Nautica, crescita trainata dai yacht e superyacht: Cna chiede più spazi e attenzioni per tutta la filiera

La nautica italiana continua a registrare risultati positivi, ma la crescita non coinvolge allo stesso modo tutte le imprese della filiera, sia per tipologia sia per dimensioni. È questo uno dei principali elementi emersi dalla presentazione alla Spezia del IX Rapporto Cna Nautica, “Dinamiche e prospettive di mercato della filiera nautica da diporto”, realizzato dall’Area Studi e Ricerche Cna ed Eures Ricerche Economiche e Sociali. L’incontro si è svolto nella sede di Art Sub, alla darsena Pagliari, realtà nata nel 1972 che oggi impiega quaranta persone, metà delle quali sommozzatori, e rappresenta un esempio di collaborazione tra le diverse professionalità del comparto. Un’occasione per analizzare non soltanto i numeri della nautica, ma anche le prospettive di sviluppo della subacquea e le richieste delle imprese del territorio.

La scelta della sede per l’illustrazione del rapporto non è casuale: la darsena è da anni un esempio di collaborazione tra una decina di realtà del comparto, tra motoristi, operatori subacquei e cantieri. Proprio oggi è arrivata la notizia del via libera al progetto delle Casermette, per il quale sono previsti quattro anni di lavori e che consentirà al comparto spezzino di proseguire lungo la strada della convivenza tra aziende e realtà diverse in un unico distretto.

Il rapporto, illustrato dal coordinatore nazionale di Cna Nautica Alessandro Battaglia, conferma la competitività del settore in un contesto economico nazionale caratterizzato da una crescita debole. Nel 2025 le esportazioni sono aumentate del 2,6%, mentre nel 2024 il fatturato aveva registrato un incremento del 18,7%, ben superiore alla crescita del Pil, ferma allo 0,5%. I dati complessivi, tuttavia, nascondono dinamiche differenti: secondo i numeri snocciolati da Battaglia, l’81% della crescita è riconducibile alle imbarcazioni oltre i 12 metri, mentre si registra una flessione significativa per quelle di dimensioni inferiori e per le barche a vela. Uno scenario che ben descrive le tendenze dell’andar per mare: sempre meno barche di proprietà a causa della crisi della classe media, sempre più nautica di lusso a discapito di quella sociale e un aumento esponenziale di imbarcazioni in locazione o a noleggio. Un quadro che impone cautela per il futuro, anche in vista delle prospettive dei mercati internazionali.

Le imprese con meno di 50 addetti costituiscono il 98,2% della base produttiva, occupano il 62,8% degli addetti e contribuiscono al 35,8% del valore aggiunto. Una rete di piccole e medie aziende che, secondo Cna, deve essere maggiormente riconosciuta e sostenuta nelle politiche di settore. Al rapporto hanno contribuito 68 imprese e dall’indagine emerge che il 27,1% degli imprenditori intervistati non si riconosce pienamente nelle dinamiche positive della nautica. Tra le criticità figurano la carenza di personale qualificato e il ricambio generazionale, indicati dal 60,6% delle imprese, oltre alle difficoltà di accesso al credito, ai dazi e alle sfide legate alla transizione ecologica e digitale.

“La presentazione del rapporto non è solo un momento per celebrare dati positivi, ma anche per analizzare possibilità di sviluppo di un comparto cruciale per il territorio”, ha sottolineato la presidente nazionale di Cna Nautica, Federica Maggiani. “In un momento di crisi geopolitiche si è mostrato uno dei migliori del made in Italy e dotato di resilienza. Siamo riconosciuti come principali produttori di yacht e superyacht. Ma sono moltissime le attività coinvolte e di cui il nostro Paese è ricco”. Maggiani ha richiamato l’attenzione sulla necessità di semplificare le procedure amministrative, rafforzare le infrastrutture, riconoscere le professionalità e costruire un quadro normativo che faciliti il lavoro delle imprese. Il rapporto, ha spiegato, è stato realizzato anche grazie al contributo diretto delle aziende, per comprendere meglio i fattori alla base del successo della nautica e renderne lo sviluppo il più strutturato possibile.

