Punto nave presso il Salone Nautico di Genova per il progetto Fabis, nato in ambito del programma Interreg Vi-A Italia-Francia marittimo 2021-2027 e a cui il Comune della Spezia partecipa in convenzione con la Regione Liguria. Un’iniziativa rivolta alla subacquea scientifica, e alle figure professionali che si occupano di raccolta di dati ambientali, e a quella professionale di chi lavora nell’installazione e manutenzione delle infrastrutture industriali e comunicative che attraversano gli abissi.
Partner le università di Pisa, Genova, Firenze e Tolone, il Comune di Sari-Solenzara in Corsica e i consorzi Navigo di Viareggio e Mosos per la Sardegna e il Pole Mer Mediterranée per la regione Sud Provence-Alpes-Cote d’Azur, Occitanie et Corse. Fabis ha raccolto 1,6 milioni di euro. “La Spezia guida questo progetto per affrontare un cambiamento geopolitico ma anche tecnologico, per gestire il quale è fondamentale la formazione e garantire le linee produttive. La collaborazione tra istituzioni e società private è fondamentale, partendo sempre dalle esigenze delle persone”, dice in apertura il sindaco Pierluigi Peracchini in apertura.
Alessio Piana sottolinea come la collaborazione tra ricerca e industria sia “la mossa vincente” per il progetto Fabis e in generale per inserirsi nel settore underwater, in grande sviluppo commerciale. La Regione Liguria ha investito in particolare 10 milioni di euro nel Polo nazionale della dimensione subacquea, “7,5 dei quali sono stati oggetto di bando a cui hanno partecipato quaranta soggetti – sottolinea Piana – a testimonianza di come il tessuto sia pronto a cogliere le occasioni che riusciremo a creare”. Il Comune della Spezia entra nel progetto proprio grazie alla convenzione con Genova. “Quello della Regione è un interesse strategico nel Pns”, assicura l’ammiraglio Massimiliano Nannini, capo di gabinetto di Bucci e “per anni residente alla Spezia, città che ho nel cuore”. L’ex ufficiale di Marina spiega come i fondi investiti nel polo di San Bartolomeo siano fondi europei: “Ne stiamo cercando altri nella programmazione 2028-34”.

“Per cogliere risultati serve un lavoro comune. Oggi la realtà della subacquea è ancora molto frammentata: Fabis vuole contribuire a creare un collegamento capace di durare nel tempo”, spiega la dirigente Rosanna Ghirri del Comune della Spezia. Il primo passo, in fase di conclusione, è stata la mappatura delle realtà coinvolte e delle necessità comuni. “La conoscenza deve poi tradursi in azione, utilizzeremo questa mappatura per costruire proposte concrete”, sottolinea Ghirri. Il Polo Marconi dovrebbe avere un ruolo centrale in questo tirare le fila. Intanto nel 2027 si terrà in città un B2B della dimensione subacquea. “Il mondo subacqueo sarà uno di quelli su cui investiremo di più a livello italiano e mondiale – assicura Edoardo Rixi, sottosegretario ai trasporti del governo Meloni -. Oggi stiamo cercando di industrializzare dei processi in cui l’Italia è stata pioniera”.
La Spezia schiera, oltre il Polo della subacquea, tutto il quadrilatero di San Bartolomeo che comprende anche il Centro di supporto e sperimentazione navale della Marina Militare e il Centre for maritime research and experimentation dell’Alleanza Atlantica. Dal 2027 si unirà anche il centro di eccellenza Nato sull’underwater. Dalla sua fondazione nel 2023 il Pns ha cofinanziato venti progetti di ricerca per 115 milioni di euro. Ma nel futuro i fondi potrebbero essere molto più ingenti. “Ci sono grandissime opportunità a livello europeo perché a partire dal 2028 ci sarà la possibilità di finanziare specifiche aree di difesa e sicurezza, in particolare l’underwater. Parliamo di più di 130 miliardi di euro. Sono cifre importantissime”, sottolinea l’ammiraglio Giulio Marino Cappelletti, direttore della struttura operativa del Pns.
A San Bartolomeo si mettono a disposizione uffici, laboratori e un’area di test a meno 25 metri di profondità alle realtà vincitrici dei bandi. In fase di realizzazione la grande area di test a meno 250 metri al largo del Golfo della Spezia in cui si potranno fare prove a condizioni abissali: “Unica nel mondo”. Servirà alla neonata Agenzia per la sicurezza delle attività subacquee per certificare i mezzi unmanned. “Sarà un’area completamente strumentata: sapremo sempre cosa succede all’interno perché sarà collegata a una sala di controllo”, spiega l’ufficiale.
Laurence Martin, la segretaria generale della Federazione del Mare, cluster marittimo italiano, offre un accenno al progetto OceanEye, un sistema europeo coordinato per l’osservazione degli oceani attraverso navi, droni e satelliti. “Per la cooperazione italo-francese sarà un quadro di riferimento ideale perché offrirà standard, regole precise, visibilità e finanziamenti. Sia Italia che Francia partono con basi solide a livello industriale e centri di ricerca d’eccellenza”. I cluster saranno ruolo di scambio tra partner “in cui si costruirà la fiducia, perché collaborare in questo settore significa condividere dati sensibili e strategici”.

Quanto sia strategica la conoscenza e il monitoraggio degli abissi lo racconta un dato: il 98,8% delle comunicazioni mondiali passa attraverso le dorsali posate sui fondali marini. “E sono decine ogni anno gli attacchi che subisce – spiega Enrico Della Gatta, direttore generale della Fondazione Polo nazionale della dimensione subacquea -. Sott’acqua oggi ci sono sostanzialmente due famiglie di oggetti: i sottomarini e le condotte oil&gas. Ma domani ci saranno il vino a invecchiare e le coltivazioni vegetali, solo per darvi un’idea di quanto sia in evoluzione questo ambito, che muoverà investimenti per 400 miliardi di dollari nei prossimi anni”.
“Tutto ciò che segue la difesa ha un’ottica dual use in un rapporto stretto con l’industria nazionale in particolare ligure”, spiega il contrammiraglio Maurizio Cannarozzo, vicedirettore tecnico della Direzione degli armamenti navali. “I fondali vanno conosciuti e protetti e un ruolo centrale lo gioca l’Istituto idrografico della Marina”, rileva l’ammiraglio Fabrizio Orengo che lo dirige.
Nell’ecosistema spezzino delle conoscenze legate alla blue economy un ruolo storico lo ha il Distretto ligure delle tecnologie marine, nato nel 2009 e che oggi rappresenta settanta tra piccole e medie imprese. “In questi anni ho visto molte iniziative nate per aggregare e che infine sono risultate un’altra parte della frammentazione – confida il presidente Lorenzo Forcieri -. Non è facile fare sistema nel nostro Paese, siamo onesti. La Liguria ha nel mare il proprio orizzonte di sviluppo, ma lo stesso si potrebbe dire dell’Italia. Il peso dell’underwater sta crescendo e certo i rischi per la sicurezza devono preoccuparci. Ma al Distretto guardiamo soprattutto alle opportunità, con un lavoro di formazione presso i nostri associati. Riteniamo che, in collaborazione con il Pns, si possano intercettare importanti finanziamenti. Questo deve essere uno degli obiettivi per il nostro futuro in modo da dare un ruolo di primissimo piano al nostro Paese”.
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