Anticipazione olimpica per gli studenti del Liceo Leonardo Da Vinci della Lunigiana. Le classi seconde di tutte le sedi sono state accompagnate a Milano dai docenti Nava, Dioguardi e Bertocchi. Seconda Classico di Aulla, seconda Scienze Applicate, seconda Scientifico tradizionale di Villafranca, seconda Scienze Umane e seconda Linguistico di Pontremoli, hanno potuto “vivere la prima” in versione olimpica dell’Arena Santagiulia, dove ieri si è disputata la partita di hockey su ghiaccio femminile Italia-Francia. “Abbiamo anche portato fortuna!”, riferiscono i ragazzi, che sottolineano: “Abbiamo scoperto che l’Italia non aveva mai vinto una gara all’Olimpiade!”. Contro pronostico, le azzurre si sono imposte. Merito dell’arrivo di atlete che hanno militato nei campionati (e nelle nazionali) nordamericane, merito del tifo di casa, merito dell’influsso degli studenti lunigianesi, non è dato sapere. Però quarantacinque liceali lunigianesi sono testimoni consapevoli di un pezzo di storia sportiva. “Non ci dimenticheremo questa giornata”.
Proprio loro, che non sono avvezzi alla neve “qualcuno va a sciare ogni tanto ma non lo fa come agonismo”, dicono. Citano squadre di calcio, meno altri sport. “È stato anche un pretesto per informarci sull’hockey su ghiaccio”, spiega Gregorio, seconda Liceo Classico di Aulla. “Il momento che mi è piaciuto di più è stato quello del fischio iniziale: ad arrivare nell’Arena l’atmosfera era tutta in crescendo, poi dal fischio dell’arbitro è sceso un silenzio assoluto perché la partita non comincia con quel gesto ma comincia con la caduta del disco. Tra il fischio e la caduta del dischetto sono passati quei due tre secondi bellissimi, carichi di sospensione, colmi di aspettative, pieni! Poi scoppiati in un boato con l’inizio dell’azione”. L’Arena che esplode. “Ho riconosciuto il profumo di un fiore che sono abituato a sentire: pratico pallavolo, vado a vedere partite anche in altre discipline nei Palazzetti, riconosco quella fragranza che è poi quella che si ritrova in ogni Palasport. Ma era un profumo molto più forte, molto più grande”.
L’aroma a cinque cerchi, inconfondibile: “Qui ci sono più persone che in ogni partita di campionato, persone di Paesi diversi, atleti di ogni paese. C’erano tantissimi francesi”. La Gazzetta dello Sport scrive di 9356 spettatori sugli spalti. I controlli bloccano bottigliette d’acqua, ombrelli lunghi, cibo da fuori. “Una grande organizzazione. Tutto lo stadio batteva le mani al grido ‘Italia Italia Italia’, abbiamo fatto qualche giro di ola con tutto il palazzetto. Eravamo proprio appiccicati alla pista di gioco: vedere le giocatrici a pochi metri da noi è stato di impatto. Ci eravamo messi d’accordo per portare bandiere tricolore e colorarci il viso. Avevamo anche due cartelli ma… li abbiamo dimenticati in treno”. Sulle gote le parole “Ice out”, anche se, dicono gli studenti, “sapevamo che non ci sarebbero stati gli agenti americani, ne abbiamo discusso in classe e volevamo far arrivare la nostra voce in un consesso ufficiale”. Sono tutti sorridenti, gli occhi radiosi. “L’Arena è vicina alla stazione di Rogoredo, non abbiamo visto cantieri aperti nel breve tragitto. Casomai stencil con loghi olimpici a terra. Poche persone, tranne che nella zona dell’Arena Santagiulia, dove abbiamo trovato anche manifesti. Niente Snoop Dogg o vip, giusto un paio di persone con la divisa verde dello staff. Al ritorno in stazione siamo stati a prendere qualcosa da mangiare in un bar e i baristi ci hanno chietso se eravamo a vedere le Olimpiadi e come ci son sembrate”.
Un tranquillo giovedì di competizioni. Indimenticabile, rimarca Gregorio: “Ci ha sorpreso la velocità dell’hockey su ghiaccio: infatti gli altoparlanti recitavano l’avvertimento di stare attenti ai dischi che potevano uscire dalla pista di ghiaccio e raccomandavano di mantenere sempre l’attenzione rivolta al gioco. Velocità e necessità di incollare gli occhi a ciò che avviene in campo sono le cose più sorprendenti”. E stasera, occhi sulla cerimonia di apertura dei Giochi di Milano Cortina 2026. “Vedere il dischetto che scivola inseguito dalle atlete sui pattini velocissime è un gesto che ispira. Cercheremo per quanto possibile di seguire questa avventura olimpica”.