L’intelligenza artificiale deve rappresentare un’opportunità per migliorare la qualità del lavoro e dei servizi, non un pretesto per ridurre l’occupazione. È questo il messaggio lanciato dalla Slc Cgil della Spezia, che esprime forte preoccupazione per gli effetti dell’introduzione sempre più massiccia di sistemi di automazione e intelligenza artificiale nel settore dei call center. Nel territorio spezzino operano tre call center che impiegano complessivamente circa 400 lavoratrici e lavoratori, una realtà significativa che rischia di essere pesantemente coinvolta da processi di riorganizzazione non governati. “Stiamo assistendo a una trasformazione rapidissima del settore, con chatbot, assistenti virtuali e sistemi automatizzati che sostituiscono attività fino a ieri svolte dalle persone”, dichiarano Laura Scotti, segretaria generale della Slc Cgil della Spezia, e Tiziana Venelli, segretaria di organizzazione. “L’innovazione tecnologica non va ostacolata, ma deve essere governata. Non possiamo accettare che l’intelligenza artificiale diventi uno strumento per giustificare esuberi e precarizzazione del lavoro. L’IA deve essere al servizio delle lavoratrici e dei lavoratori, aiutandoli a svolgere meglio le proprie mansioni, non sostituendoli.”
La Slc Cgil sottolinea come troppo spesso l’introduzione di queste tecnologie avvenga senza un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali, senza percorsi di formazione e riqualificazione professionale e senza garanzie occupazionali per chi rischia di perdere il proprio posto di lavoro. “Per questo sosteniamo con convinzione la mobilitazione nazionale in programma dal 13 al 27 luglio”, proseguono Scotti e Venelli. “Chiediamo al Governo di aprire immediatamente un tavolo permanente con le parti sociali e le aziende del settore per governare l’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione. Servono regole chiare: informazione e confronto sindacale preventivo, investimenti nella formazione e nella riconversione professionale, rafforzamento degli ammortizzatori sociali e strumenti che responsabilizzino le committenze che aumentano i profitti attraverso la sostituzione del lavoro umano con l’automazione. La tecnologia può e deve migliorare l’organizzazione del lavoro, alleggerire le attività più ripetitive e aumentare la qualità dei servizi”, concludono Scotti e Venelli. “Ma il progresso non può essere pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori. L’innovazione deve creare valore condiviso, tutelando l’occupazione, le competenze e la dignità delle persone. È questa la sfida che il Paese deve affrontare”.
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