“La “primavera in mare” è iniziata, ma le notizie in mare non sono buone. Il degrado della possibilità per i locali di usufruire con soddisfazione del mare che vedono dalla finestra, o che ritrovano ad un passo da casa, e ancor di più il degrado del mare stesso, procede ineluttabile ed incontrastato”. Con l’avvicinarsi dell’avvio della stagione estiva la Comunità marinara delle Cinque Terre ritorna a porre l’accento sulle questioni che riguardano la fruibilità e la tutela del mare e della comunità compresi tra Riomaggiore e Monterosso.
“Eppure le premesse per non cadere in questo triste andazzo – proseguono dalla Comunità marinara – erano scritte nel decreto ministeriale istitutivo del 9 novembre 2004 dove le finalità dell’Area marina protetta (tra le altre) erano “la tutela e la valorizzazione delle caratteristiche naturali, chimiche, fisiche e della biodiversità marina e costiera, anche attraverso interventi di recupero ambientale” e anche “la promozione dello sviluppo sostenibile dell’area, con particolare riguardo alla valorizzazione delle attività tradizionali, delle culture locali, del turismo ecocompatibile e alla fruizione da parte delle categorie socialmente sensibili”.
Sono le giuste adeguate finalità di una area marina protetta, dove ci sono (o almeno si progettano realmente) i depuratori – di quelli che l’acqua che ne esce la puoi usare in agricoltura -, dove il traffico marittimo di linea non ha gli effetti sulla fauna marina ampiamente dimostrati dagli studi dello stesso Ente gestore, dove non ci sono incalzanti attracchi estivi autorizzati di navi da oltre 600 persone che si perpetuano incessanti, dove non ci sono in poco più di un miglio centinaia di natanti con noleggio autorizzati dell’Ente gestore che navigano a qualunque distanza da riva ad ogni ora, dove non si vedono mai pescatori sportivi non autorizzati pescare nell’Area protetta.
Ma si sa il mare davanti alle Cinque Terre, è un mondo straordinario, il mondo dell’incontrario, dove queste cose in realtà accadono, tutte le estati, sempre in maggior misura; si spera annualmente di aver toccato o di intravvedere il fondo (non quello del mare), ma non è così, forse arriveranno situazioni ancora peggiori, arriveremo all’umiliazione”, aggiungono critici dall’associazione.
“Dalla stampa apprendiamo che saranno fatti entrare altri natanti degli Ncc nelle nostre piccolissime marine, motoscafi e i gommoni che vengono dalla Spezia, non residenti effettivi, o da più lontano, non importa da dove, qui vanno bene tutti, non dobbiamo essere isolazionisti – ironizzano dalla Comunità marinara delle Cinque Terre -. Entreranno con i loro enormi motori, spingendo, rumoreggiando, spostando e urtando imperiosi le nostre barchette, con i loro fumi fastidiosi, a volte con trionfante musica, aspetteranno in banchina i loro clienti scesi a terra con il cavo di prora legato dove i regolamenti non lo permettono: loro devono lavorare”.
Nel mirino, oltre ai comportamenti dei singoli, c’è anche il tema della rappresentatività delle associazioni di categoria, voce protagonista del dibattito sul tema delle graduatorie per l’accesso all’Amp: “Non c’è che dire (legittimamente) le potentissime associazioni nazionali spezzine di categoria (quanti associati locali hanno?) tutelano i loro iscritti e operano con successo per influenzare unicamente in quel senso amministrazioni ed enti; gli interessi economici vanno tutelati, i paesi ridotti a irrilevante terra di conquista, quello che accade qui un insignificante effetto collaterale. Da queste parte siamo poco avvezzi a manifestazioni con cartelli e fischietti, crediamo e promuoviamo il confronto ma se continuiamo ad essere ignorati, qualcosa andrà fatto.
Come abbiamo cercato le finalità dell’Area marina protetta, quelle norme che che dovrebbero essere attuate dall’Ente gestore (il Parco), abbiamo cercato anche quelle delle amministrazioni comunali, competenti sulle marine, e le abbiamo ritrovate nella legge quadro degli Enti locali, il DL 267/2000 che recita: “Il Comune è l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo”.
Ora ci domandiamo, increduli, se quelle notizie sulla stampa sono corrette: far entrare ancora altri motoscafi e gommoni o scavi vari o altri scafi di noleggiatori non residenti effettivi nei cinque paesi, nelle piccole anguste affollate marina dei paesi delle Cinque Terre è negli interessi della comunità locale?”.
“Speriamo – concludono dalla Comunità marinara delle Cinque Terre – che quelle notizie siano errate, ma se questa roba è vera, chiediamo a chi di competenza, le amministrazioni comunali, almeno su questo, di non cedere tra qualche giorno o qualche mese alle sirene spezzine, chiediamo di lasciarci almeno l’illusione che già ora abbiamo toccato il fondo del barile”.