Gesti semplici scandiscono le ore interminabili di Porto Venere. C’è chi con cura ha scritto un messaggio alla famiglia di Sebastiano su un bigliettino. Lo ha piegato in quattro e lo ha affidato ai soccorritori. Loro, con il rispetto che richiede questa situazione, senza aprirlo lo hanno recapitato, nella speranza che quelle poche parole possano far sentire la vicinanza in momenti scanditi dall’angoscia. Qualcun altro ha portato cibo e bevande per chi, da giorni, è in banchina, impegnato finché il ventunenne, caduto in mare sabato sera, non tornerà.
Porto Venere non dorme: osserva in silenzio quelle acque e trattiene il respiro in attesa di notizie, mentre le ricerche di superficie con gli elicotteri si sono estese su tutta la costa ligure e fino a quella apuana. Se i velivoli non bastano, entrano in gioco i droni. L’attività nelle profondità si conclude oggi, ma in questi tre giorni sono stati impiegati i sommozzatori — ieri è sceso in campo un cacciamine —, i sonar e qualunque strumentazione potesse contribuire.
Le operazioni sono condotte attraverso un dispositivo interforze coordinato dalla Capitaneria di Porto della Spezia che vede impegnati uomini e mezzi della Guardia Costiera, della Marina Militare, dei Vigili del Fuoco, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e del 118, con il supporto della Pubblica Assistenza di Porto Venere.
Dalle ore 19 di oggi, le attività di ricerca proseguiranno in superficie, sotto il coordinamento della Capitaneria di Porto, con la partecipazione di tutti gli enti coinvolti nelle operazioni. Si è invece conclusa l’attività subacquea, così come il relativo coordinamento presso l’Unità di crisi locale dei Vigili del Fuoco, che dal 15 agosto è rimasta operativa con un Posto di comando avanzato interforze allestito sul molo Doria.
Porto Venere si lascia alle spalle un altro giorno intenso di ricerche e le celebrazioni religiose della Madonna Bianca, che ieri sera hanno avvolto l’intero borgo nel passaggio della processione. Centinaia di persone si sono unite, in silenzio, in una grande preghiera diffusa. Non una parola di troppo: solo la comunità che guarda il mare pensando a quel ragazzo che non è ancora tornato a casa.
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