Detenuto sfregia un compagno con una lametta, nuovo episodio di violenza nel carcere della Spezia

Un nuovo episodio di violenza riaccende i riflettori sulle criticità del carcere della Spezia, dove un detenuto ha sfregiato al volto un altro recluso utilizzando una lametta da barba. A denunciare l’accaduto è la UILFP Polizia Penitenziaria, che parla di una situazione ormai “insostenibile” sotto il profilo della sicurezza. Secondo quanto riferito dal segretario regionale Fabio Pagani, il protagonista dell’aggressione – detenuto di origine marocchina, trasferito da Sanremo e con fine pena fissato al 2037 – si era già reso responsabile pochi giorni prima di un’aggressione ai danni di un agente durante la visita medica d’ingresso. Martedì, dopo aver compiuto atti di autolesionismo, l’uomo avrebbe atteso la conclusione di un colloquio con il proprio legale per colpire un altro detenuto italiano nei pressi dell’area dedicata agli avvocati. L’aggressione è stata particolarmente violenta: la vittima è stata colpita al volto e trasportata d’urgenza al pronto soccorso cittadino, dove è stata medicata con numerosi punti di sutura. Solo il rapido intervento della Polizia Penitenziaria ha evitato conseguenze ancora più gravi.

“Non possiamo più accettare che la sicurezza di un istituto sia affidata esclusivamente all’eroismo dei singoli agenti”, ha dichiarato Pagani, puntando il dito contro una gestione ritenuta inadeguata. “La direzione e il comando appaiono approssimativi di fronte a una situazione esplosiva: oggi contiamo 212 detenuti a fronte di una capienza di soli 152”. Il sindacato evidenzia come la presenza di soggetti ad alta pericolosità, spesso recidivi in episodi violenti, stia mettendo a dura prova l’equilibrio dell’istituto spezzino e, più in generale, del sistema penitenziario ligure. Da qui la richiesta di interventi urgenti e strutturali: investimenti sulla sicurezza, rafforzamento degli organici – attualmente sottodimensionati – e definizione di protocolli chiari per la gestione dei detenuti più problematici. “Senza interventi strutturali e una guida ferma, il sistema penitenziario rischia il collasso definitivo – conclude Pagani –. Le istituzioni non possono continuare a ignorare il grido d’allarme che arriva dai reparti”.

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