Sono in partenza i lavori di riqualificazione e messa in sicurezza del polo dei bacini piccoli dell’arsenale della Marina Militare, attraverso interventi che andranno a interessare diversi fabbricati, i bacini di carenaggio 1, 2, 3 e 4 e le calate Chiodo, Cavour, Calderai, della Caldaie Nord, tutte nella zona di levante della darsena piccola. E’ il primo passo del piano di ammodernamento dell’arsenale annunciato la scorsa primavera dal Comando marittimo Nord, che partirà proprio della zona in cui si fa manutenzione agli scafi delle unità militari di piccole e medie dimensioni e dei sottomarini, già oggetto di alcuni interventi minori negli scorsi mesi.
Primo passo sarà la bonifica bellica dell’area, si terrestre che subacquea, fino a un profondità di 7 metri dal suolo o dal fondale marino. Il pericolo non è solo quello di urtare un ordigno inesploso durante uno scavo, ma anche di attivarlo eventualmente con il passaggio di un mezzo meccanico. Sarà esplorato il sottosuolo in particolare degli edifici 46, 57, il 61-62 dove si è da poco svolto SeaFuture, 63, 66, 72 e P insieme allo specchio acqueo della darsena. Non una formalità, visto che solo nel 2019 fu rinvenuta una bomba inesplosa da un quintale nei fondali di fronte alla Calata delle Caldaie Nord, dove ormeggia la nave scuola Vespucci durante i mesi invernali.
Previsti oltre ottanta punti di ispezione geognostica e scandagliamento con elettromagnetometri. Il lavoro è stato affidato alla Bonifiche Belliche Ediltecnica srl di Carrara, già all’opera per i lavori preliminari di Basi Blu, per circa 156mila euro. L’attività renderà necessario asportare le lastre del basolato storico che, prima di essere rimosse, saranno mappate per essere poi riposizionate dove erano. L’area è infatti in buona parte vincolata dalla Soprintendenza alle belle arti della Liguria, a partire da bacini di carenaggio e dal vicino ponte girevole definiti dal ministero della cultura “vere e proprie opere d’arte dell’architettura militare e cantieristica, realizzate con l’uso dei materiali locali e con una maestria tale da essere salvaguardati e conservati come esempio da tramandare nel tempo”.
La zona dei bacini sarà anche liberata da quattro edifici ormai in disuso da tempo. Si tratta del vecchio depuratore delle acque oleose, del demineralizzatore, delle strutture legate alla torre di collimazione e di uno stabile che ospitava servizi igienici per le maestranze. Nella stessa area prevista la sostituzione delle vasche di decantazione dell’acqua piovana, attualmente in acciaio, con nuovi contenitori in polipropilene. Altre operazioni: la revisione degli argani e di due barche porte compreso scafo e valvole di allagamento di fronte a “uno stato generalizzato di vetustà” riscontrato durante le ispezioni periodiche.
“Esprimiamo soddisfazione nel vedere che, dopo anni di rallentamenti, nell’arsenale della Spezia si sta avviando un lento ma concreto percorso di rilancio – il commento di Christian Palladino, segretario provinciale del sindacato FLP Difesa -. Un processo che parte da un pilastro fondamentale: la sicurezza sui luoghi di lavoro. Durante la riunione di metà maggio, l’ammiraglio Flavio Biaggi ha infatti ribadito che la sicurezza rappresenta la priorità assoluta del suo mandato, illustrando gli interventi già avviati e quelli programmati per superare criticità strutturali presenti da tempo”.
L’ingresso in bacino di una nave rimane una delle attività più delicate di tutto il lavoro che si fa in arsenale. Dopo l’ingresso dell’unità, la via di comunicazione con la darsena viene sbarrata dalla barca porta e il bacino svuotato. Durante l’operazione la nave viene fatta tonneggiare attraverso cavi di acciaio per posizionarla sulle taccate, sostegni di legno su cui poggerà durante le lavorazioni a secco degli arsenalotti.
“Parallelamente stanno finalmente partendo interventi di riqualificazione di edifici ormai fatiscenti, restituendo funzionalità e dignità a un’infrastruttura strategica per la città e per il Paese – continua Palladino -. Tra le opere in programma anche interventi sull’area dei capannoni storici, soggetti alla tutela della Soprintendenza, nonché ulteriori lotti destinati all’ammodernamento delle reti idriche, elettriche e fognarie”. In prospettiva si parla anche di ristrutturazione delle aree della direzione, delle officine di supporto, degli uffici, dei magazzini e delle strutture di servizio dell’arsenale, valutando anche eventuali collaborazioni esterne per accelerare i progetti più complessi.
“Nel complesso, il nostro giudizio è positivo: esiste finalmente una visione organica sostenuta da stanziamenti pubblici, che segna una reale discontinuità rispetto al passato – conclude -. Continueremo però a vigilare affinché ogni passaggio sia coerente, trasparente e realmente utile al personale civile, che rappresenta una risorsa indispensabile per la capacità manutentiva e industriale dell’arsenale. Resta un nodo centrale: una struttura rinnovata senza adeguate risorse umane rischia di diventare un contenitore vuoto. Per questo riteniamo indispensabili nuove assunzioni, e accogliamo con favore il concorso regionale annunciato da Persociv, che potrebbe offrire una prima e concreta boccata d’ossigeno ai reparti più in difficoltà”.