Il passaggio di Gianmarco Medusei da Fratelli d’Italia a Futuro Nazionale e il suo conseguente ingresso nel gruppo misto di maggioranza accendono il confronto politico in consiglio comunale alla Spezia. A sollevare il tema è stata la capogruppo del Partito democratico Martina Giannetti, che attraverso un question time sottoscritto dai consiglieri dem ha chiesto al sindaco Pierluigi Peracchini di chiarire quale sia oggi il perimetro della maggioranza e, in particolare, quale sia il rapporto con Futuro Nazionale.
Giannetti ha definito il passaggio di Medusei un fatto politicamente rilevante, soprattutto perché avvenuto in un contesto nel quale Futuro Nazionale non sostiene il Governo nazionale e alcuni suoi esponenti locali hanno espresso pubblicamente posizioni critiche nei confronti dell’amministrazione Peracchini, arrivando a dichiarare di non voler sostenere il centrodestra alle prossime amministrative. Un quadro che, secondo la consigliera dem, rischia di produrre contraddizioni anche all’interno dell’aula consiliare.
“Semplicemente chiediamo al sindaco che cosa ne pensi di questo fatto politico, se effettivamente Futuro Nazionale sostiene la sua maggioranza, se ne condivide i valori e magari anche se c’è una formula in grado di spiegare queste contraddizioni”, ha detto Giannetti.
La capogruppo Pd ha richiamato anche le differenze tra le linee programmatiche dell’amministrazione e il programma recentemente pubblicato da Futuro Nazionale, sostenendo che le divergenze potrebbero emergere non soltanto nelle mozioni (come sarebbe accaduto poco dopo sull’urgenza della mozione a sostegno dell’Olandese volante), ma anche nella discussione sui provvedimenti dell’amministrazione.
La risposta di Peracchini ha spostato il terreno del confronto dal quadro politico nazionale e dalle posizioni di Futuro Nazionale al rapporto tra mandato elettorale e voto in consiglio comunale. “Potrei rispondere semplicemente dicendo che la democrazia e la libertà vanno accettate quando piace e quando non piace, però c’è un passaggio che sono le elezioni”, ha esordito il sindaco, ricordando le tornate elettorali del 2017 e del 2022 e il programma condiviso dalle liste civiche e dai partiti del centrodestra.
Peracchini ha rivendicato il lavoro svolto dalla sua amministrazione, elencando gli interventi realizzati nel corso dei due mandati: dal risanamento del bilancio alle opere sulle reti fognarie, idriche e del gas, dalla riqualificazione e messa in sicurezza delle scuole ai progetti sul turismo e sull’ambiente, fino al nuovo modello di gestione dei rifiuti, al Miglio Blu, al polo universitario e ai nuovi parcheggi.
“Non c’è nessuna novità da questo punto di vista”, ha detto il sindaco, ribadendo quale sia, a suo giudizio, il criterio per stabilire il perimetro della maggioranza: “C’è un programma, chi lo vuol votare è chiaramente in maggioranza, chi non lo vuol votare non sarà in maggioranza”.
Il passaggio più politico della replica è arrivato però quando Peracchini ha contestato al Pd di non aver sollevato, in precedenza, un’altra questione che a suo giudizio avrebbe avuto un peso ancora maggiore sul piano della coerenza con il mandato degli elettori. Il riferimento è stato alla consigliera Gabriella Crovara, eletta in una delle liste civiche del sindaco e successivamente passata all’opposizione.
“Quando viene tradito il mandato degli elettori penso che in democrazia sia uno sgarbo grave e qui è successo”, ha affermato Peracchini, ricordando che per essere eletti in consiglio comunale servono i voti raccolti dalla lista.
“Neanche una parola avete detto”, ha accusato il sindaco rivolgendosi ai consiglieri del Pd. “Guardate che in democrazia queste sono ferite, che allontanano dalla politica”.
Lo scambio ha così messo in evidenza due letture diverse del passaggio di Medusei. Per il Pd, il punto è capire se l’ingresso di un esponente di Futuro Nazionale nel gruppo misto di maggioranza corrisponda anche a un effettivo sostegno politico all’amministrazione e come questo possa conciliarsi con le posizioni assunte dal nuovo partito.
Per Peracchini, invece, il discrimine resta il programma sulla base del quale è stato ottenuto il mandato elettorale: chi lo sostiene attraverso il voto in consiglio fa parte della maggioranza, mentre chi lo respinge si colloca fuori. Nei prossimi mesi di avvicinamento al voto per elezioni amministrative 2027 diranno quale sia l’interpretazione più corretta.
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