Nel contratto da quasi tre miliardi di euro per la vendita di tre Fremm Evo al Portogallo sono comprese anche modifiche per 63 milioni per ciascuna delle tre navi e 461 milioni per manutenzioni durante il ciclo di vita delle unità. Lo ha comunicato ieri il ministero della difesa Nuno Melo durante un’audizione presso la commissione difesa dell’Assembleia da República. Il rappresentante del governo ha fornito dettagli sul più importante piano di investimenti per la Marina Portoghese da decenni, che sarà finanziato attraverso il programma europeo Safe.
In particolare le Fremm lusitane acquistate da Fincantieri dovrebbero differire dalle omologhe italiane, due delle quali sono oggi in costruzione presso il cantiere di Riva Trigoso, per le caratteristiche antidroni, alcuni sensori, il sistema di comando e controllo, quello di comunicazione, e altri particolari che saranno garantiti da produttori nazionali. “L’8.3% della commessa sarà realizzata da industrie portoghesi con un ritorno di 325 milioni di euro”, ha spiegato Melo. L’operazione ha subìto le critiche di parte dell’opposizione, che ha denunciato come la spesa totale del programma potrebbe essere molto più alta di quanto preventivato contando il tasso di interesse e le fluttuazioni inflazionistiche dei prossimi decenni. Oltre all’acquisto delle navi, il Portogallo dovrà modificare la base navale di Lisbona per poter ospitare le nuove fregate che hanno un dislocamento da 6.500 tonnellate.

Nelle stesse ore diversi media di settore belgi riportano la notizia che anche il Belgio starebbe convergendo sulle Fremm Evo italiane per il proprio programma di rinnovamento della Marina. L’elemento dirimente sono i ritardi accumulati dal programma congiunto con l’Olanda, da cui il governo tenterebbe di uscire cercando un’alternativa che permetta di accorciare i tempi dell’entrata in servizio delle nuove navi. L’opzione sarebbe stata discussa anche durante la visita a Roma del primo ministro Bart De Wever a inizio dello scorso mese.
Un contesto che rischia di mettere sotto pressione i cantieri della divisione militare di Fincantieri, a partire dal Muggiano. Per questo nel piano industriale 2026-2030 presentato a dicembre 2025 si faceva già riferimento esplicito al “raddoppio della capacità produttiva dei cantieri italiani nel business della Difesa, per far fronte all’accelerazione della domanda nazionale ed internazionale”. Fincantieri attende commesse per 5 miliardi di euro nei prossimi mesi.

Il cantiere spezzino, che domani consegnerà il pattugliatore polivalente d’altura Millelire alla Marina Militare, dovrebbe poter liberare alcuni spazi grazie all’installazione di una nuova linea di produzione sottomarini all’interno dell’arsenale militare. Spazi che sarebbe dedicati proprio al programma Fremm Evo, che importa dai ppa alcune soluzioni tecnologiche sviluppate insieme a Leonardo. Eventuali eccedenze di lavoro passate a Castellammare di Stabia. Il Muggiano perderebbe, in un certo senso, l’esclusività degli allestimenti.
Il riconfigurato polo spezzino, con una gamba al Muggiano e una presso l’arsenale marittimo, potrebbe arrivare a regime a produrre una fregata ogni 18 mesi e un sottomarino ogni anno. In questo senso, a luglio scorso, Fincantieri ha firmato un aggiornamento del contratto con Occar per gli U212NFS anticipando la consegna del quarto e ultimo battello per la Marina Militare dal 2034 al 2032.
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