Si è chiuso con l’archiviazione il procedimento avviato dalla Procura della Spezia sugli undici contratti di collaborazione sottoscritti tra il 2020 e il 2022 dall’ufficio di staff della presidenza del Consiglio regionale della Liguria, quando a ricoprire l’incarico era Gianmarco Medusei. La richiesta di archiviazione della pm Elisa Loris è stata accolta dalla gip Marinella Acerbi, che ha condiviso integralmente le conclusioni della Procura. Il fascicolo era stato aperto a carico di ignoti, con l’ipotesi di peculato, e Medusei non è mai stato formalmente iscritto nel registro degli indagati. Gli accertamenti erano partiti da un esposto anonimo e nel novembre 2024 la Squadra mobile della Spezia aveva acquisito negli uffici della Regione documentazione relativa alle collaborazioni.
Il punto centrale del provvedimento riguarda la normativa regionale che disciplina l’utilizzo delle risorse per le collaborazioni. Secondo la pm Loris, la disciplina è “estremamente generica” e, nel periodo esaminato, soltanto per la presidenza del Consiglio regionale erano stati erogati più di 100mila euro per collaborazioni i cui oggetti, scrive la magistrata, “non paiono ben definibili”. La stessa normativa, però, non richiede una descrizione precisa delle attività oggetto dei contratti. Da qui la conclusione della Procura: non è possibile ipotizzare neppure “astrattamente” il reato di peculato. Nel documento si sottolinea inoltre che non esistono precisi obblighi di rendicontazione e controllo destinati a dimostrare la destinazione delle somme a finalità pubbliche connesse all’attività dell’ufficio di presidenza, al di là della tracciabilità contabile, mentre gli stessi contratti non definiscono in modo puntuale gli oggetti delle collaborazioni né prevedono necessariamente la presenza fisica a Genova.
“L’uso più o meno disinvolto e utile dei fondi pare di fatto rimesso dalla legge regionale all’etica dei singoli e dei vari gruppi”, osserva la pm. Nel provvedimento viene quindi indicata come auspicabile una “normazione secondaria” capace di regolare la materia in maniera più stringente. Il rilievo, dunque, riguarda le caratteristiche della normativa e l’assenza di elementi oggettivi e soggettivi che consentano di configurare il reato ipotizzato, non un accertamento di responsabilità a carico di Medusei, che nel procedimento non era comunque indagato.
La vicenda era emersa pubblicamente a ridosso delle elezioni regionali 2024. All’epoca Medusei, che nel 2020 era stato eletto presidente del Consiglio regionale con la Lega dopo essere stato per anni esponente del partito, aveva da poco aderito a Fratelli d’Italia ed era candidato alla rielezione con la lista di Fratelli d’Italia. Medusei aveva respinto ogni addebito e aveva sostenuto che le collaborazioni fossero state stipulate nel rispetto delle norme, dichiarandosi pronto a fornire ogni chiarimento.
Alle regionali dell’ottobre 2024 Medusei è stato rieletto nella circoscrizione spezzina con 2.758 preferenze. Poi, nel settembre scorso, ha lasciato Fratelli d’Italia per aderire a Futuro Nazionale, entrando poi nel Gruppo misto del Consiglio regionale.
Oggi il consigliere vannacciano affida a un post sui social il racconto dei mesi successivi all’apertura dell’inchiesta: “Ho sofferto molto, soprattutto la mia famiglia, anche perché dopo le elezioni regionali ci sono stati tanti altri articoli e sui social tanti commenti che mi davano praticamente colpevole! Perché poi molti leggono solo i titoli senza leggere l’articolo”. Il consigliere regionale ringrazia quindi la famiglia, i suoi avvocati Fabio Zanelli e Alessandro Civitillo e “tutti gli organi inquirenti e giudicanti che sono sempre stati corretti nei miei confronti”.
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