Addormentati sui divanetti all’esterno della sede della Croce rossa di Ameglia, oppure in qualche spiaggia nelle vicinanze, ancora con i postumi della sera precedente. Nella natura del volontario c’è il donarsi agli altri e quindi, non di rado, i militi hanno offerto loro la colazione e li hanno aiutati a riprendersi. Potrebbe accadere ovunque, in estate, quando il sole cala più tardi e la voglia di stare fuori serve anche per lasciarsi alle spalle una brutta giornata, se non fosse che i protagonisti di episodi come questo sono ancora minorenni e hanno meno di quindici anni.
La testimonianza arriva proprio dall’ente di soccorso della Val di Magra che nell’ambito dei suoi servizi, almeno una volta a settimana, interviene per soccorrere un minorenne che ha esagerato con l’alcol. A fornire l’istantanea di un comportamento non più isolato è il presidente del Comitato della Croce rossa di Ameglia Daniele Paganini, anche testimone diretto in alcuni soccorsi di giovanissimi che hanno conosciuto troppo presto gli alcolici.
“Nel periodo estivo ci confrontiamo spesso con situazioni come queste – racconta -. Molti adolescenti cercano di raggiungere le feste in spiaggia con ogni mezzo disponibile: qualcuno arriva a piedi anche dai comuni limitrofi, altri ancora in monopattino. Abbiamo potuto constatare che alcuni arrivano in condizioni già al limite e non vengono fatti accedere alle serate. Il punto è proprio questo: sono tanti i minorenni che assumono alcolici, anche di elevata gradazione alcolica, prima di giungere a destinazione magari nascondendo le bevande nella zona dove vogliono trascorrere la serata per poi assumerle. Un copione che si ripete: si sentono male e arriviamo noi”.
Per quello che succede dopo non c’è un lieto fine. “Nei casi peggiori, almeno dal punto di vista sanitario, è il ricovero in ospedale per un’intossicazione etilica – prosegue il presidente – e non mancano situazioni altrettanto dolorose da un punto di vista emotivo. Molti di questi ragazzi vengono lasciati soli dal loro gruppo, lo stesso magari con il quale poco prima hanno condiviso gli alcolici, mentre noi ce ne stiamo prendendo cura. In altre situazioni siamo riusciti anche a contattare i loro adulti di riferimento che ci hanno risposto che in quel momento proprio non potevano raggiungerli. Non è sempre così chiaramente, ma ci siamo confrontati anche con la solitudine di questi adolescenti. Tanti sono imbarazzati, alcuni piangono, ma più spesso di quello che sembra non si ricordano nemmeno perché sono circondati da persone che gli misurano i valori e cercano di tenerli svegli. L’immagine che arriva a noi è di tanti ragazzi che non hanno una figura di riferimento e sono soli, senza alcuna distinzione di sesso o provenienza”.
È come se ci fosse un muro, per superarlo però servirebbe idealmente una scala. “La prevenzione – sottolinea Paganini – lo è, ma servono piazze e disponibilità. Confrontarsi con l’adolescenza non è semplice. Nelle nostre possibilità cerchiamo di diffondere la cultura del rispetto e della condivisione. Da questo punto di vista c’è un bel dialogo con alcune scuole della Val di Magra”.
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