Dal Fossati alla Lapponia per studiare design. Remondini: “Il freddo è una fonte di ispirazione”

A Rovaniemi, nella Lapponia finlandese, a qualche chilometro dalla casa di Babbo Natale, il termometro scende spesso sotto i -17º, con picchi che quest’anno sono arrivati a sfiorare la tacca dei -37º. Un luogo di aurore boreali, saune, paesaggi incantati, più vicino alle favole che alle passerelle. È qui che Silvia Remondini, originaria di Monti di Licciana Nardi, ha scelto di perfezionare il suo percorso nel mondo del fashion design. “Ho sempre avuto la passione per i vestiti sin da piccola – ricorda Remondini –. Mi piaceva soprattutto disegnarli e progettarli. Mia nonna materna era sarta, e l’ho sempre vista realizzare abiti per me e mia cugina: credo mi abbia trasmesso un po’ della sua passione”.

Diploma all’istituto Fossati, indirizzo grafica e comunicazione; laurea in Fashion Design all’Accademia Italiana di Firenze; Master in Fashion Design & Business a Milano all’Istituto Internazionale Raffles; poi l’accesso al corso magistrale Design for the fashion system del Politecnico di Milano, conosciuto a livello globale soprattutto per l’architettura e il design industriale, ma che offre anche uno dei corsi di fashion design più rinomati (e selettivi) del panorama internazionale.

“Non so perché mi abbiano scelta!”, si schermisce Remondini. Ragionevole pensare che abbia colpito il suo portfolio, le sue creazioni per le sfilate di fine corso. Parole chiavi: riutilizzo creativo e sostenibilità. “Tra le soddisfazioni più significative della mia carriera c’è il progetto finale del Master che ho concluso nel 2023. Ho sviluppato un capo upcycling partendo da giacche a vento sportive dismesse, lavorando su destrutturazione e ricostruzione. Il progetto prende spunto dall’arrampicata urbana e si concentra sulla tridimensionalità e sull’espansione del volume sul corpo. Ho trasformato elementi performativi in struttura formale, spostandoli dal contesto funzionale a una dimensione più scultorea. È un lavoro che sintetizza bene il mio approccio: ricerca sui materiali esistenti, attenzione alla costruzione e dialogo tra funzione e linguaggio”.

Una creazione di Silvia Remondini. Palazzo Serbelloni, Milano, progetto di fine Master. Foto di Daniele Notaro e modello Giorgio Garcia

 

E ora l’Erasmus. Come nasce la scelta di partire per Rovaniemi?

“Nasce principalmente dal mio amore per il clima invernale e per la neve. Inoltre, l’approccio finlandese alla sostenibilità e al design, non solo estetico ma anche funzionale, pensato per le basse temperature, offre aspetti che ho sempre voluto approfondire”.

 

Che differenze hai riscontrato Silvia tra il design italiano e quello finlandese?

“Secondo me la differenza principale è che qui il design è molto più semplice e, in un certo senso, più ‘freddo’ rispetto a quello italiano. Il clima d’altronde influenza molto le scelte: si tende a privilegiare materiali caldi e funzionali. Un’altra cosa che mi ha colpita è che il design, qui, è davvero ovunque. C’è una sorta di ‘consapevolezza del design’ che in Italia manca: c’è una forte consapevolezza del design nella vita quotidiana e puoi trovare e comprare oggetti di designer finlandesi, anche al supermercato”.

 

Un modus vivendi che è anche urbano: Rovaniemi è risorta dalle macerie della seconda guerra mondiale grazie all’apporto dei più innovativi architetti finlandesi, primo fra tutti Alvar Aalto. Buio, distanza, lingua, storia: com’è cambiata la tua visione creativa nell’incontro con la Lapponia?

“Le latitudini non intaccano il processo creativo, anzi. Passati i primi giorni il corpo è già abituato al clima e ai ritmi artici. Cambia forse il punto di vista: si presta più attenzione alla funzionalità e ai materiali. A volte il freddo diventa una vera fonte d’ispirazione. Qui, per ovvi motivi legati al clima e all’ambiente, si sviluppa inevitabilmente una forte attenzione alla funzionalità di un capo. Questo mi ha portato a guardare la moda in modo diverso, considerando con più consapevolezza il rapporto tra estetica e performance”.

Silvia Remondini

 

Da dove trai la tua ispirazione?

“Per me l’ispirazione non è una ricerca attiva, ma una conseguenza. Fotografo molto, osservo, mi incuriosiscono ambiti diversi tra loro. Tutto quello che mi colpisce visivamente o emotivamente sedimenta, e poi ritorna nel mio lavoro in modo naturale”.

 

C’è un artista a cui tendi?

“Non ho un artista o designer di riferimento. Ci sono figure che considero importanti nel panorama contemporaneo, come John Galliano, Virgil Abloh, Alessandro Michele e tanti altri. Più che ispirarmi a una persona specifica, mi interessa osservare approcci diversi alla progettazione, alla costruzione dell’immaginario e alla ricerca sui materiali. Anche l’arte e la storia dell’arte fanno parte del mio background visivo e a volte entrano nel processo in modo naturale”.

Silvia Remondini

 

 

Perché hai spostato il tuo interesse sull’abbigliamento tecnico e sportivo?

“Non è una questione di ambito sportivo, ma di progettazione. Mi interessa la costruzione del capo performativo: lo studio dei volumi, la stratificazione, le cuciture termosaldate, i materiali tecnici, la precisione dei dettagli e delle specifiche funzionali. In questi capi ogni elemento risponde a una necessità concreta, e questo livello di progettazione mi affascina molto. Allo stesso tempo, il mio interesse per la moda è trasversale. Mi muovo con la stessa curiosità tra tecnico e prêt-à-porter, osservando come funzione, forma ed estetica possano dialogare in modi diversi”.

 

In cosa ti ha sorpresa sinora la Finlandia?

“Molti pensano che sia un posto un po’ ‘depressivo’, soprattutto per le tante ore di buio in inverno. In realtà per me è stato l’opposto. È vero che la luce cambia molto durante l’anno, ma c’è così tanto da fare, da scoprire e da vivere che è difficile lasciarsi prendere dalla tristezza. Ho trovato un’energia diversa, più silenziosa forse, ma molto presente. Una cosa che mi ha colpita è che qui quasi tutti lavorano a maglia o fanno uncinetto, è un’abitudine quotidiana. Ho deciso di imparare anch’io e mi sta piacendo molto. Non so se entrerà nei miei progetti futuri, ma è un gesto che trovo molto coerente con questa cultura. E la cosa curiosa è che i gomitoli di lana si trovano persino al supermercato”.

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