Un’altra emergenza geopolitica colpisce l’economia portuale spezzina. Il recente conflitto che ha colpito L’Iran, i Paesi del Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz ha gettato benzina sul fuoco dell’instabilità, colpendo il cuore pulsante del commercio mondiale.
“Lo Stretto di Hormuz non è solo una via di passaggio: è la porta d’accesso tra Asia, Europa e Stati Uniti per il trasporto di petrolio e merci. Basta una scintilla di tensione perché l’intero equilibrio delle catene di approvvigionamento globali sia messo seriamente in discussione. L’aumento delle tensioni ha reso le rotte marittime particolarmente rischiose: ora sono comuni sia deviazioni obbligate che ritardi difficili da prevedere, con costi di trasporto in continuo aumento”. A lanciare l’allarme è Salvatore Avena, segretario delle Associazioni del porto, mettendo in guardia rispetto alla necessità sempre più pressante di mettere in sicurezza uno dei comparti strategici dell’economia di un Paese che vive di import ed export.
“Gli operatori devono rivedere i loro percorsi, affrontando tempi di consegna più lunghi e una minore efficienza nei principali hub. Inoltre, l’instabilità dei prezzi dell’energia pesa notevolmente sulle spese per il trasporto e sulle strategie di stoccaggio delle materie prime. Anche la Borsa sta già mostrando segnali in questa direzione. Le economie occidentali, legate a doppio filo alle importazioni energetiche e ai flussi di merci provenienti dall’Asia, si trovano nel mezzo tra incertezza e rallentamento produttivo. Il Mediterraneo, da sempre crocevia tra Asia ed Europa, rischia un drastico calo dei volumi commerciali, mettendo in crisi la competitività e costringendo le aziende europee a ripensare radicalmente le proprie strategie di approvvigionamento. L’Italia, forte di una posizione strategica e di porti fondamentali per il Mediterraneo, si ritrova in prima linea, più esposta che mai. Da un lato – spiega Avena – dovrà fronteggiare le interruzioni dirette delle rotte asiatiche, dall’altro subisce già le onde d’urto di una crisi che minaccia l’economia nazionale. La dipendenza dal petrolio e dalle materie prime che attraversano il Canale di Suez e il Mediterraneo orientale rischia di mettere in ginocchio il sistema logistico nazionale, sottoponendo a forte stress infrastrutture portuali e snodi intermodali. Gli analisti lanciano l’allarme: i dati che emergono per il breve e medio periodo sono tutt’altro che rassicuranti”.
Scenari già visti nel recente passato con il blocco di Suez provocato dall’incagliamento della Ever Given e per la crisi provocata dai lanci dei missili dei ribelli Huthi nel Mar Rosso, ma che comunque nessuno voleva tornare a sperimentare. Anche perché l’incertezza, oltre a essere un concetto assoluto che frena l’economia, riguarda anche la durata di questa ennesima emergenza.
“Nel breve termine, la sospensione delle coperture assicurative nel Golfo Persico paralizzerà numerose spedizioni, facendo crollare del 40-50% il traffico nello Stretto di Hormuz e spingendo verso l’alto i prezzi di petrolio e gas. L’impatto si propagherà inevitabilmente lungo tutta la filiera logistica, mettendo a dura prova il settore industriale. Intanto – illustra Avena, facendo un quadro a tinte fosche – le compagnie marittime hanno già annunciato un war risk surcharge letteralmente un sovrapprezzo per rischio guerra: in sostanza maggiori costi sulla merce! Nel medio periodo, lo scenario non è più roseo: molte compagnie preferiranno circumnavigare l’Africa, allungando di 10-15 giorni i tempi di viaggio tra Asia e Mediterraneo. Un vero salasso in termini di costi e ritardi, che penalizzerà soprattutto le imprese italiane importatrici ed esportatrici. La dipendenza dalla logistica “just-in-time” via Suez a cui sono legati i Paesi del mediterraneo, rischia di favorire i porti di Nord Africa e Spagna a discapito di quelli italiani, come La Spezia, che potrebbero trovarsi alle prese con arrivi irregolari e una pianificazione dei trasporti intermodali sempre più complessa”.
Per questo Avena propone un cambio di paradigma, uno scatto in avanti che possa mettere maggiormente al sicuro il sistema portuale e logistico italiano. “Quella che abbiamo davanti non è solo una crisi dei trasporti marittimi: è una sfida cruciale che investe logistica, energia ed economia globale. Per l’Italia, la risposta non può che essere rapida e visionaria: serve un rinnovamento radicale dei sistemi portuali, il coraggio di intraprendere strategie innovative e la capacità di adottare una visione integrata, per cavalcare i nuovi equilibri internazionali e non esserne travolti. Ormai abbiamo capito che la logistica e la portualità sono i settori economici, più di altri, che devono avere la capacità di anticipare i tempi e gestire i cambiamenti in modo repentino, insomma essere resilienti ma allo stesso tempo non perdere fattori di competitività. Abbiamo già perso molto tempo a ragionare su questioni spesso marginali c’è bisogno che il nostro Paese sia consapevole che dai porti e dalla logistica passano lo sviluppo e la crescita dell’economia italiana. Per vincere questa sfida storica, l’Italia deve introdurre una strategia lungimirante, rafforzando il sistema portuale e logistico nazionale con investimenti mirati. Occorre favorire una maggiore integrazione tra porti e retroporti, gestire le emergenze con l’innovazione tecnologica e abbracciare una visione sistemica che superi la tradizionale concezione del porto come semplice punto di transito. Solo così – conclude Avena – sarà possibile mantenere competitività, assicurare la continuità operativa anche nei momenti peggiori e difendere gli interessi nazionali in uno scenario internazionale dove oggi chi si ferma è perduto”.