“Ancora una volta, il re è nudo. All’indomani della notizia della decadenza della concessione di Calata Paita stabilita dall’Autorità portuale, è chiaro che l’amministrazione spezzina non ha un pensiero sul futuro della città.
In realtà basterebbe ricordare che le destre, dopo aver lasciato decadere il Puc, in otto anni e mezzo non hanno neppure avviato il percorso per dare alla città un nuovo piano urbanistico.
Nessuno sa cosa pensino di quello che debba essere lo sviluppo della città perché neppure loro lo sanno.
Calata Paita, al di là dei toni di trionfo del 2023, è un’area piccola, infelice per collocazione, circondata da container che le danno un’aria apocalittica, e, nonostante i salti mortali del consorzio, invisibile alla città, da cui è di fatto separata.
Peracchini, con una voce dal sen sfuggita, dice senza mezzi termini che l’amministrazione non intende assumere alcun ruolo nella sua progettazione, vuole continuare ad essere spettatore passivo di attività altrui cui augura tante buone cose e poi tante grazie se può partecipare al taglio del nastro.
Mentre la città aspetta il waterfront senza sapere per quanto ancora e per farne cosa.
Invece progettare Calata Paita significherebbe ragionare di cosa dovrà essere il nuovo waterfront in termini di aree restituite, tempi di restituzione e di progettazione politica.
Solo quando l’amministrazione inizierà a disegnare il suo fronte mare potrà esserci un utilizzo fruttuoso di quel piccolo infelice spazio.
Cosa fare di Calata Paita non è questione che possa essere delegata a Autorità di sistema portuale e ai suoi bandi e al mondo dell’imprenditoria.
Occorre un intervento pubblico che sia anche frutto di una discussione corale.
Noi avevamo proposto che sul waterfront trovasse posto un nuovo spazio pubblico, un teatro sul mare, una struttura moderna che alla città manca per ospitare concerti, il teatro e le nuove edizioni del Premio del Golfo.
In realtà basterebbe ricordare che le destre, dopo aver lasciato decadere il Puc, in otto anni e mezzo non hanno neppure avviato il percorso per dare alla città un nuovo piano urbanistico.
Nessuno sa cosa pensino di quello che debba essere lo sviluppo della città perché neppure loro lo sanno.
Calata Paita, al di là dei toni di trionfo del 2023, è un’area piccola, infelice per collocazione, circondata da container che le danno un’aria apocalittica, e, nonostante i salti mortali del consorzio, invisibile alla città, da cui è di fatto separata.
Peracchini, con una voce dal sen sfuggita, dice senza mezzi termini che l’amministrazione non intende assumere alcun ruolo nella sua progettazione, vuole continuare ad essere spettatore passivo di attività altrui cui augura tante buone cose e poi tante grazie se può partecipare al taglio del nastro.
Mentre la città aspetta il waterfront senza sapere per quanto ancora e per farne cosa.
Invece progettare Calata Paita significherebbe ragionare di cosa dovrà essere il nuovo waterfront in termini di aree restituite, tempi di restituzione e di progettazione politica.
Solo quando l’amministrazione inizierà a disegnare il suo fronte mare potrà esserci un utilizzo fruttuoso di quel piccolo infelice spazio.
Cosa fare di Calata Paita non è questione che possa essere delegata a Autorità di sistema portuale e ai suoi bandi e al mondo dell’imprenditoria.
Occorre un intervento pubblico che sia anche frutto di una discussione corale.
Noi avevamo proposto che sul waterfront trovasse posto un nuovo spazio pubblico, un teatro sul mare, una struttura moderna che alla città manca per ospitare concerti, il teatro e le nuove edizioni del Premio del Golfo.
Siamo ancora convinti che una funzione pubblica debba trovare collocazione in quello spazio, perché quello spazio sia città.
Proviamo a vedere se possiamo sperimentare in piccolo oggi a Calata Paita il fronte mare di domani”.
Proviamo a vedere se possiamo sperimentare in piccolo oggi a Calata Paita il fronte mare di domani”.
Antonella Franciosi
Presidente Italia Viva La Spezia