Archivio di Stato, nuovi versamenti dalla Capitaneria e dalla Prefettura. Nepori: “Con questa nuova sede l’Istituto è ripartito nelle sue funzioni”

I nuovi versamenti documentari della Capitaneria di Porto e quelli in arrivo dalla Prefettura ampliano il patrimonio dell’Archivio di Stato della Spezia, che con il trasferimento nella nuova sede ha ripreso ad accogliere documentazione dagli enti periferici del territorio. Tra le carte in arrivo ci sono fascicoli relativi agli orfani di guerra, ai profughi istriani e a quelli provenienti dalla Libia e dall’Egitto. A fare il punto sulle attività dell’istituto e sulle nuove acquisizioni è stata Francesca Nepori, dirigente dell’Archivio di Stato della Spezia, intervenuta questa mattina nel corso di Info Weekend, lo spazio settimanale in onda su “Rlv – La radio a colori”.

“Prima di tutto dobbiamo dire che esistono archivi di Stato in ogni capoluogo di provincia. In Italia ci sono 102 archivi di Stato e 31 sezioni di archivio di Stato. Sono istituti periferici del Ministero della Cultura che conservano la documentazione storica degli organi periferici dello Stato che gravitano nel territorio di competenza. Nell’Archivio di Stato della Spezia, per esempio, è conservata la documentazione della Prefettura, della Questura e della Capitaneria di Porto. Si tratta di documentazione che ha perduto il valore amministrativo e ha acquisito un valore storico, utile agli studiosi per fare ricerca”.

La nuova sede dell’istituto è stata inaugurata il 16 febbraio 2026, una data scelta per coincidere con il settantesimo anniversario della nascita dell’Archivio di Stato spezzino, istituito il 16 febbraio 1956. “Abbiamo voluto scegliere questa data per simboleggiare che la nascita dell’istituto in questa nuova sede dà vita a un nuovo percorso dell’Archivio di Stato. Alla presenza del ministro della Cultura Alessandro Giuli abbiamo inaugurato i nuovi spazi ed esposto il documento più importante conservato nel nostro archivio: la Pace di Dante del 6 ottobre 1306”.

Si tratta di un atto notarile che attesta la presenza di Dante Alighieri prima a Sarzana e poi a Castelnuovo Magra, dove il poeta intervenne per suggellare la pace tra i Malaspina e il vescovo conte di Luni Antonio di Nuovolone da Camilla. “È un documento monumento perché ci permette di sapere che il 6 ottobre 1306 Dante Alighieri si trovava in un determinato luogo. Della sua vita, infatti, si sa molto poco, soprattutto nel periodo in cui fu esiliato da Firenze”.

Accanto alla conservazione e alla consultazione del patrimonio documentario, l’Archivio di Stato ha avviato anche un programma di appuntamenti aperti al pubblico, i “Giovedì dell’Archivio di Stato”, dedicati alla presentazione di libri e a conferenze, soprattutto di argomento storico e locale. “È una sorta di sfida per l’istituto, che vuole inserirsi in un contesto, quello della città della Spezia, già ben avviato dal punto di vista culturale. Pensiamo al sistema museale, a quello bibliotecario e cinematografico. Abbiamo deciso di aggiungere al nostro programma culturale questi appuntamenti”.

Il primo incontro ha visto la partecipazione del presidente della Dante Alighieri della Spezia, il professor Carlo Raggi, che ha parlato della storia d’amore, o presunta tale, tra Giosuè Carducci e Annie Vivanti. Il prossimo appuntamento è in programma il 19 novembre alle 16.30, con la presentazione di una nuova edizione di un libro dedicato alla figura di Simonetta, donna alla corte dei Medici, pubblicato dalle edizioni Giacché. Il 17 dicembre sarà invece la volta di Michele Finelli, che presenterà due volumi di storia locale: “La breve storia della Spezia” e “La breve storia delle Cinque Terre”.

“Sono appuntamenti che permettono non solo di conoscere l’istituto, ma anche di conoscere un tessuto culturale molto vivace, popolato da persone che pubblicano, studiano e rendono ancora maggiormente noto il nostro territorio”.

La nuova sede ha permesso anche di riprendere l’attività di acquisizione di documentazione dagli enti periferici della provincia. “È stato un lungo lavoro da parte degli architetti e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria per recuperare e risistemare questo edificio storico. Gli spazi sono stati razionalizzati per consentire una maggiore capienza della documentazione e questo ci ha permesso di riprendere ad accogliere documenti dagli enti del territorio, operazione che in termini tecnici chiamiamo ‘versamento’”.

Nepori ha chiarito il funzionamento di questa procedura: la documentazione viene consegnata dagli enti che l’hanno prodotta all’Archivio di Stato, che ne assume la detenzione e la conservazione.

Sono già stati acquisiti due versamenti dalla Capitaneria di Porto della Spezia. Il primo comprende 92 registri dei ruoli matricolari del CREM, il Corpo Reale degli Equipaggi Marittimi, relativi al periodo 1901-1925. Pochi giorni fa è arrivata anche la documentazione del secondo versamento, riferita agli anni dal 1926 al 1951.

A questi si aggiungerà a breve un nuovo conferimento da parte della Prefettura della Spezia, che comprenderà documenti relativi a diversi ambiti della storia del territorio. “Avremo documentazione molto interessante che riguarda gli orfani di guerra, i profughi, quindi quelli istriani e quelli provenienti dalla Libia e dall’Egitto. Ci sarà il cosiddetto cemento armato, come lo chiamiamo tecnicamente, che riguarda soprattutto le costruzioni realizzate nella provincia, e una parte dedicata al culto: non soltanto le chiese, ma anche tutto quello che ruota intorno a questa categoria”.

Per Nepori, il trasferimento ha consentito all’istituto di recuperare pienamente le proprie potenzialità. “Con questa nuova sede l’Archivio di Stato è davvero ripartito nelle sue funzioni e nelle possibilità che la vecchia sede, purtroppo, aveva in un certo senso limitato. Noi ci stiamo mettendo passione, competenza e lavoro. Voglio ringraziare anche i miei colleghi: siamo una squadra che funziona e che cerca di portare avanti dei risultati”.

La sala studio è aperta dalle 8.30 alle 13 e dalle 14 alle 17, per consentire la consultazione del patrimonio documentario. “L’istituto non deve assolutamente far paura, ma deve essere aperto alla cittadinanza”, ha concluso Nepori.

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