Migliaia di passi nelle strade del centro per divulgare, forte e chiaro, un messaggio comune: no al riarmo, no all’economia di guerra. Circa un migliaio di persone, tra studenti, lavoratori, insegnanti e cittadini, hanno attraversato questa mattina la città della Spezia in occasione dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base, trasformando la protesta in una mobilitazione che dal cuore della città è arrivata fino al porto. Due i cortei partiti in mattinata, poi riuniti nel presidio davanti alla Prefettura e nella successiva marcia verso il varco portuale. Come da programma, due i cortei che si sono mossi in città: il primo, composto prevalentemente da studenti, è partito alle 9.30 da piazza Brin, attraversando il centro storico lungo corso Cavour, piazza del Mercato, via del Prione e via Chiodo, fino a raggiungere l’altro presidio organizzato dal coordinamento Restiamo umani – Riconvertiamo Seafuture, davanti alla Prefettura. Qui si sono ritrovati manifestanti, lavoratori, studenti e insegnanti. Una parte dei partecipanti ha poi proseguito la mobilitazione lungo il percorso concordato, passando da via XXIV Maggio, via San Cipriano e viale San Bartolomeo, per raggiungere il varco portuale entro le 12.

Al centro della protesta il contrasto al riarmo e all’economia di guerra, con la richiesta di destinare maggiori risorse a sanità, scuola, trasporti pubblici, ambiente e politiche abitative. I promotori hanno contestato l’aumento delle spese militari a fronte delle difficoltà economiche delle famiglie e del progressivo ridimensionamento dei servizi pubblici. Nel mirino anche il ruolo degli scali portuali nel transito degli armamenti: tra le richieste del coordinamento c’è infatti lo stop al passaggio di armi nei porti e una diversa destinazione delle attività della logistica, che secondo i manifestanti non deve essere al servizio dell’industria bellica. “Si sciopera contro il riarmo, contro l’economia di guerra, contro i nazionalismi più beceri – annunciano al megafono gli organizzatori -. Crisi del sistema e globale, insorgenze in tutta Europa di studenti e lavoratori insostenibili vogliono dire una sola cosa: siamo preoccupati per l’assenza di futuro. La loro risposta è la guerra, spese militari folli mentre salari, scuola e sanità crollano. Il sistema ha dichiarato guerra a i giovani, ai migranti, agli italiani di seconda generazione. Si risponde con la violenza vera, la violenza di chi vorrebbe un tetto di extracomunitari nelle aule scolastiche, di chi nega il diritto alla salute, di chi nasconde e difende i ricchi invece di aiutare chi soffre. La giustizia di chi vorrebbe farsi giustizia da solo. Noi rispondiamo dal basso con gli scioperi, con la piazza. Quando il popolo insorge la speranza rimane viva, nulla è per sempre. Noi non ci fermeremo né oggi né domani fino a che non cambierà. Lasciate a casa la paura, qui si fa la storia. Sono i governi guerrafondai ad aver paura di noi. Noi la crisi non la paghiamo”. E giù applausi anche da chi la manifestazione l’ha incontrata per caso e si è fermato alcuni minuti a guardarla.

La mobilitazione ha chiamato in causa anche la realtà spezzina, con le sue basi militari, i poligoni e le industrie del settore della difesa. I manifestanti hanno rilanciato la richiesta di riconversione delle produzioni militari, criticando al contempo le condizioni del trasporto pubblico locale e le difficoltà dei servizi sul territorio. Sul fronte scolastico, solidarietà agli studenti e agli insegnanti, con proteste per le condizioni degli edifici, contro la repressione delle mobilitazioni studentesche e contro la collaborazione tra istituti scolastici, università e industria degli armamenti. A scandire la manifestazione anche slogan e cartelli. “Non ci fa paura la vostra repressione” e “Ogni scuola sarà occupazione” alcune delle scritte esibite dai partecipanti. Tra gli altri messaggi, “Più cultura, meno dittatura” e slogan contro il governo Meloni e le politiche di riarmo. Nel documento diffuso alla vigilia della giornata, il coordinamento aveva ricordato anche lo stanziamento di 3,4 miliardi di euro per Leonardo, destinati alla costruzione di carri armati attraverso Lrmv, contrapponendolo alle necessità di investimento nei servizi essenziali. “Siamo in tante e tanti oggi allo sciopero generale dei sindacati di base per dire no al riarmo e al carovita”. È quanto dichiara Jacopo Ricciardi, segretario regionale ligure di Rifondazione Comunista presente al corteo. “Il Governo non si occupa dei problemi reali del paese e l’unica cosa che sa fare è reprimere le giuste proteste. Anziché spendere soldi per il riarmo si pensi a sanità, lavoro e trasporti pubblici”, conclude Ricciardi.

La protesta, seguita da vicino dalla macchina della sicurezza disposta dalla Questura con il coinvolgimento del personale e dei mezzi di tutte le forze di polizia del territorio, si inserisce inoltre nel quadro delle precedenti mobilitazioni contro Seafuture e a sostegno del popolo palestinese. “Non un soldo, non un soldato per le guerre dello Stato” è lo slogan scelto per la giornata, che alla Spezia ha portato in strada circa mille persone, confluendo in una mobilitazione che ha unito la protesta studentesca alle rivendicazioni del mondo del lavoro e del coordinamento contro la presenza e il traffico di armamenti.
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