Tra le proposte avanzate da Cna Nautica c’è anche l’istituzione dello status di operatore della nautica, per superare le difficoltà legate alla classificazione delle attività. Un’azienda che produce vele, per esempio, può essere ricondotta al settore tessile anziché a quello nautico, con conseguenze sulla rappresentanza e sull’accesso alle misure di sostegno. “È importante per il peso numerico nei confronti della politica e per la fruizione di misure specifiche per il comparto”, ha spiegato il coordinatore nazionale Battaglia, che ha evidenziato come nel settore si chieda di evitare politiche costruite esclusivamente sulle esigenze dei grandi cantieri. Le micro e piccole imprese, pur rappresentando la parte largamente maggioritaria del tessuto produttivo, rischiano infatti di restare ai margini delle misure pensate per accompagnare la crescita. Tra le richieste figurano anche una riforma del demanio che garantisca maggiori certezze sulle concessioni e strumenti più accessibili per affrontare la transizione ecologica, con meno burocrazia.

Il tema della rappresentanza è stato al centro anche dell’intervento di Fabrizio Forma, presidente provinciale di Cna Nautica, che ha richiamato le esigenze delle imprese della subacquea. “Viviamo di subacquea dal 1972. Vorremmo partecipare in maniera più protagonista nei tavoli di sviluppo del porto. Non abbiamo un posto per caricare e scaricare attrezzature, per emergenze, dighe, Protezione civile. Vorremmo essere più ascoltati perché viviamo tutti i giorni il porto, lo conosciamo meglio di tanti altri”. La richiesta è quella di individuare spazi operativi adeguati per un settore che contribuisce alla sicurezza delle infrastrutture marittime e che necessita di aree dedicate per svolgere le proprie attività.




La presentazione del IX Rapporto Cna Nautica


 

Quando la parola è passata alla politica, la prima a sottolineare il ruolo del mare e della subacquea nella strategia nazionale è stata la deputata di Fratelli d’Italia Maria Grazia Frijia. “Ci occupiamo di queste tematiche alle Camere. Dopo Risorsa mare, ora è in discussione la riforma dei porti. Rivendico che questo governo ha acceso un riflettore sul tema della blue economy e della subacquea. Stiamo lavorando nella direzione di riconoscere questo settore in maniera organica. Lo dimostrano le parole del ministro Musumeci”. Frijia ha assicurato disponibilità a raccogliere le istanze delle aziende e a portarle all’attenzione del governo. Sulla stessa linea la senatrice della Lega Stefania Pucciarelli, secondo cui l’istituzione del ministero del Mare va nella direzione di ridurre le procedure e sviluppare politiche triennali specifiche. Pucciarelli ha inoltre richiamato la necessità di valutare misure a sostegno di chi acquista natanti, oltre agli interventi destinati alle imprese, e ha ribadito l’importanza di una visione che consideri l’intera filiera.

L’assessore regionale Giacomo Giampedrone ha evidenziato la volontà del territorio di proseguire nel percorso di crescita, mettendo al centro la semplificazione amministrativa. “Sono in prima fila per la semplificazione, che non vuol dire aggirare le norme, ma mettere in condizione controllati e controllori di avere un quadro chiaro. Anche sul piano ambientale”. Giampedrone ha richiamato inoltre gli effetti dei cambiamenti climatici sulle attività legate al mare e la necessità di prevenire una possibile fase di rallentamento dopo la crescita degli ultimi anni. “Il territorio spezzino è maturo per sostenere un percorso di crescita, che indubbiamente c’è stata; casomai dobbiamo essere bravi a prevenire un prossimo eventuale momento di appiattimento”.

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