla blue economy: portualità, nautica, turismo, industria e innovazione. Nella consueta intervista settimanale condotta da Matteo Cantile, Goretta, da poco nominato vice-presidente nazionale di Assoconsult, analizza le prospettive del sistema economico spezzino, partendo dai punti di forza di un territorio che ha saputo trasformare il rapporto con il mare in una straordinaria opportunità di sviluppo.

Al centro del confronto la crescita della nautica e della cantieristica, ma anche le grandi sfide che attendono la città capoluogo: la carenza di personale qualificato, la necessità di investire sulla formazione, la difficoltà di attrarre e trattenere giovani e lavoratori, fino al nodo strategico delle infrastrutture ferroviarie e logistiche. E, nelle pieghe dell’intervista, Goretta lancia un messaggio chiaro: il territorio ha eccellenze riconosciute a livello internazionale, ma per continuare a crescere servono una visione comune, nuove competenze e scelte infrastrutturali capaci di guardare al futuro. “La vera forza del territorio? Nasce da una storia industriale che affonda le sue radici nell’Arsenale e nella Marina Militare, ma che nel tempo ha saputo evolversi. Accanto al settore della difesa sono cresciute la cantieristica e soprattutto la nautica da diporto, un comparto nel quale la Spezia rappresenta un’eccellenza mondiale, capace di esportare in tutto il mondo. Un patrimonio che è anche una grande occasione di marketing territoriale”.  Queste eccellenze vengono valorizzate attraverso una strategia comune o c’è ancora il rischio che ogni settore proceda da solo? Certamente c’è sempre l’individualismo dell’imprenditore, però all’interno di un contesto dove di fatto si è creato un distretto naturale, quello della nautica come c’è un distretto naturale della difesa, come c’è un turismo che si sta sviluppando non in maniera molto organizzata, devo dire la verità, ma per quanto riguarda la nautica ci sono intenti comuni. Quello che emerge oggi nel nostro territorio è che a fronte di un calo demografico naturale che coinvolge l’Italia e l’Europa, in particolare in Liguria e provincia della Spezia, non c’è sostituzione di fatto, quindi c’è un grande tema di scarsità di mano d’opera e c’è un grande tema di formazione della mano d’opera che è rimasta sul nostro territorio e che è arrivata in sostituzione andando a integrare quello che è un calo demografico che è riportato da tutte le statistiche in questo periodo”.  Da chi dipende, dall’amministrazione locale, dal governo nazionale, dall’impegno degli imprenditori o delle associazioni imprenditoriali? Chi, insomma, deve intervenire per colmare il divario tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili? “Ognuno deve svolgere il proprio ruolo. La politica deve creare il contesto nel quale le imprese possano crescere e competere, mentre i corpi intermedi devono accompagnare questo processo. Il nostro è un bel territorio, dovrebbe avere una capacità di attrazione, ma i numeri che ha pubblicato qualche settimana fa Il Sole 24 Ore sono impietosi: siamo una macchia rossa all’interno del Nord Italia azzurro, come il Meridione d’Italia, che dice che dal 2019 al 2026 il 7,5% dei giovani fra 18 e 35 anni se ne sono andati. Se ne sono andati perché, nonostante l’occupazione sia in crescita e in effetti siamo in controtendenza rispetto alla Regione Liguria e siamo fra le province italiane che crescono di più, molti lavori non li vogliono più fare le persone nate in Italia, adesso consentimi la semplificazione, i nostri figli, e quindi li fanno altre persone che arrivano sul nostro territorio. Sul nostro territorio incontrano oggettivamente delle difficoltà, soprattutto quando rientrano nella società al di fuori dell’orario lavorativo, perché da noi è difficile trovare un’abitazione. Questa difficoltà è figlia anche dell’esplosione del turismo, i bed and breakfast, le case vacanze, ma anche i giovani spezzini non riescono a trovare un appartamento in affitto con il quale incominciare magari una vita con il proprio compagno o la propria compagna. E questo naturalmente è un elemento di grandissima difficoltà….”.

