Chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Porto Venere Matteo Cozzani con l’accusa di corruzione elettorale con aggravante mafiosa

La Procura di Genova ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Porto Venere Matteo Cozzani e altre  persone accusate di voto di scambio nel secondo filone della maxi inchiesta su corruzione e scambi elettorali esplosa il 7 maggio 2024. Dopo i patteggiamenti per corruzione di Giovanni Toti, Aldo Spinelli, Paolo Signorini e, successivamente, degli imprenditori Alberto Amico, Francesco Moncada e Mauro Vianello nell’ambito del primo troncone, il procuratore aggiunto Federico Manotti e il sostituto Luca Monteverde avevano chiuso le indagini per gli altri indagati.
Su diciannove persone raggiunte dagli avvisi, solo una ha chiesto la messa alla prova, che dovrà ora essere valutata dal giudice. L’udienza preliminare non è stata ancora fissata ma dovrebbe svolgersi a febbraio davanti al giudice Giorgio Morando.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Matteo Cozzani, coordinatore nel 2020 della campagna elettorale per le regionali della lista “Cambiamo con Toti Presidente”, avrebbe stretto rapporti con esponenti della comunità siciliana dei riesini a Genova per convogliare centinaia di voti alla lista del governatore in cambio di promesse di lavoro e assegnazioni di alloggi popolari. Per Cozzani, per i gemelli Arturo e Angelo Testa e per l’ex sindacalista Venanzio Maurici la Procura contesta la corruzione elettorale aggravata dall’aver agevolato Cosa Nostra.

Per Cozzani restano aperti anche gli addebiti del primo filone, relativi alla corruzione per cui Toti, Moncada e Amico hanno già patteggiato. Le contestazioni riguardano l’accelerazione di pratiche per l’apertura del nuovo supermercato Esselunga a Sestri Ponente, gli spot elettorali della lista Toti alle comunali del 2022 e, in cambio di agevolazioni, i versamenti per 175 mila euro alla lista del governatore. Per questi fatti Toti ha patteggiato due anni e tre mesi convertiti in circa 1.700 ore di lavori socialmente utili; Moncada, ex membro del cda di Esselunga, ha ottenuto un anno sostituito con una pena pecuniaria di 200mila euro, oltre alla restituzione di 10mila euro e al risarcimento di 50mila euro alla Regione; Amico ha concordato un anno e due mesi e un risarcimento di 100mila euro, oltre alla restituzione di circa 90mila euro.

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