Creare nuove connessioni industriali, mettere in relazione competenze e imprese e trasformare una comune vocazione per il mare in nuove opportunità di collaborazione. È questo il senso della missione internazionale che in questi giorni porta in Liguria una delegazione della provincia canadese del Québec, impegnata in un programma che coinvolge Genova, La Spezia e Livorno e che mette attorno allo stesso tavolo aziende, istituzioni, università, cluster tecnologici e mondo della ricerca. Un’iniziativa nella quale il Distretto Ligure delle Tecnologie Marine e il Polo DLTM giocano un ruolo centrale, con l’obiettivo di rafforzare i rapporti tra due territori geograficamente lontani ma accomunati da una forte vocazione marittima e da filiere tecnologiche che possono trovare importanti punti di contatto. Visite agli stabilimenti, incontri con le imprese e momenti di confronto sono l’occasione per capire dove possano nascere nuove partnership e quali spazi ci siano per l’internazionalizzazione del sistema ligure. “Abbiamo organizzato questa interessantissima iniziativa dove, grazie ai rapporti che abbiamo intrapreso durante questi anni e alla nostra attività a livello di distretto, abbiamo organizzato questa missione dall’altro lato dell’Atlantico per portare qui una delegazione multisettoriale proveniente dal mondo istituzionale, dal mondo industriale, dal mondo della formazione e training. Parliamo di una trentina di persone e cos’ faremo incontrare i nostri due ecosistemi”, racconta Davide Ritarossi, project manager del Dltm, ai microfoni di Blue Talk, il format settimanale di Rlv – La Radio a colori, dedicato al mondo del mare.

Migliaia di chilometri di distanza tra le due realtà, eppure ci sono delle analogie: “Vero, ci sono molti punti in comune e la prima cosa che viene in mente è il fatto che entrambe ci affacciamo sul mare: sia il Quebec che la Liguria, ovviamente, hanno un’economia e soprattutto una società che vive, si alimenta e si sviluppa attraverso le attività marittime e ovviamente in questo il settore navale, il settore della Blue Economy è tra i principali motori di sviluppo di entrambe le regioni. Ciò che andiamo ad approfondire sono ovviamente la possibilità di stabilire dei legami comuni, sia per accordi commerciali, di partnership, ma soprattutto per poter cercare di capire quali conoscenze e skills specifiche possiamo vicendevolmente scambiarci. La Liguria è una regione molto forte in ambito di ricerca e innovazione nel settore dell’economia del mare e il Quebec, dall’altra parte, ha delle linee di sviluppo strategiche, soprattutto in questi ultimi anni, che potrebbero essere di grande interesse per il nostro ecosistema industriale della ricerca e dell’innovazione. Quindi ci sono ottimi presupposti per poter sviluppare una cooperazione fruttifera”. Di grande interesse il settore della cantieristica navale, ognuno con la propria zona di influenza geografica: “Il nostro obiettivo, il nostro focus in termini di mare è ovviamente il Mediterraneo, il loro invece è l’Atlantico. Nonostante questa differenza, ci sono delle linee comuni e considerando la situazione internazionale attuale, direi che tutto quello che riguarda la protezione delle aree marittime e soprattutto la protezione delle infrastrutture marittime è elemento comune”. Un Dltm che dialoga: con l’Università di Genova così come con l’Accademia italiana della Marina Mercantile: “Il nostro obiettivo, il nostro ruolo all’interno dell’ecosistema regionale è quello di fungere da aggregatore, da integratore – continua Ritarossi ai microfoni di Matteo Cantile -. Noi abbiamo una visione su quelle che sono le necessità, ma anche su quelli che sono i punti per poter sviluppare business, ma anche ricerca e innovazione. Abbiamo coinvolto ovviamente l’Università, che oltre a essere un nostro associato e soprattutto uno dei nostri soci fondatori è un polo d’eccellenza per quanto riguarda l’industria navale e anche le attività marittime. Abbiamo l’Accademia della Marina Mercantile, un’altra organizzazione di eccellenza nella formazione professionale, però per poter dare una visione più ad ampio spettro di quello che è l’ecosistema della Blue Economy con un taglio più sul settore navale. Queste sono solo alcune delle organizzazioni perché ovviamente abbiamo coinvolto lato industriale tra associati e partner e abbiamo coinvolto anche le istituzioni. Abbiamo cercato di dare una rappresentazione globale di quelle che sono le dinamiche all’interno dell’ecosistema”. E poi nel contesto della missione, c’è un momento che sarà molto significativo, quello cioè della firma di un memorandum of understanding: “Il documento che stiamo firmando rappresenta un po’ il coronamento di quelli che sono questi anni di interlocuzioni. È un protocollo d’intesa dove abbiamo previsto di rafforzare i legami reciproci e soprattutto di poter lavorare congiuntamente in termini di sviluppo condiviso delle nostre attività ma soprattutto in termini di creazione di programmi di cooperazione internazionale tra istituzioni, tra il mondo dell’industria e anche il mondo dell’accademia, della ricerca e della formazione. Questi sono i contenuti fondamentalmente del memorandum. Il nostro obiettivo, nostro e di Naval Quebec, è quello di portare al tavolo gli attori principali dell’ecosistema perché intraprendano dei percorsi condivisi”.

Dltm che dialoga, Dltm che, soprattutto, aggrega: “Il nostro ruolo, il nostro obiettivo, la nostra attività ruota tutto attorno all’aggregazione di competenze, l’integrazione di quelle che sono le capacità dei vari associati. Dobbiamo immaginare il distretto all’interno di una rete, all’interno di un network. Il nostro sforzo principale è quello di collegarli insieme. Da una parte abbiamo il mondo della ricerca che comprende ovviamente l’università, ma comprende anche gli enti di formazione e soprattutto anche gli enti di ricerca pubblici. Dall’altra abbiamo il mondo industriale con piccole e medie imprese ma anche grandi aziende. Poi abbiamo il mondo delle istituzioni a livello locale che regionale e dal principio abbiamo anche ovviamente degli ottimi collegamenti a livello centrale, a livello nazionale. Il nostro obiettivo è far interloquire tutti gli attori all’interno di questa rete. La nostra capacità è quella di capire quali sono, anzi cercare di interpretare quelle che sono le necessità di tutti questi attori per poi creare dei progetti o diciamo dei programmi di sviluppo che siano funzionali appunto le loro necessità”.
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