La blue economy continua a trainare l’occupazione nella provincia spezzina, ma restano aperti i nodi su qualità del lavoro, infrastrutture e formazione. È questo il quadro tracciato da Antonio Carro, responsabile della Cisl spezzina, ospite nei giorni scorsi della trasmissione Blue Talk, che andrà in replica questo pomeriggio alle 19 e domenica alle 12.
Secondo Carro, gli indicatori restituiscono un quadro complessivamente positivo: il sistema legato all’economia del mare, dalla portualità alla cantieristica, ha prodotto occupazione e attratto imprese di livello internazionale. “La Blue Economy ha sviluppato attività che generano lavoro, anche di qualità”, spiega, citando tra i protagonisti del comparto realtà come Sanlorenzo e Baglietto.
Accanto alla crescita, però, emergono criticità. Il tema principale riguarda la filiera degli appalti, dove non sempre si riscontrano le stesse condizioni contrattuali e retributive garantite ai dipendenti diretti delle grandi aziende. “Dobbiamo estendere il lavoro di qualità anche lungo tutta la catena produttiva”, sottolinea Carro, richiamando l’attenzione su una platea composta in larga parte da lavoratori stranieri.
Proprio su questo fronte si inserisce il rafforzamento del protocollo contro il caporalato, promosso anche grazie al coinvolgimento della Prefettura, nato in seguito a episodi critici emersi sul territorio. Un’iniziativa che punta a garantire legalità, sicurezza e maggiore consapevolezza dei diritti, in un contesto in cui nella provincia si contano circa 20mila lavoratori stranieri, molti dei quali impiegati nella cantieristica e nelle attività portuali.
Un altro nodo strategico riguarda gli spazi per la nautica da diporto. Il comparto, pur in forte espansione, resta concentrato su pochi grandi player e necessita di nuove aree per consolidarsi. In questo senso, secondo la Cisl, la riconversione delle aree Enel rappresenta un’opportunità cruciale, così come lo sviluppo di altri poli produttivi legati alla difesa e alla logistica, con realtà come Leonardo e Fincantieri.
Il rischio, avverte Carro, è che senza adeguate risposte infrastrutturali e logistiche alcune aziende possano valutare alternative fuori dal territorio. Un’eventualità che avrebbe ricadute pesanti sull’economia locale. Da qui la necessità di accelerare sugli investimenti: oltre 500 milioni tra pubblico e privato sono già previsti sul porto, ma restano decisive alcune opere considerate strategiche.
Tra queste, il potenziamento delle infrastrutture ferroviarie e autostradali, a partire dal raddoppio della Linea Pontremolese, indicata come intervento chiave per migliorare i collegamenti con il Nord Italia. Il porto della Spezia, ricorda Carro, è oggi il secondo porto “core” del Paese e ha raggiunto risultati importanti anche sul fronte dell’intermodalità, con una quota del 35% dei traffici su ferro e l’obiettivo di arrivare al 50%.
Parallelamente, prosegue lo sviluppo delle infrastrutture portuali, dal Terzo Bacino alle aree retroportuali di Santo Stefano, fino alla crescita del traffico crocieristico e al progetto di waterfront, che mira a integrare sempre più il porto con la città.
Infine, il capitolo formazione. Nonostante un tasso di disoccupazione vicino ai livelli fisiologici, attorno al 5%, permane un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. “Le opportunità ci sono, ma servono competenze adeguate”, evidenzia Carro, indicando nella collaborazione tra enti formativi, imprese e sistema produttivo la chiave per trattenere i giovani sul territorio. Un percorso che coinvolge realtà come gli Its e gli enti di formazione locali, chiamati a rispondere anche alle nuove sfide legate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale.
Uno scenario complesso ma ricco di potenzialità, in cui la crescita economica dovrà necessariamente accompagnarsi a qualità del lavoro, inclusione e capacità di programmazione per consolidare il ruolo della Spezia come uno dei principali poli italiani dell’economia del mare.