“Bisogna abbassare i costi, che non significa fare rivoluzioni perché qui ci sono professionisti competenti e seri. Certo tutti devono venire incontro alla società: un 50% lo facciamo noi e un 50% ci pensa la proprietà con la sua forza economica. In quest’ottica chi è disposto a fare un sacrificio rimane, chi non vuole andrà via. Vale anche per i calciatori, che qui hanno vissuto tempi di grandezza che però non ci sono più”. E’ la linea tracciata tra prima e dopo da Guido Angelozzi nella conferenza che lo introduce come nuovo ‘uomo forte’ dello Spezia Calcio. Il ruolo è ufficialmente di direttore sportivo, ma l’occhio del dirigente siciliano si punta sui conti in generale, descrivendo la volontà di avere peso in ogni decisione.
Eppure nel giorno della presentazione della sua terza vita spezzina ci sono segnali distensivi. La chiacchierata a tu per tu con l’amministratore delegato Andrea Gazzoli prima di sedersi in conferenza, la citazione del team manager Lorenzo Ferretti durante il suo discorso. Due figure su cui erano sorti interrogativi in merito alle possibilità di convivenza. L’approccio è morbido, lo sviluppo si vedrà. Per adesso è ancora il tempo delle analisi. “Abbiamo tanti contratti su cui dovremmo lavorare. Lo dico subito: non sono il salvatore della patria. Dobbiamo tornare umili e fare del Picco la nostra forza”.

Nei confronti con Roberts, almeno tre, e in quelli con Stillitano, ben di più, è uscito un piano di massima che è una sorta di New Deal rooseveltiano. Dopotutto la retrocessione in serie C con costi da serie A è davvero un crollo modello 1929 per il mondo Spezia, che dovrà evitare la conseguente ‘grande depressione’. “Cosa mi hanno chiesto? Di fare bene, di tornare sostenibili. Il presidente vuole vincere, ma sa che non è facile e io non sono un mago. Sono un professionista che lavora con dedizione. Primo compito è portare la società in acque finanziarie tranquille, con pazienza. A tutti piace vincere ma servono tempo, unità, lavoro e sacrificio ogni giorno. Però è chiaro che se sono qui è perché sono convinto si possa fare un calcio divertente e vincente”.
Nei prossimi giorni dunque ci sarà l’analisi dei singoli contratti e i conseguenti colloqui con calciatori e procuratori. Per alcuni con mercato in serie maggiori si profila la cessione onerosa. Tra questi sicuramente Hristov, Candela, Antonucci, Cistana, Nagy, Aurelio e Mascardi. In bilico anche Mateju, Ruggero, Adamo, Di Serio e Soleri solo per citare gli stipendi più impattanti. In entrata “non vi aspettate nomi importanti”, ammonisce Angelozzi. Che tuttavia ha l’ambizione di costruire una squadra competitiva da subito. Non un’ammazzacampionato forse, ma neanche una cenerentola.

“Ho già iniziato a guardare i contratti da spalmare e i giocatori nuovi da portare. Porterò altri collaboratori e tanti giovani per fare plusvalenze con il tempo e dare risultati anche in questo senso a Thom. Questo so fare e questo dice la mia storia professionale. Biso e Longo sono stati importanti per me in passato. Quando mi mandarono via da qui nel 2020 avevamo preso sia Gatti che Boloca, che poi furono mandati via insieme a me. Li portammo a Frosinone e poi li ho venduti a 10 e 8 milioni di euro. Lo Spezia dell’anno scorso è costato quattro volte quello che è andato in serie A, sebbene i tempi siano cambiati. La proprietà non ha colpe, è stata un’annata sfortunata”. Parte un lavoro di lungo periodo, testimoniato dal contratto triennale accordato dal club. Non si lascerà nulla al caso. Neanche la cravatta, verde speranza. “Sì, l’ho messa per scaramanzia”.
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