Bab el-Mandeb, l’altro stretto. Nave Rizzo torna da Aspides: “Abbiamo percepito il cambio di scenario”

Un mese extra di missione per Nave Rizzo, trovatasi a guidare da nave di bandiera la missione europea antiterrorismo Aspides a poche centinaia di miglia dallo Stretto di Hormuz proprio nelle settimane dell’attacco statunitense all’Iran. La guerra decisa dal presidente Donald Trump e dai suoi consiglieri, d’accordo con Israele, ha aperto una crisi mondiale le cui conseguenze geopolitiche si iniziano a valutare in queste ore che seguono la firma di una tregua di sessanta giorni da cui, è opinione comune di tutti gli osservatori, il regime dei pasdaran esce protagonista.

Oggi la fregata della Marina Militare ha fatto rientro alla Spezia, da cui era partita lo scorso gennaio dopo aver scortato 44 navi tra il Canale di Suez e l’Oceano Indiano in chiave anti Huthi, il gruppo yemenita che ha preso di mira alcune delle rotte del commercio mondiale, certamente quelle più importanti per l’Italia. “Non ci sono momenti salienti, abbiamo vissuto al cento per cento tutta la missione. Un’attività intensa, impegnativa da cui portiamo a casa tanti ricordi”, ha detto il capitano di fregata Fabio Laporta, 42enne salentino, dopo aver abbracciato il figlio che lo aspettava sul Molo Varicella della base navale.




Nave Rizzo


 

Uno scenario cambiato repentinamente nel vicino Golfo Persico con i primi bombardamenti su Teheran e la successiva risposta che ha travolto gli emirati degli scintillanti grattacieli e del petrolio da export rimasto bloccato in mare. “Lo abbiamo avvertito in maniera particolare – confessa il comandante del Rizzo -. Nella nostra area gli Huthi hanno mantenuto lo status quo, ma percepivamo il fatto che la situazione dell’area potesse cambiare da un momento all’altro. Avevamo il giusto livello di tensione. Ma l’abbiamo vissuta anche serenamente, sicuri dell’addestramento che avevamo avuto”.




Nave Rizzo e MSC Euribia


 

Tra le attività portate a termine anche la scorta alla nave da crociera MSC Euribia, autorizzata da Teheran ad attraversare lo Stretto di Hormuz in una delle fasi di calo della tensione. “E’ stata una delle poche unità a riuscire ad attraversare Hormuz in quel periodo – spiega l’ufficiale -. L’abbiamo accompagnata attraverso Bab el-Mandeb, poi ha fatto rientro autonomamente attraverso Suez. Da Suez fino a Gibuti abbiamo in seguito accompagnato i nostri cacciamine schierati in pre deployment“. Una staffetta con il Fasan, che ha scortato il Crotone e il Rimini nel Mediterraneo. Ora le due unità sono nell’area con il Montecuccoli. Potrebbero presto entrare in azione per sminare quel tratto di mare improvvisamente diventato il centro della politica mondiale.

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