Cinquant’anni fa, esattamente il 19 marzo 1976, La Spezia ascoltava per la prima volta un suono nuovo, liberatorio, e non avrebbe più smesso di ricordarlo. Era la nascita di Radio Spezia, la prima radio libera della provincia, un piccolo miracolo fatto di valvole, vinili e sogni di giovani pionieri.
A raccontarlo è Edo Tosi, tra i protagonisti di quell’avventura: “18 marzo 1976. Un giovedì pomeriggio come tanti altri, per il resto del mondo. Ma non per noi. Eravamo alla Lizza, sulle alture che guardano La Spezia, dove il mare sembra un riflesso lontano e il vento porta l’odore delle cose che stanno per nascere. Una casetta minuscola, due stanze appena. In una avremmo registrato i nostri sogni; nell’altra, avremmo provato a raccontarli in diretta”.
La prima trasmissione ufficiale andò in onda il 19 marzo 1976 alle 10.00 con “Ride My See-Saw” dei Moody Blues. Una giornata di sole, un’emozione elettrica, il timore e l’entusiasmo di chi sta per dare voce a un’idea un po’ folle: “Non ero più io, ero una voce che parlava ad altre voci”, ricorda Tosi, evocando la magia di un’avventura durata tredici anni ma che ancora oggi vive nella memoria di chi ne ha fatto parte.
Radio Spezia nacque in un bilocale di Fabiano Alto. In pochi metri quadrati si concentrava tutto: uno studio di registrazione, un piccolo mixer, due giradischi, microfoni e un registratore che poteva anche diventare studio mobile. Inizialmente le trasmissioni erano concertate dalle 6.30 alle 24, ma qualche mese dopo, con l’avvio delle trasmissioni stereo si arrivò a coprire tutte le 24 ore.
Nel corso degli anni la sede si trasferì in Piazza Cavour 32, con studi insonorizzati, centralino, archivio, redazione giornalistica e un’ampia raccolta musicale. La radio raggiungeva tutto il Tigullio e l’alta Toscana grazie a due ripetitori, e il nome mutò in Primaradio.
All’emittente passarono decine di voci che poi sarebbero diventate protagoniste della vita culturale e giornalistica della città. Tra i giornalisti e speaker si ricordano Gino Patroni, Adriano Cuffini, Edo Tosi, Roberto Quber, Filippo Paganini, Patrizia Bertozzi, Emanuela Castellini, Antonio Benedetto, Rosella Latella, in arte “Lella Elle”, Massimo Baldino, i fratelli Marcello e Giampaolo Baldini e molti altri. Ogni programma aveva una propria identità: dallo spazio jazz di Tony Parisi, ai programmi teatrali di Alberto Cariola e Gianni Bologna, fino alle rubriche culturali e vernacolari di Giancarlo Rosi e Piergiorgio Cavallini.
L’emittente era pionieristica anche sul piano tecnico: ogni speaker doveva sapersi destreggiare tra microfoni, nastri, giradischi e centralino. Roberto Guidarini, in arte “Bady Bady”, ricorda le dirette memorabili, i programmi inventati sul momento, le parodie e persino le “invasioni aliene” raccontate dal microfono, che trasformavano le alture spezzine in un set cinematografico dal vivo.
Radio Spezia si affermò come una voce libera, generalista, apolitica e culturalmente ambiziosa. Pur con pochi mezzi e tanta inventiva, seppe diventare punto di riferimento per la città, creando sinergie con testate giornalistiche e dando spazio alla musica, alla cultura e all’informazione giovanile. “Eravamo gli americani che arrivavano a liberare l’Italia”, ricorda Guidarini, “e lanciavamo sogni e idee nell’etere”.
Oggi, a distanza di mezzo secolo, Radio Spezia non esiste più. Ma i suoi effetti permangono: le voci di ieri hanno formato giornalisti, tecnici e operatori culturali che ancora raccontano la città. Cinquant’anni dopo, l’emozione di quella prima onda radiofonica continua a risuonare: la Lizza, il mare e i tetti della Spezia restano testimoni di un sogno diventato realtà, capace di trasformare un gruppo di ragazzi in pionieri dell’informazione libera.