Circa 9mila euro da pagare per le spese processuali del ricorso al Tar contro il progetto di trasformazione della ex cava Carlo Alberto, sull’isola Palmaria. Legambiente La Spezia e il comitato “Palmaria sì, masterplan no” lanciano una raccolta fondi per sostenere i costi della battaglia legale e chiedono ai cittadini di contribuire per evitare che le spese possano compromettere le future iniziative a tutela del territorio.
Il ricorso era stato presentato contro il progetto che prevedeva la realizzazione di uno stabilimento balneare con ristorante e piscine nell’area della ex cava, all’interno del Parco naturale regionale di Porto Venere e in una zona tutelata anche dalla Rete Natura 2000, nel contesto del sito riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Le associazioni – a valle dell’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex sindaco Matteo Cozzani – hanno poi ritirato il ricorso prima dell’udienza, ma il Tar ha comunque posto a loro carico le spese di giudizio, su richiesta delle parti resistenti.
“Non chiediamo soldi per una sconfitta. Chiediamo di aiutarci a sostenere il costo di una battaglia che abbiamo scelto di fare per tutti”, spiegano i promotori nella pagina della raccolta fondi. “Quanto deve costare a cittadini e associazioni difendere un bene comune? Quanto deve essere difficile, economicamente, per chi non ha interessi privati da tutelare provare a fermare uno scempio? E soprattutto: vogliamo davvero un mondo nel quale soltanto chi ha molti soldi possa permettersi di contestare una scelta che riguarda tutti?”.
Le associazioni rivendicano le ragioni della mobilitazione, nata dalla contrarietà a un intervento ritenuto in grado di modificare profondamente uno degli angoli più delicati dell’isola. «Noi abbiamo sempre pensato che la Palmaria non dovesse diventare un prodotto turistico da consumare», scrivono, ricordando il percorso che ha preceduto il ricorso, dalle osservazioni allo studio degli atti, fino alle manifestazioni e al coinvolgimento di altri cittadini.
Nel frattempo, la vicenda della ex cava Carlo Alberto è entrata in un quadro giudiziario più ampio. Il cantiere è stato sequestrato e l’inchiesta della Procura della Spezia ha portato alla luce rapporti, interessi e ipotesi di reato sui quali dovrà pronunciarsi la magistratura. Le associazioni sottolineano di aver agito con un obiettivo preciso: la tutela ambientale della Palmaria, senza conoscere gli ulteriori sviluppi emersi dall’indagine.
“Accettiamo i verdetti, ma rivendichiamo con orgoglio la bontà delle nostre azioni: ogni nostra iniziativa è stata fatta unicamente in nome della legalità e dell’interesse pubblico”, afferma Legambiente, che richiama anche il ruolo svolto dalle denunce e dall’attività di monitoraggio nella vicenda che ha investito la giunta regionale ligure. Le spese legali, avverte il circolo spezzino, rischiano ora di limitare la possibilità di proseguire il lavoro di vigilanza e le future iniziative.
La raccolta è aperta sulla piattaforma GoFundMe, ma è possibile contribuire anche con un versamento diretto sul conto corrente dell’associazione, con Iban IT87Z0623049832000043892267 e causale “ricorso Palmaria”. Oltre alle donazioni, i promotori chiedono di diffondere l’iniziativa per raggiungere altre persone sensibili alla tutela dell’isola.
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