E’ sottoscritta da 32 dirigenti scolastici, tra quelli ancora in servizio e quelli in pensione, la nota stampa che replica all’interrogazione presentata dal consigliere regionale di Futuro nazionale, Gianmarco Medusei, sul tasso di bambini stranieri in due classi della scuola primaria del 2 Giugno. “In merito a quanto apparso oggi sulla stampa riteniamo opportuno fornire alcuni elementi di chiarezza, anzitutto sul piano normativo. La scuola dell’obbligo (6-16 anni) non può scegliere quali minori accogliere sulla base della loro cittadinanza. L’articolo 34 della Costituzione stabilisce che “la scuola è aperta a tutti” e il Testo unico sull’immigrazione dispone espressamente che i minori stranieri presenti sul territorio siano soggetti all’obbligo scolastico e godano, al pari degli altri, del diritto all’istruzione. Il DPR 394/1999 precisa inoltre che la loro iscrizione avviene secondo le medesime condizioni previste per i minori italiani e può essere richiesta anche in corso d’anno”.
Tra i dirigenti scolastici figurano Cristina Spinucci del Liceo Mazzini della Spezia, Michele Buongiovanni dell’Isa 4 della Spezia, Stefania Camaiora dell’Isa 18 Arcola-Ameglia, Andrea Minghi del Cpia della Spezia, Tiziano Lucchin dell’Isa 7 della Spezia, Simonetta Bettinotti dell’Istituto comprensivo Vezzano Ligure-Santo Stefano Magra, Rossella Capozzo dell’Isa 10 di Lerici, Letizia Vitiello dell’Isa 8 della Spezia, Silvia Mannoni dell’Istituto comprensivo di Riccò del Golfo-Isa 5, Silvia Arrighi dell’Istituto alberghiero “G. Casini”, Maria Cristina Rosi dell’Iis “Capellini-Sauro”, Martina Feola del Liceo Costa della Spezia, Simona Lorenzini dell’Isa 23 di Levanto, Otello Coccia dell’Istituto omnicomprensivo della Val di Vara, Elsa Daniela Novelli dell’Iis “Einaudi-Chiodo”, Marcello Lupo dell’Istituto comprensivo Isa 1 “Don Milani”, Fabrizio Rozzi dell’Istituto comprensivo “I. Alpi” di Sarzana, Tiziana Rapisarda dell’Istituto comprensivo Bolano-Isa 20 di Ceparana e Gessica Caniparoli dell’Iis V. Cardarelli.
All’elenco si aggiungono i dirigenti scolastici in quiescenza Antonio Fini, Andrea Cornetto, Paola Ardau, Maria Angela Rebecchi, Francesca Del Santo, Sara Cecchini, Grazia Geranio, Chiara Murgia, Antonella Minucci, Margherita Gesù, Linda Raggio, Maria Torre e Paolo Manfredini.
“Il dirigente scolastico è naturalmente tenuto ad applicare i criteri generali definiti dagli organi collegiali e, in particolare, dal Consiglio di Istituto per la formazione delle classi e, in caso di eccedenza delle domande rispetto alla capacità ricettiva della scuola, i criteri di precedenza deliberati dallo stesso Consiglio. Tali criteri, tuttavia, devono necessariamente operare nel rispetto delle norme sovraordinate e del diritto all’istruzione.
È opportuno ricordare – proseguono i dirigenti scolastici – che le indicazioni ministeriali sull’accoglienza degli alunni con cittadinanza non italiana individuano “di norma” nel 30% la presenza massima nelle singole classi. È però altrettanto importante precisare che non si tratta di un limite assoluto e automatico: le stesse disposizioni prevedono deroghe e collegano il rispetto di tale indicazione alla situazione linguistica degli alunni e, soprattutto, a una programmazione dei flussi delle iscrizioni a livello territoriale, attraverso azioni coordinate fra Ufficio scolastico, enti locali e Prefettura”.
I dirigenti sottolineano a questo la situazione particolare che si è venuta a creare negli anni nel comprensorio del 2 Giugno. “Una scuola inserita in un quartiere nel quale negli anni si è determinata una forte concentrazione di famiglie provenienti da contesti migratori non possiede, da sola, gli strumenti per modificare la distribuzione della popolazione scolastica sul territorio. Se i flussi abitativi e le conseguenti iscrizioni non vengono governati attraverso una politica territoriale coordinata fra le diverse istituzioni, chiedere alla singola scuola di rispettare matematicamente una determinata percentuale significa attribuirle una possibilità di intervento che essa, nei fatti e nella normativa, non possiede.
Chiedere alla dirigente scolastica di “giustificare” la presenza di questi bambini e di “impedire classi praticamente di stranieri” significa addossare alla scuola la responsabilità di fenomeni demografici e sociali che riguardano l’intera città e significa soprattutto trasformare i bambini in un problema, atteggiamento radicalmente contrario ai principi costituzionali sui quali si fonda il sistema scolastico”.