Stupisce però che molti giovani non scelgano i lavori offerti dall’industria spezzina, nonostante siano spesso qualificati e ben retribuiti. Forse c’è un problema di comunicazione? “Si dice anche questo e senza dubbio una parte di responsabilità forse è anche una carente comunicazione. Però diciamo che effettivamente le mansioni per le quali si trovano difficilmente le persone sono quelle di medio e basso livello di inquadramento contrattuale, poi con tutte le possibilità di crescita che ci devono sempre essere all’interno di un percorso di lavoro. Basta vedere e guardare il flusso che va verso Viale San Bartolomeo e vedrai che lì ci sono persone che arrivano da altri Paesi, che vogliono rifarsi una vita nel nostro territorio perché nel loro hanno difficoltà, che vogliono rimandare indietro del denaro per far vivere le loro famiglie, far crescere i loro figli quando non li trasferiscono qua. Questo potrebbe anche essere un booster all’integrazione: il fatto che abbiano effettivamente l’intera famiglia con sé sul nostro territorio potrebbe aiutare anche le posizioni molto qualificate. Ma sulle posizioni molto qualificate, per fortuna, c’è un giovane spezzino che va a ricoprire una posizione molto qualificata a Milano e c’è un giovane milanese che viene qua, quindi c’è una mobilità in tutti e due i sensi, che è quella assolutamente che dobbiamo auspicare. Molti giovani spezzini vanno a lavorare fuori, purtroppo molti restano fuori e non vengono indietro. Se una parte, rispetto all’affermazione che tu hai fatto, deriva anche da una carenza di comunicazione, probabilmente è così, ma è soltanto un pezzo del problema”. Parlando di trasporti, della chimerica Pontremolese e di un Terzo Valico ancora non concluso, c’è comunque una ferrovia in direzione Genova che è una ferrovia turistica, non è pensata evidentemente per l’alta capacità e nonostante questo la Spezia fa numeri importantissimi sull’intermodalità ferroviaria. Pur tuttavia c’è il rischio di un collo di bottiglia pericoloso per il porto della Spezia e per il futuro: “Sì, tra strutture stradali e ferroviarie sono effettivamente molto deboli e anche molto fragili, non oso pensare se dovesse capitare qualche cosa, ma anche semplicemente a Via Carducci che collega Spezia con il retroporto di Santo Stefano Magra, sarebbe la paralisi delle attività economiche, questo è sicuro. Dall’altra parte abbiamo un porto che per movimentazioni per metro quadrato è senz’altro uno dei più efficienti non solo d’Italia ma anche d’Europa, abbiamo disponibili, i collegamenti sono oggettivamente un punto debole di un’attività che comunque rappresenta una porta d’ingresso e una porta d’uscita verso il mondo, verso i commerci internazionali e per fortuna il nostro Paese è comunque il quarto esportatore al mondo, quindi nonostante si dica che è un Paese di piccole imprese, è il quarto esportatore del mondo ed è la seconda manifattura d’Europa. Per continuare a esserlo certamente dobbiamo avere delle infrastrutture logistiche più solide, più efficienti e dobbiamo certamente migliorarle, ma anche questa responsabilità mi sento di attribuirla completamente alla politica. Sono state scelte di non investire dopo aver iniziato negli anni Ottanta sulla Pontremolese e aver poi abbandonato questo progetto…”. Temi che Goretta, come peraltro tutti gli industriali, auspica possano entrare nella campagna elettorale del prossimo sindaco prevista nel 2027 pur senza effettive grandi speranze e senza peraltro alcun distinguo tra le parti: “Assisteremo ad un’elencazione di problemi, tantissime promesse e tantissimi slogan, però poi il dibattito politico, ahimè, sarà veramente quello poi basso e terra-terra che contraddistingue oramai da molti anni le campagne elettorali, soprattutto quando sono a livello locale. Ma devo dire la verità che anche a livello regionale, a livello politico, effettivamente oggi fa a gara chi la spara più grossa…”

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