CasaPound in piazza e nuove scritte in centro: gli antifascisti spezzini convocano una giornata di mobilitazione a gennaio

Col ritorno della polarizzazione politica, i muri della città sono tornati a essere pagine per scarabocchi e messaggi di questa o quella fazione, per la gioia dei proprietari. Se alcuni anni fa il disinteresse generale per la politica aveva favorito la comparsa di murales e frasi capaci di strappare un sorriso, oggi si assiste nuovamente al ping pong tra estremismi, con una prevalenza di quello di destra proporzionale allo spostamento dell’arco parlamentare e dell’amministrazione cittadina.

Nelle ultime notti, in particolare, la grafomania di certe frange ha avuto la meglio sulla voglia di decoro urbano e in Via del Prione e in alcune traverse sono comparsi simboli e sigle tracciati con l’immancabile spray. All’altezza delle vetrine del punto vendita Carla Dorgia, dove in passato non erano mancati scambi di vedute via bomboletta, sono apparse svastiche, acronimi contro le forze dell’ordine e un secco “Pro Pal al rogo”. Alcuni locali della zona hanno segnalato di aver trovato al mattino gli adesivi di organizzazioni antifasciste staccati e gettati via, mentre poco distante è comparsa la sigla B/S, riconducibile a Blocco studentesco, associazione studentesca di ispirazione neofascista.

Episodi che giungono a pochi giorni di distanza dalla seconda manifestazione di CasaPound in città nel giro di sette mesi, andata in scena sabato scorso e capace di far insorgere tutte le forze politiche di centrosinistra. Simbologie e messaggi con cui l’estrema destra intende rivendicare e sottolineare lo spazio, politico e non solo, guadagnato negli ultimi anni alla Spezia.

Immediata la risposta delle forze di sinistra, che, condannando “la manifestazione razzista e fascista dei giorni scorsi”, chiamano la città a una grande mobilitazione per il 23 gennaio 2026.

“La grande manifestazione antifascista del 17 maggio ha mostrato con chiarezza la natura costituzionale, democratica, antifascista e antirazzista della città della Spezia. Al contrario, la presenza di poche decine di neofascisti di CasaPound lo scorso 6 dicembre ha confermato il totale isolamento di questa organizzazione e di chi ancora la sostiene. Le libertà di manifestazione del pensiero e di riunione, frutto della vittoriosa lotta di liberazione dal fascismo, restano pilastri della nostra democrazia; ma sono libertà che trovano limiti precisi nella Costituzione, permeata di antifascismo. La XII disposizione transitoria vieta la riorganizzazione, sotto qualunque forma, del disciolto partito fascista, mentre le leggi Scelba e Mancino puniscono l’apologia del fascismo, l’istigazione al razzismo e l’organizzazione di iniziative che richiamino simboli, gesti o comportamenti di natura fascista”.

“Il 17 maggio 2025, sotto gli occhi dell’intera città, la manifestazione di CasaPound ha esibito saluti romani e il canto di “Me ne frego”. Ci chiediamo, e lo chiediamo pubblicamente: le forze dell’ordine hanno trasmesso quelle immagini alla magistratura? Sono stati avviati gli accertamenti necessari? E soprattutto: cos’altro serve per riconoscere, senza più tentennamenti, che si tratta di un’organizzazione di chiara matrice fascista? Ancor più grave – affermano La Spezia antifascista, Insieme per la Costituzione, Ora e sempre Resistenza e le altre associazioni e partiti antifascisti – è quanto accaduto il 6 dicembre. Le forze dell’ordine hanno negato fino all’ultimo l’esistenza dell’iniziativa e l’hanno di fatto nascosta alla città, impedendo un’informazione tempestiva e trasparente. La scelta di mantenere segreta una manifestazione di natura neofascista incrina il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadinanza, perché sottrae al confronto democratico un evento che, per storia e principi, avrebbe richiesto massima vigilanza. Non è comprensibile come si sia potuto autorizzare un’iniziativa di una forza già protagonista di comportamenti violenti e già responsabile di apologia del fascismo, e allo stesso tempo negarne l’esistenza fino a poche ore dal suo svolgimento, evitando ogni comunicazione al tessuto democratico della città”.

Per queste ragioni La Spezia antifascista richiede formalmente un incontro con il Prefetto. “Vogliamo conoscere in modo puntuale quali siano state le valutazioni, quali elementi abbiano portato a una gestione tanto opaca e quali misure si intendano adottare affinché mai più la città venga tenuta all’oscuro di iniziative che ledono lo spirito della Costituzione. Sappiamo bene che la questione non riguarda solo la dimensione locale, ma chiama in causa lo Stato nel suo complesso. La natura reale di CasaPound è confermata dai fatti. Proprio ieri sono stati condannati in primo grado quattro militanti torinesi, ritenuti responsabili dell’aggressione al giornalista de La Stampa, Andrea Joly, avvenuta nel luglio 2024. Un’aggressione che il presidente della Repubblica definì “un atto eversivo contro la Repubblica”. Se è vero, come testimoniano gli atti giudiziari e come mostrano gli episodi noti, che CasaPound utilizza la violenza come strumento di lotta politica, allora il Governo non può continuare a ignorare la questione. È legittimo chiedersi perché non si proceda allo scioglimento dell’organizzazione e come possa lo stesso Governo parlare di legalità mentre dal 2003 consente che uno stabile del Comune di Roma sia occupato e utilizzato come sede centrale da un gruppo neofascista senza che il ministro dell’Interno muova un dito. Rivendichiamo con forza uno Stato pienamente antifascista, coerente con la propria Costituzione e con la propria storia. Non può esserci neutralità quando in gioco c’è la difesa dell’ordine democratico. È tempo di dire basta al doppiopesismo e alla tolleranza a senso unico nei confronti di organizzazioni che negano apertamente i valori fondativi della Repubblica”.

Il mondo dell’antifascismo spezzino chiama quindi l’intera città “alle due grandi giornate di mobilitazione del 23 e 24 gennaio 2026, nelle quali ricorderemo la strage squadrista del 22-23 gennaio 1923, l’epica battaglia partigiana del Gottero iniziata il 20 gennaio 1945 e la costituzione del Comitato Unitario della Resistenza avvenuta il 24 gennaio 1972. Sarà l’occasione per riaffermare la necessità della massima vigilanza, per rilanciare un antifascismo rivolto al futuro, fondato sulla pace, sulla giustizia sociale e sull’attuazione piena della Costituzione. La Spezia ha già dimostrato di essere una città profondamente antifascista. Continuerà a farlo, con determinazione e con orgoglio”, conclude la nota.

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