Guido Angelozzi lancia un messaggio chiaro alla piazza spezzina: prima viene la sopravvivenza dello Spezia, poi tutto il resto. È questo il concetto che il direttore dell’area tecnica aquilotta ha ribadito con maggiore forza nel corso della serata di Arcola, dove è stato insignito del premio “Coriolano Perioli”, riconoscimento dedicato allo storico presidente dello Spezia campione d’Italia 1944 con i Vigili del Fuoco della Spezia. Un lungo incontro, condotto dal vicesindaco Gianluca Tinfena, durante il quale Angelozzi ha ripercorso passato, presente e futuro del club bianco, soffermandosi tanto sul ritorno in riva al Golfo quanto sulle difficoltà economiche che oggi condizionano il mercato.
“Quando sono tornato l’ho fatto con amore e affetto, ma ho trovato una situazione drammatica”, ha spiegato senza giri di parole. “Prima di tutto va salvata la società, fatto quello si può pensare ad altro. Non dobbiamo fare stancare Tom Roberts, che ha messo tanti di quei soldi che quasi mi vergogno. Dobbiamo fare un campionato da Spezia, ma con sacrifici da parte di tutti. Alla proprietà bisogna far vedere che questa piazza ha voglia di salvarla e i numeri dei tifosi sono incredibili. Spero di arrivare a seimila abbonamenti”. Un messaggio che ha fatto da filo conduttore a tutta la serata e che spiega anche le difficoltà nel riportare in maglia bianca alcuni protagonisti del recente passato, tra cui ad esempio Emmanuel Gyasi, sul cui possibile ritorno Angelozzi ha chiuso praticamente ogni porta. “Gyasi non tornerà allo Spezia al 100%. Quando uno arriva a un certo livello guadagna certe cifre. Noi siamo in Serie C e, anche se tanti giocatori hanno dato tanto allo Spezia, non sai con che testa tornerebbero. Quando sono arrivato lui giocava in C2, noi ci abbiamo creduto ed è stato bravissimo. Ma non è questo il momento per farlo tornare”.

Un concetto ribadito anche parlando di Simone Bastoni e Matteo Ricci: “Nel budget che abbiamo attualmente Ricci e Bastoni non ci stanno, anche se si sono messi a disposizione. Mi hanno detto che avrebbero fatto un sacrificio, ma prima dobbiamo cedere”. Discorso diverso per Luca Vignali e Francesco Cassata, già spezzini ma a cui il direttore chiede un sacrificio. “Sono molto affezionato a Luca e a Francesco, però quando uno è una bandiera deve dimostrarlo con i fatti. Lo Spezia ha bisogno di loro e di qualche loro sacrificio economico. Devono venirci incontro”. Sul mercato, invece, Angelozzi invita tutti alla pazienza ma non rinuncia a fissare l’obiettivo. “L’attaccante da doppia cifra c’è già: Mazzocchi. Non voglio promettere altro agli spezzini, con cui sono sempre schietto. Io voglio andare in Serie B, ma ci dobbiamo andare senza debiti. Se non ci riusciamo quest’anno ci riproviamo un altro anno”.
Nel corso della serata il dirigente ha raccontato anche come sia nato il suo ritorno allo Spezia di quest’estate. “A maggio ha cominciato a chiamarmi qualche amico per farmi tornare. Lavoravo al Cagliari e non ci pensavo minimamente, poi lo Spezia è retrocesso. Ha iniziato a scrivermi l’amico Angelo Molinari, stuzzicandomi, e da lì è partito anche il sindaco Peracchini, che mi ha detto di tornare. Non ci pensavo, anche se dentro di me, quando mi mandarono via dopo la vittoria del campionato, avevo sempre avuto il cruccio di tornare perché non avevo nemmeno salutato i tifosi”. Proprio sull’addio del 2020 Angelozzi è tornato con amarezza. “Vengo dalla strada e le cose le capisco al volo. Avevo capito che mi avrebbero mandato via, ma intanto avevamo vinto. Tra l’altro, lo Spezia non poteva giocare in Serie A per via dello stadio, tutti ci rifiutavano e qualcuno ci offrì anche dei soldi per non salire. Prima di andare via parlai con Rino Foschi, un amico, e con il sindaco di Cesena e trovammo l’accordo per giocare lì. Il lunedì seguente andai in Sardegna da Volpi e mi mandò via”.

Inevitabile anche un passaggio sulla storica promozione e sul rapporto con Vincenzo Italiano. “Tutti volevano esonerarlo, ma io mi reputo un equilibrato. Eravamo penultimi, avevamo appena perso 4-2 in casa con il Trapani, che non aveva mai vinto. Credevo in lui, era un buon allenatore da limare. Mi assunsi la responsabilità di parlare con i tifosi e dissi che non lo avrei cambiato. Mi contestarono, anche dopo la sconfitta con il Benevento. Poi a Pescara Gudjohnsen fu decisivo con assist e gol e da lì svoltammo. Siamo arrivati alla benedetta Serie A, ma non me l’hanno fatta godere. Non ho niente da chiarire con Italiano, gli auguro tanta fortuna perché ci ha portato in Serie A. Sul momento uno può rimanerci male, ma fa parte del calcio”. Tra i protagonisti anche quel M’Bala Nzola su cui Angelozzi aveva creduto, acquistandolo nel mercato di gennaio dell’anno della promozione: “Poteva fare di più, perché nella vita la professione va fatta nel migliore dei modi. Per me poteva giocare in Serie A con continuità, se si è perso è colpa sua”.
Infine, il motivo che lo ha convinto a rimettersi in gioco proprio nel Golfo. “Per me venire a Spezia è la Champions League, non mi interessa la Serie C. Cercherò di fare di tutto, insieme a una società forte, per crescere e rivivere momenti straordinari”.
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