Piano del Parco, l’opposizione di Vernazza deposita le osservazioni: “La tutela delle Cinque Terre deve garantire anche il futuro di chi le abita”

“Il Parco Nazionale delle Cinque Terre, il ‘Parco dell’uomo’, rappresenta una realtà unica, nella quale l’equilibrio tra territorio e uomo si è costruito nel corso dei secoli attraverso il lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto”. È da questa premessa che parte la posizione dei consiglieri di opposizione di Vernazza del gruppo Futuro Comune, Carol Bonini, Emanuele Viacava e Angelo Garibaldi, che hanno presentato le proprie osservazioni al Piano del Parco nell’ambito del percorso di discussione del provvedimento.

“Terrazzamenti, muretti a secco, coltivazioni, insediamenti, edifici rurali e percorsi storici non sono elementi estranei al paesaggio naturale: ne costituiscono una parte fondamentale, ne raccontano la storia e ne rappresentano l’identità”, sottolineano i tre consiglieri, spiegando che il contributo depositato “non vuole essere un ostacolo all’approvazione del Piano, né una contrapposizione alle finalità di tutela ambientale. Al contrario, vuole rappresentare un’occasione di confronto e di miglioramento, affinché questo importante strumento di pianificazione possa raggiungere i propri obiettivi attraverso regole chiare, coerenti e concretamente applicabili”.

Secondo Futuro Comune, infatti, “dalla lettura approfondita del Piano emergono disposizioni articolate e numerose prescrizioni che, in alcuni casi, appaiono di difficile coordinamento tra loro e rischiano, considerate nel loro insieme, di rendere sempre più complicato intervenire sul patrimonio esistente, mantenere il territorio e continuare a viverlo”. Da qui la necessità di una riflessione sul ruolo delle comunità locali: “La presenza dell’uomo deve essere considerata una componente essenziale dell’equilibrio da tutelare, non soltanto un elemento di pressione sul territorio”.

Una delle questioni affrontate nelle osservazioni riguarda la classificazione dei nuclei abitati e delle frazioni. “Chiediamo che tutte le frazioni del Comune di Vernazza siano oggetto di una ricognizione approfondita e di una valutazione basata su criteri chiari, oggettivi e verificabili”, affermano i consiglieri. “Non si tratta di pretendere classificazioni identiche a prescindere dalle caratteristiche dei luoghi, ma di garantire che situazioni comparabili siano valutate con gli stessi criteri e che eventuali differenze siano adeguatamente motivate”. Il gruppo insiste sulla necessità di evitare disparità che possano ripercuotersi sulle prospettive dei residenti: “Le frazioni fanno parte della stessa comunità e meritano pari attenzione. Le scelte urbanistiche non possono produrre disparità prive di una convincente giustificazione tecnica, soprattutto quando incidono sulle possibilità di recupero degli edifici e sulle prospettive di vita dei residenti”.

Altro capitolo è quello del patrimonio edilizio rurale, per il quale Futuro Comune chiede una disciplina che consenta interventi realmente praticabili. “Le norme devono consentire interventi concretamente realizzabili, evitando che il rinvio a futuri piani di settore o una disciplina eccessivamente restrittiva finiscano per bloccare per anni il recupero degli edifici esistenti”. I consiglieri ricordano che “il patrimonio rurale non è fatto soltanto di immobili: è parte integrante di un sistema di terrazzamenti, coltivazioni, percorsi e manufatti che ha contribuito a mantenere nel tempo l’equilibrio del paesaggio”. Per questo, aggiungono, “se vogliamo contrastare l’abbandono, dobbiamo creare le condizioni affinché i proprietari possano recuperare e mantenere questi edifici, nel rispetto delle loro caratteristiche storiche, architettoniche e ambientali”.

La stessa impostazione viene applicata ai terreni agricoli abbandonati. “Il recupero delle superfici abbandonate è uno degli obiettivi più importanti per la conservazione del paesaggio delle Cinque Terre, ma deve essere anche concretamente possibile”, evidenziano Bonini, Viacava e Garibaldi. Le osservazioni chiedono in particolare di verificare “la sostenibilità delle disposizioni relative alle superfici agricole da asservire agli interventi, valutando attentamente i criteri e le soglie previste”. Una richiesta legata alle caratteristiche morfologiche ed economiche del territorio: “In un territorio caratterizzato da forti pendenze, terrazzamenti, muri a secco, accessi difficili e costi elevati, non si possono applicare parametri astratti senza considerarne le conseguenze pratiche ed economiche”. Il gruppo chiarisce quindi quale dovrebbe essere la direzione delle norme: “L’obiettivo deve essere favorire il ritorno alla coltivazione, il recupero dei terreni incolti e la manutenzione dei versanti, non introdurre condizioni che rendano economicamente o materialmente impossibile intervenire. Un terreno recuperato e coltivato non è soltanto un’attività agricola che riparte: è un pezzo di paesaggio che viene salvato dall’abbandono”.

Nelle osservazioni trovano spazio anche alcuni luoghi specifici, per i quali viene chiesta una prospettiva di recupero e valorizzazione: Guvano, l’area dello Scalo adiacente all’ex Villaggio Europa e il sentiero Corniglia-Manarola, chiuso dal 2010. “Sono luoghi che meritano una visione di recupero e valorizzazione, non un progressivo abbandono”, sostengono i consiglieri, chiedendo che “il Piano riconosca e affronti queste esigenze, individuando le possibilità di intervento e di ripristino compatibili con la tutela ambientale”. E precisano: “Non chiediamo di ignorare i vincoli ambientali o le necessarie autorizzazioni, ma di non rinunciare a priori alla possibilità di restituire valore e funzione a luoghi e percorsi che appartengono alla storia delle Cinque Terre”.

Il documento affronta inoltre diversi aspetti tecnici e normativi, “dalla chiarezza delle disposizioni alla coerenza tra cartografia e norme, fino alla necessità di evitare interpretazioni incerte e limitazioni non adeguatamente motivate”. La richiesta è che le osservazioni vengano considerate nel loro complesso e non come una contrapposizione alle finalità del Piano, ma come un contributo “per renderlo più chiaro nei suoi obiettivi, più coerente nelle sue disposizioni e più equilibrato nel rapporto tra tutela, presenza umana e possibilità di sviluppo”.

In conclusione, Futuro Comune ribadisce che “la conservazione delle Cinque Terre non può essere disgiunta dalla conservazione delle comunità che le abitano, delle attività che le sostengono e di quelle forme di utilizzo e manutenzione che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a costruire il paesaggio che oggi tutti riconosciamo e vogliamo proteggere”. E aggiunge: “La vera sfida non è soltanto preservare ciò che esiste oggi, ma creare le condizioni affinché questo territorio possa continuare a essere vissuto, curato, migliorato e tramandato alle generazioni future”.

“La tutela e lo sviluppo non devono necessariamente rappresentare interessi contrapposti. Nelle Cinque Terre, forse più che altrove, devono trovare un punto di equilibrio, perché gran parte dei caratteri che oggi rendono questo territorio così prezioso deriva proprio dalla presenza consapevole e responsabile dell’uomo”, concludono i tre consiglieri. “Le Cinque Terre non sono soltanto un paesaggio da conservare: sono una storia fatta di persone, lavoro e territorio. Proteggerle significa anche permettere che i terreni tornino a essere coltivati, gli edifici rurali recuperati, le frazioni continuino a vivere e i luoghi dimenticati possano ritrovare una prospettiva”.

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