Un paesaggio che non è soltanto una meraviglia da ammirare, ma il risultato di secoli di lavoro, fatica e conoscenze tramandate di generazione in generazione. Oltre ogni retorica iconologia, i terrazzamenti sostenuti dai muretti a secco sono opera monumentale realizzata pietra dopo pietra, che ha permesso alla viticoltura di conquistare pendii ripidi e difficili, trasformando la montagna in un mosaico di vigneti e coltivi. Un patrimonio che oggi pone una domanda sempre più urgente: chi continuerà a prendersene cura? È da questa consapevolezza che nasce “Radici e Mestieri – Artigiani della pietra e custodi della terra”, l’iniziativa in programma domenica 25 ottobre 2026, dalle 14, al Castello di Riomaggiore. L’appuntamento, promosso nell’ambito delle attività di ITLA Italia APS, associazione impegnata nella tutela del paesaggio terrazzato, si propone di mettere in dialogo chi costruisce e ripara i muri in pietra a secco e chi, ogni giorno, coltiva la terra.
Il momento centrale sarà la prima tavola rotonda regionale tra operatori della pietra a secco e viticoltori delle Cinque Terre: un’occasione di confronto tra competenze che, pur lavorando sullo stesso territorio, sono spesso chiamate a confrontarsi separatamente con problemi comuni. La manutenzione dei terrazzamenti, il recupero dei muri, la trasmissione delle tecniche tradizionali e la continuità dell’attività agricola sono infatti aspetti strettamente legati alla conservazione del paesaggio. I muretti a secco sono strutture essenziali per rendere coltivabili i versanti, sostenere i terreni e contribuire alla gestione delle acque piovane. La loro manutenzione richiede conoscenze specifiche, esperienza e un lavoro paziente, che non può essere improvvisato. Quando vengono abbandonati o non sono più adeguatamente curati, a essere compromessa non è soltanto la bellezza del panorama, ma anche la stabilità di un sistema agricolo e territoriale costruito nel corso dei secoli.
Il rischio insomma è che, insieme ai muri, si perda anche il sapere necessario a ricostruirli. Per questo il dialogo tra artigiani della pietra e viticoltori assume un significato che va oltre la dimensione tecnica: significa riconoscere il valore di mestieri fondamentali per la vita del territorio e interrogarsi sulle condizioni necessarie affinché possano continuare a essere praticati e trasmessi. Il programma prevede interventi, proiezioni e dibattiti aperti al pubblico, con l’obiettivo di affrontare i temi della tutela e della valorizzazione del paesaggio terrazzato ligure insieme a chi se ne occupa concretamente. Un confronto che guarda alle criticità del presente, ma anche alle possibilità di collaborazione tra competenze artigiane, mondo agricolo, associazioni e istituzioni. L’iniziativa si svolge con il patrocinio del Parco nazionale delle Cinque Terre e del Comune di Riomaggiore, in collaborazione con l’Associazione Viticoltori Cinque Terre e con le realtà associative Sassi e non solo APS, Pietre Parlanti APS e Tuquoque.
Il ricordo dell’alluvione del 25 ottobre 2011.
La scelta della data porta con sé anche un significato particolare. Il 25 ottobre ricorre infatti il quindicesimo anniversario della devastante alluvione del 2011, che colpì duramente la Liguria orientale e la Lunigiana, lasciando ferite profonde nei paesi e nei territori di questa parte della regione. Ricordare quella giornata significa anche riflettere sulla fragilità del territorio e sull’importanza della prevenzione, della cura dei versanti e della manutenzione del paesaggio. Senza attribuire ai terrazzamenti la capacità di scongiurare eventi meteorologici estremi, la loro corretta gestione resta una componente importante dell’attenzione che questi ambienti richiedono. A Riomaggiore, dunque, la giornata vuole unire memoria e futuro: da una parte il ricordo di una tragedia che ha segnato profondamente il territorio, dall’altra la necessità di valorizzare le competenze e il lavoro quotidiano di chi contribuisce a mantenerlo vivo. Perché il paesaggio delle Cinque Terre non è un fondale immobile, ma un equilibrio costruito dall’uomo e affidato alla responsabilità delle generazioni presenti. E conservarlo significa non soltanto proteggerne l’immagine, ma continuare a coltivare la terra, riparare le pietre e trasmettere quei saperi che hanno reso unico questo angolo di Liguria.
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