Basi Blu, lunedì sera presidio sotto Palazzo civico: pacifisti e Murati vivi continuano a chiedere un confronto pubblico sul progetto

La sera di lunedì il mondo del pacifismo spezzino e i marolini svolgeranno un presidio sotto Palazzo civico in occasione del consiglio comunale straordinario che vede all’ordine del giorno la discussione di una mozione presentata dall’opposizione in merito agli aggiornamenti e modifiche del progetto Basi Blu.

“Il progetto presentato ormai anni fa (anche da governi diversi da quello attuale) prevede un intervento massiccio e insostenibile in una importante parte del Golfo come quella del Ponente – affermano dalla Rete spezzina Pace e disarmo, dal coordinamento Restiamo umani – Riconvertiamo Seafuture e dai Murati vivi – non prevede interventi di vera bonifica ambientale e non porterà un posto di lavoro in più all’interno dell’arsenale militare”.

Sin dal primo giorno la notizia del progetto Basi Blu, che prevede nuovi moli e nuove infrastrutture a terra, ha suscitato dubbi e richieste di chiarimenti da parte della popolazione e delle forze politiche di opposizione, ma un vero confronto con rappresentanti della Marina militare o del governo non c’è mai stato.
“Da tempo sosteniamo che questo progetto debba essere discusso da tutta la comunità del Golfo e debba coinvolgere tutti i cittadini, che non lo conoscono e quindi non conoscono gli aspetti nefandi sul territorio che questo intervento comporterebbe. Da tempo chiediamo che i Comuni e soprattutto il Comune della Spezia (con quelli di Lerici e Porto Venere) discutano nei propri consigli comunali di tutto questo.
Il risultato è che finora nessun atto concreto è stato fatto dalle giunte comunali delle tre amministrazioni del Golfo.
Sta crescendo in questi giorni una mobilitazione dal basso contro il progetto. La recente e partecipata assemblea popolare a Marola – proseguono pacifisti e marolini – è la dimostrazione che, se coinvolti, i cittadini rispondono. La nostra mobilitazione parte da lontano: sono anni che poniamo all’attenzione cittadina il tema Basi Blu, anche con una raccolta di firme che ha raggiunto il numero di 2.000 sottoscrittori”.

Per questi motivi, Rete spezzina Pace e disarmo, coordinamento Restiamo umani – Riconvertiamo Seafuture e Murati vivi invitano tutti i cittadini del Golfo a partecipare al presidio sotto il palazzo comunale della Spezia alle 20.15, per poi salire nella sala consiliare ad assistere al dibattito sulla mozione presentata.

“Il tema è strategico per la città e comporta problemi di carattere territoriale di fruizione pubblica di beni che sono della collettività, di politiche orientate al sociale, di bonifiche ambientali ma anche soprattutto di un ulteriore militarizzazione del territorio degli spazi a mare che questo progetto comporterà. Per questo è importante la partecipazione di tutti”.

Generico febbraio 2026

Oltre all’invito al presidio sotto Palazzo civico di lunedì 9 febbraio, i promotori della manifestazione propongono anche il documento di sintesi elaborato dai Murati vivi a valle dell’incontro del 18 gennaio. Lo riportiamo di seguito.

“La base della Marina militare, alla Spezia, raddoppia. Non creerà un solo posto di lavoro stabile, alimentando una “monocultura” di economia di guerra, in mano a grandi multinazionali e interessi di pochi. Genererà ulteriori criticità per l’intero golfo in termini di sicurezza , con l’aumento del naviglio militare in relazione all’adeguamento agli standard Nato, e di impatto ambientale, aumentando attività che hanno reso quell’area un disastro ecologico. Nessuna delle tante questioni ambientali verrà sanata, non prevedendo di bonificare dalle sostanze pericolose presenti in un’area fortemente inquinata da discariche e abbandoni. Non c’è l’ombra di una riorganizzazione di enormi aree militari, molte delle quali abbandonate e inutilizzate, che fanno dell’area militare spezzina un dedalo logistico.

Il primo progetto (che sarebbe costato 354 milioni) è raddoppiato a 805 milioni di euro, senza nessun coinvolgimento delle comunità interessate. Questo significa che l’alibi dei progetti immodificabili era una delle tante bugie che i finti rappresentanti dei cittadini usano per tentare di assopire il pensiero critico. Si tratta di soldi pubblici sottratti a reali esigenze sociali e gettati nel calderone militare, sostanziando La Spezia come piazza militare, porta verso missioni discutibili ed eventuali teatri di guerra, tombando totalmente ogni possibilità di demilitarizzazione delle aree inutilizzate e di restituzione alla città .

Di fronte a questo scenario inaccettabile, alla gravità del metodo e del merito, occorre mobilitare la città intera, l’intero golfo spezzino contro queste scelte calate dall’alto, costose, nocive e pericolose.

A una scelta calata dall’alto, inutile e dannosa per la collettività, abbiamo risposto con l’assemblea popolare che si è tenuta a Marola domenica 18 gennaio, e che ha visto un’ampia partecipazione di cittadini, associazioni e movimenti, riappropriandosi di un percorso di democrazia che finora è stata completamente ignorata, esprimendo la necessità di convergere verso una mobilitazione permanente, che parta dal basso; contro l’ipotesi di raddoppio della base tinta di blu; contro la prospettiva di futuro del nostro Golfo imposto dall’alto, che ignora le enormi criticità ambientali presenti (campo in ferro in primis), anzi aggravando radicalmente la situazione. Rispetto della salute, della sicurezza, della popolazione, dell’ambiente e dei lavoratori sono i termini imprescindibili di un percorso che va nella direzione di una mobilitazione permanente contro l’ipotesi di raddoppio della base della Marina militare alla Spezia.

Questo grido non poteva non partire da Marola, MurataViva da 150 anni, e riguarda l’intero golfo. È quindi indispensabile che tutte le associazioni, i movimenti, i cittadini da tempo sono impegnati nel nostro territorio, convergano in un percorso di lotta che traguardi come primo obiettivo una mobilitazione permanente delle nostre comunità, per strutturare una consapevolezza dei rischi che andremo incontro, promuovere proposte di riconversione civile, attraverso formazione, condivisione e partecipazione. Una mobilitazione permanente che vede Marola come luogo simbolo, ma che coinvolga il nostro territorio, l’intero golfo, costruendo relazioni con altre realtà in lotta su questioni simili. Un percorso che deve colmare l’inutilità della sterile delega a una classe dirigente che ha voltato le spalle alla nostra comunità. Una convergenza per costruire una prospettiva di consapevolezza dei rischi che corriamo, dettate da scelte guerrafondaie e affaristiche a cui vogliamo contrapporre una riconversione civile delle aree militari che furono sottratte alle nostre comunità ormai 150 anni fa.

Un percorso di coinvolgimento sociale che sia motore di richieste di civiltà. Un piano reale di bonifica delle aree militari in stato di abbandono, un processo di riorganizzazione, razionalizzazione e di demilitarizzazione che traguardi il recupero sociale, dei beni culturali presenti e dimenticati, la restituzione di spazi alla comunità, per ricostruire un vero e naturale accesso al mare da parte della città, la possibilità e l’occasione di affrontare la crisi economica e sociale su nuovi orizzonti, per ridare alla città la sua storia, la sua dignità”.

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