Pregnolato a Radio Picco: “Spezia spregiudicato, a Ravenna verrà per vincere”

“Ho fatto tre anni bellissimi a Spezia, specialmente il primo, e otto anni da calciatore e due da allenatore a Ravenna. È una partita emozionante per me che mi porta indietro di qualche anno, tra due squadre che giocheranno a viso aperto”. Non dimentica il passato, Giuseppe Pregnolato, spezzino per oltre cento volte tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, che in diretta su Radio Picco, la trasmissione in onda su RLV – La Radio a Colori, analizza la sfida tra il suo passato: Ravenna-Spezia. “Non ho ancora visto lo Spezia dal vivo ma solo in tv, con Pescara e Reggiana. Giocano un calcio moderno, spregiudicato, con un allenatore giovane che ha creato una squadra bella da vedere. E lo spettacolo c’è sempre”.

Troppo presto per parlare di partita decisiva?
“Forse sì perché è solo la decima di campionato, ma cinque punti di vantaggio sono pesanti. Il Ravenna non deve sbagliare ma è pronto a queste sfide, tra l’esperienza dei calciatori e di Mandorlini. Perdere vorrebbe dire scendere a -8, mentre lo Spezia anche con un passo falso sarebbe davanti. In ogni caso non possono nascondersi: sono due squadre costruire per salire. Lo Spezia ha cambiato tutto con una squadra giovane, il Ravenna è ripartito con giocatori importanti per puntare al vertice del campionato”.

Un gruppo così giovane come lo Spezia rischia di pensare ai due risultati su tre per questa partita?
“Non penso. Lo Spezia gioca in maniera spregiudicata, farà la partita per vincere. Il Ravenna ha giocato esperti e non dovrà perdere, sicuramente il pensiero sarà su quello. La squadra di Turati ne ha vinte otto di fila, non verrà qui per giocare per difendersi nel calcio moderno che gioca, molto moderno. Il Ravenna gioca un buon calcio, come dimostrato col Campobasso, e ha qualcosa in più dal punto di vista dell’esperienza”.

In panchina una sfida generazionale, Turati contro Mandorlini. 
“Turati è un emergente che ha imparato molto da Italiano, portando qualcosa di diverso allo Spezia. Mandorlini ha vinto campionati, è esperto e sa come preparare le partite e conosce la lunghezza dei campionati. Sarà un bel duello tra il giovane e l’esperto”.

Lei lavora a Ravenna con l’ex spezzino Simone Groppi. 
“È il capo scouting, io lo aiuto guardando qualche giovane e seguendo anche la Serie C. Sono due anni che ricopro questo ruolo che mi piace molto, vedendo belle partite e giovani interessanti”.

Da ex centrocampista, un giudizio su Capomaggio. 
“Un giocatore di spessore che ha preso per mano la squadra. Turati gli ha dato i compiti e lui fa filtro e detta i tempi. È molto importante, in uno Spezia che ha un centravanti molto forte come Mazzocchi e con una panchina lunga. Sono costruiti per fare un bel calcio ed essere competitivi al vertice. Dopo un pareggio e otto vittorie non ci si può nascondere, peraltro con un entusiasmo che a Spezia ti fa sollevare da terra. Ricordo bene la Curva Ferrovia, straordinari”.

Tre anni a Spezia e il rimpianto di Lucca. Ancora è un pensiero?
“Sì, lo ammetto. Ci sentiamo spesso tra ex compagni, i ricordi sono per quell’ultima partita. Giocammo un campionato straordinario dopo essere partiti con l’obiettivo di salvarci. Arrivai io con Tacchi, Chiappino, gente importante, e il rammarico più grande è per la partita di Lucca con tremila spezzini al seguito. Fa sempre male ripensarci, ci credevamo tutti ed è stato un peccato”.

Allo Spezia l’incontro con Sergio Carpanesi, scomparso recentemente. 
“Era il maestro, ti dava tutte le informazioni che a quel tempo non esistevano. Sapeva tutto di tutti, il mister è stato una persona che a Spezia ha dato tanto ma anche a me. Sono arrivato che avevo 25 anni, con la sua esperienza mi ha fatto crescere. Era una persona eccezionale”.

In quegli anni anche la sfida al Napoli di Maradona in Coppa Italia. 
“Giocammo a Livorno perché il Picco non era disponibile. C’era Maradona, ma anche Carnevale, Careca, un’esperienza indimenticabile, l’apice di quei tempi. Poi lo Spezia in Serie A ci è arrivato, giocando con i colossi, ma in quegli anni era impensabile. Ricordo una partita con l’Inter decisa da Klinsmann: se sfoglio i ricordi della memoria escono queste cose”.

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