Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi: consegna delle medaglie alla memoria in Prefettura

In occasione della Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale, istituita con la legge 13 gennaio 2025 n. 6 per il 20 settembre di ogni anno, si è svolta in Prefettura alla Spezia la cerimonia di consegna delle medaglie d’onore concesse dal Presidente della Repubblica alla memoria di sei cittadini della provincia. Il prefetto Andrea Cantadori ha consegnato i riconoscimenti ai familiari degli insigniti, alla presenza della presidente dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti della Spezia, Doriana Ferrato, e del presidente dell’Associazione nazionale ex internati della Spezia, Fabio Pini. La ricorrenza intende conservare la memoria dei cittadini italiani — militari e civili — internati nei campi di concentramento, dove subirono violenze fisiche e morali e furono destinati al lavoro coatto a causa del proprio rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.




Medaglie alla memoria internati: fonte foto Prefettura della Spezia 21 settembre 2026


Tra gli insigniti figura Paris Antonelli, arruolato nella Fanteria e in servizio nella 10ª Compagnia del 303° Reggimento “Piemonte” sul fronte greco. All’indomani dell’8 settembre 1943, davanti alle scelte imposte dall’Armistizio, rifiutò la collaborazione con le forze tedesche, pagando questa decisione con la cattura e l’internamento in Germania nello Stalag XIIID a Norimberga, dove trascorse 23 mesi di prigionia prima di far rientro in Patria. Vincenzo Bertone venne invece catturato il 9 settembre 1943 a Grasse, in Francia, dove era stato trasferito l’11 settembre 1942 con il Battaglione Mitraglieri Primo Corpo d’Armata. Deportato su un treno per il bestiame, fu imprigionato nel campo di concentramento di Linburg e successivamente internato nel campo minerario di Saarbrucken, dove fu costretto al lavoro coatto patendo fame, sete e freddo fino ad ammalarsi; trascorse l’ultimo periodo di prigionia all’Ospedale Militare del Campo per Prigionieri di Guerra a Landau e venne rimpatriato il 27 luglio 1945, portando con sé sofferenze che caratterizzarono la sua salute anche negli anni successivi. Carlo Brozzo, reduce dalla Campagna di Russia e dalla successiva ritirata, il 10 maggio 1944 fu catturato durante un rastrellamento dei militari tedeschi e, dopo un periodo di detenzione nel Forte di Montalbano, venne deportato a Berlino; rinchiuso in un campo di prigionia, fu impiegato nella mimetizzazione dei depositi di carburante dell’aeroporto di Tempelhof sotto i continui bombardamenti alleati, fino a quando il 2 maggio 1945 sfuggì alla fucilazione e fu liberato dalle truppe sovietiche, ottenendo un lasciapassare per il ritorno in Patria. Jose Minetti, chiamato alle armi nel 1941 a 28 anni lasciando la moglie e il figlio di tre anni, fu assegnato al 130° Reggimento Fanteria Perugia con destinazione Albania, dove venne catturato il 14 settembre 1943 a Tepelene; inviato a Norimberga nel campo di Langwasser, poi ad Hof e infine ai lavori forzati a Rohau, rientrò a casa nel luglio 1945 con mezzi di fortuna. Corino Pennucci, catturato a 19 anni alla stazione di Castelmaggiore dopo l’8 settembre 1943, fu deportato nello Stalag II B di Hammerstein e impiegato come manovale nella demolizione di edifici, facendo rientro in Patria il 25 ottobre 1945 dopo oltre due anni di prigionia. Fulvio Pomo, chiamato alla leva nel 1939 e inquadrato nella Divisione Modena sul fronte francese e greco-albanese, fu preso prigioniero ad Arta e, dopo una lunga marcia a piedi, venne internato nei campi di Fustemberg, Siedlce e Amburgo per il lavoro forzato, rifiutando la proposta di adesione alla Rsi che gli avrebbe garantito il ritorno a casa; fu liberato dalle truppe inglesi e rientrò il 10 agosto 1945. Carmine Santucci, arruolato nel 1942 e inviato a Marina di Lero in Grecia nel 1943, fu catturato alla caduta dell’isola il 16 novembre e trasferito negli Stalag VI di Meppen e IX A in Germania; impiegato nelle fabbriche in condizioni disumane, dopo la liberazione da parte degli Alleati rimase nascosto per oltre cinque giorni in una grotta prima del rientro in Patria per proteggersi dai bombardamenti americani.

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