Calata Paita, gli spezzini scelgono il verde: no al cemento, sì a cultura e tempo libero

La richiesta è chiara: per il futuro di Calata Paita gli spezzini vogliono soprattutto verde, spazi per il tempo libero e aree dedicate alla cultura, mentre respingono nuove cementificazioni e guardano con scarso interesse all’ipotesi di ampliare ulteriormente l’offerta della ristorazione. È quanto emerge dal sondaggio promosso dal Comitato civico Onwatch e presentato mercoledì pomeriggio al Circolo Fantoni, attraverso 141 questionari compilati che delineano un orientamento netto sul destino di una delle aree più strategiche della città.

Entrando nel dettaglio dei risultati, il 76% dei partecipanti ha indicato come prioritaria la presenza di verde e spazi per il tempo libero, mentre il 57% ha espresso una preferenza per aree verdi integrate con strutture destinate alla cultura. Tra le risposte aperte, che rappresentano circa il 10% del totale, sono emerse richieste di spazi accessibili ai disabili e l’invito a prendere esempio da progetti già realizzati con successo in altre città portuali italiane e straniere. Molto più tiepido, invece, l’interesse per la realizzazione di piscine con arenile, fermo al 31%, mentre soltanto il 13% vede positivamente l’aggiunta di nuovi spazi dedicati alla ristorazione. Secondo Onwatch, i dati confermano una diffusa contrarietà a nuove edificazioni e risultano coerenti con l’idea di sviluppo indicata dall’architetto Stefano Boeri durante il festival DePortibus 2024: “Aveva chiaramente indicato: verde e ombra”, spiega il presidente del Comitato Onwatch, Giuliano Leone.

Nel corso dell’incontro il Comitato ha inoltre, ancora una volta, lamentato l’assenza di un confronto pubblico con l’amministrazione comunale sul futuro dell’area, sottolineando come, a suo giudizio, “non emerga ancora una visione chiara” sulla destinazione di Calata Paita una volta restituita alla città. Il sodalizio, attivo ormai da tre anni, chiede quindi che entro la fine dell’anno venga organizzato un momento di confronto aperto con il Comune. Tra gli aspetti evidenziati dal sondaggio anche quello relativo all’informazione dei cittadini. Soltanto il 30% degli intervistati dichiara infatti di conoscere il progetto di urbanizzazione di Calata Paita, una percentuale sensibilmente inferiore rispetto alla conoscenza dei nuovi accosti per le navi da crociera. E proprio il rapporto tra la futura area pubblica e il vicino comparto portuale continua a rappresentare uno dei principali motivi di preoccupazione per il Comitato. Con la realizzazione del nuovo molo gli accosti per le navi da crociera passeranno infatti da due a quattro. Sebbene le nuove infrastrutture siano predisposte per l’alimentazione elettrica da terra, Onwatch ricorda che fino al 2030 non esisterà un obbligo di allaccio per le navi e teme che, in assenza di adeguati accordi tariffari, il sistema di cold ironing possa restare sottoutilizzato per diversi anni: “Se non si arriverà per tempo a un accordo sui piani tariffari delle forniture c’è il rischio che l’uso del cold ironing, dato per pronto assieme al nuovo molo per l’inizio della prossima stagione, rimarrà in sala d’attesa minimo altri quattro anni”, aggiunge Leone.

Da qui la richiesta di controlli rigorosi sulle emissioni delle navi, anche attraverso l’impiego di tecnologie come gli “sniffer drones”, già utilizzati in altri contesti per il monitoraggio degli scarichi. Il Comitato ribadisce inoltre le proprie preoccupazioni per l’impatto ambientale del traffico crocieristico: “Una nave da crociera in banchina brucia ben due  tonnellate/ora di un gasolio per giunta 100 volte superiore in contenuto di zolfo rispetto al gasolio per autotrazione. Facciamoci due conti: in navigazione e in manovra ancora di più, e spesso non nelle migliori condizioni, nonostante  che dal 1° maggio 2025 il Mediterraneo sia entrato nell’area SECA, cioè area a controllo emissioni di zolfo”, si legge nella nota del Comitato. Anche su questo fronte il sondaggio restituisce indicazioni precise: il 91% dei partecipanti individua nelle crociere criticità ambientali rilevanti, mentre il 28% ritiene che il comparto produca benefici economici particolarmente consistenti per la città. Infine, emerge una posizione quasi unanime sul futuro del Molo Italia: il 90% degli intervistati ritiene che l’area debba essere preservata nella sua configurazione attuale, confermando la forte attenzione dei cittadini verso gli spazi pubblici affacciati sul mare.

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