Sarebbero state le gravissime ferite riportate alla testa, con ogni probabilità provocate da un’elica, a determinare la morte di Sebastiano Piaggi, il 21enne di Riccò del Golfo morto lo scorso Ferragosto nelle acque di fronte a Porto Venere dopo essere stato sbalzato in mare dal gommone sul quale si trovava insieme a quattro amici.
È quanto emerge dall’autopsia svolta oggi sul corpo del giovane, il cui cadavere era stato recuperato giovedì scorso, cinque giorni dopo la tragedia, proprio nella zona in cui si erano perse le sue tracce. Le ricerche erano iniziate nel pomeriggio del 15 agosto e avevano coinvolto numerosi mezzi e operatori: l’ipotesi più accreditata è che il corpo possa essere rimasto incagliato in qualche punto del fondale, rendendone impossibile l’individuazione attraverso i sonar utilizzati durante le ricerche.
L’esame autoptico ha evidenziato, nella parte sinistra della testa, tre profonde ferite parallele, accompagnate dalla frattura delle ossa craniche e da una significativa emorragia. Secondo quanto emerso, la causa più probabile della morte sarebbe dunque riconducibile alle lesioni provocate dall’elica di una imbarcazione. Saranno le fasi successive delle indagini a dire se l’urto è avvenuto con la girante del gommone sul quale viaggiava il ragazzo – e dal quale era caduto in mare anche un altro passeggero, individuato e recuperato a bordo – o con quella di un altro natante.
Il quadro riscontrato dai medici legali fa ritenere inoltre probabile che Sebastiano abbia perso immediatamente conoscenza dopo aver riportato le ferite. Nei polmoni è stata riscontrata una notevole presenza di liquido, elemento compatibile con un annegamento terminale, avvenuto dopo la perdita di coscienza. Le lesioni alla testa, tuttavia, erano di tale gravità che, anche qualora il giovane non fosse rimasto in mare, avrebbero con ogni probabilità comunque portato alla morte.
All’autopsia hanno preso parte la dottoressa Susanna Gamba, consulente nominata dalla Procura della Repubblica del Tribunale della Spezia, il dottor Roberto Marruzzo, nominato dai legali del giovane che si trovava al timone del gommone, il dottor Francesco Ventura, consulente nominato dai legali della famiglia di Sebastiano, e il dottor Marco Filippo Scaglione, nominato dalla società di locazione del natante.
Le indagini erano state avviate immediatamente per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità. Attualmente l’unico indagato è il giovane che si trovava al timone del gommone al momento dell’incidente. Nessuno dei quattro ragazzi presenti a bordo insieme a Sebastiano è risultato positivo agli accertamenti sull’alcol.
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