E ancora: “Occorre inoltre evitare di sovrapporre automaticamente cittadinanza non italiana e difficoltà linguistica. Le stesse indicazioni ministeriali contemplano l’innalzamento della soglia quando gli alunni, pur avendo cittadinanza straniera, possiedono adeguate competenze in italiano, come avviene frequentemente per bambini nati in Italia o che hanno svolto qui l’intero percorso scolastico.
Il problema della concentrazione degli alunni con background migratorio in alcune scuole della città è certamente reale e merita attenzione. Ma è un fenomeno che non nasce oggi e che richiede risposte strutturali: politiche abitative e territoriali, coordinamento delle iscrizioni fra istituti, risorse per l’alfabetizzazione e la mediazione linguistica e un effettivo intervento degli organismi territoriali competenti”.
“Proprio per questo, dopo molti anni nei quali queste dinamiche si sono progressivamente consolidate, sarebbe auspicabile che l’attenzione oggi manifestata si traducesse in un confronto concreto tra scuola, Comune, Ufficio scolastico e istituzioni competenti.
Le scuole possono e devono fare la propria parte; non possono però essere chiamate a risolvere autonomamente un fenomeno demografico e sociale che si è costruito nel corso di almeno due decenni“, concludono i 32 dirigenti scolastici.
Sul tema si è espressa in giornata anche la segretaria della Flc Cgil della Spezia, Laura Scotti.
“Gli attacchi volgari e scomposti rivolti alla dirigenza del complesso scolastico 2 Giugno sono inaccettabili e meritano una risposta ferma, soprattutto perché rischiano di alimentare una rappresentazione della scuola pubblica e dei suoi studenti lontana dalla realtà”, esordisce Scotti.
“Partiamo da un dato fondamentale: l’autonomia delle istituzioni scolastiche non è un capriccio dei dirigenti, ma un principio previsto dalla Costituzione. L’articolo 117 riconosce espressamente l’autonomia delle istituzioni scolastiche nell’ambito dell’istruzione. Le scuole, dunque, hanno il dovere e la responsabilità di assumere le proprie decisioni nel rispetto delle norme, del contesto in cui operano e soprattutto dell’interesse degli studenti”.
“Anche la composizione delle classi – prosegue Scotti – non avviene sulla base di valutazioni arbitrarie. Esistono indicazioni ministeriali, tra cui quella che prevede come riferimento un limite del 30 per cento di alunni con cittadinanza non italiana per classe, ma la formazione delle classi deve tenere conto anche di criteri pedagogici, didattici e di inclusività. Ridurre tutto questo a una contrapposizione tra studenti italiani e studenti stranieri significa non conoscere il funzionamento della scuola e, soprattutto, alimentare una contrapposizione che nella realtà quotidiana delle nostre aule non esiste.
Gli studenti di origine straniera che frequentano le nostre scuole nella stragrande maggioranza dei casi parlano italiano, vivono il nostro territorio, condividono esperienze, amicizie e percorsi educativi con i loro compagni. Molti sono nati in Italia o sono arrivati nel nostro Paese da bambini e sono, a tutti gli effetti, parte della nostra comunità. Non rappresentano un ostacolo alla crescita degli altri studenti: al contrario, la presenza di culture, storie e percorsi differenti può rappresentare una straordinaria occasione di confronto e di arricchimento reciproco”.
“Per questo – aggiunge la segretaria provinciale di Flc Cgil – è particolarmente grave che si cerchi di trasformare una normale scelta organizzativa della scuola in un caso politico, utilizzando la presenza di ragazzi di origine straniera come bersaglio. Il retrogusto di questi attacchi è amaramente discriminatorio e rischia di trasformare ragazze e ragazzi in strumenti di una campagna elettorale che sembra essere già cominciata, giocata sulla pelle degli ‘stranieri’”.
“La scuola pubblica – conclude Scotti – non può essere trascinata dentro questa logica. È un presidio democratico, un luogo nel quale si impara a conoscere, a confrontarsi, a rispettare le differenze e a sviluppare pensiero critico. È esattamente il contrario della logica dei muri e delle contrapposizioni. Non lo diciamo soltanto noi: proprio ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, all’inaugurazione dell’anno scolastico, ha ricordato che la scuola deve includere, che è la principale leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati, ribadendo che la scuola è aperta a tutti e deve contribuire a unire e non a creare barriere. E’ questa la scuola che difendiamo: una scuola pubblica, inclusiva, plurale, capace di educare alla cittadinanza e alla democrazia. E chi la dirige e chi ci lavora merita rispetto, non attacchi personali e strumentali”.
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