Corte dei conti, contestati il rendiconto 2025 e le nomine dei nuovi dirigenti della Regione Liguria

La Procura regionale della Corte dei conti ha formulato una serie di rilievi sul rendiconto generale della Regione Liguria relativo all’esercizio finanziario 2025, chiedendo alla Sezione regionale di controllo di non parificare alcuni capitoli di spesa e di valutare la rimessione alla Corte costituzionale di diverse questioni di legittimità.
Le contestazioni sono contenute nella requisitoria illustrata dal procuratore regionale facente funzioni Silvio Ronci nell’ambito del giudizio di parificazione del bilancio. Sarà ora la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti a decidere se accogliere integralmente, in parte o respingere le richieste formulate dalla Procura.

Uno dei principali rilievi riguarda il finanziamento di 19,9 milioni di euro destinato ad Arpal, contabilizzato dalla Regione utilizzando risorse del Fondo sanitario regionale. Secondo la Procura, tali somme sarebbero state iscritte in bilancio facendo riferimento a una disciplina successivamente dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale, che ha stabilito come quei finanziamenti non possano gravare sul Fondo sanitario regionale in quanto non destinati ai Livelli essenziali di assistenza (Lea).
Per questo motivo la Procura chiede di dichiarare non parificabile il relativo capitolo di spesa e ritiene che anche il risultato di amministrazione, quantificato dalla Regione in un avanzo di 9,1 milioni di euro, non possa essere considerato attendibile.

La requisitoria, illustrata questa mattina nella Sala del Consiglio metropolitano di Palazzo Doria Spinola, si concentra anche sulla riorganizzazione della macchina amministrativa voluta dalla Giunta regionale. In particolare vengono analizzate le figure del segretario generale, del capo di Gabinetto, del direttore generale di coordinamento e del responsabile dell’attuazione del programma di governo.
Secondo il procuratore Ronci, la nuova struttura presenta “criticità” sotto il profilo della razionalità organizzativa e della conformità ai principi costituzionali di economicità, efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa. Tra gli aspetti evidenziati figurano il rischio di sovrapposizione delle competenze, la moltiplicazione dei livelli di coordinamento, l’incremento dei costi delle posizioni apicali e una possibile attenuazione della chiara attribuzione delle responsabilità amministrative.

In particolare, la Procura ritiene che la nomina del segretario generale al di fuori della dotazione organica regionale non sia costituzionalmente legittima. Analoga questione di legittimità costituzionale viene sollevata anche per la figura del direttore generale di coordinamento e per quella del commissario per l’edilizia sanitaria, introdotta dalla legge regionale del 2025.
Sotto osservazione anche il trattamento economico del segretario generale, che nel 2025 ha percepito complessivamente 304 mila euro. Secondo la Procura, la relativa disciplina regionale potrebbe risultare in contrasto con i limiti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale per la dirigenza pubblica, motivo per cui viene chiesto ai giudici contabili di investire della questione la Corte costituzionale e, nel frattempo, di dichiarare non parificabile il capitolo di spesa.
Tra i rilievi figura inoltre la disciplina dei sei commissari per l’edilizia ospedaliera, istituiti con una legge regionale del 2025. Per la Procura la normativa presenta profili di illegittimità costituzionale, poiché introduce una figura non prevista dalla legislazione statale e nominata senza procedure comparative. Contestata anche la spesa di 84 mila euro sostenuta nel 2025 per le loro retribuzioni.

Infine, la Procura richiama nuovamente l’operazione immobiliare realizzata nel 2011 attraverso Arte Genova per coprire parte del disavanzo sanitario, ritenendo che la Regione continui a rappresentarla contabilmente in modo non corretto, trattandosi sostanzialmente di una forma di indebitamento.
Nelle prossime settimane spetterà alla Sezione regionale di controllo pronunciarsi sulle richieste avanzate dalla Procura e stabilire se accogliere o meno i rilievi formulati.

Sul caso sono intervenuti anche il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Armando Sanna e il segretario del Partito democratico Liguria e consigliere regionale Davide Natale. “Per mesi Bucci ha liquidato le nostre denunce sull’organizzazione amministrativa e sulla dirigenza della Regione come polemiche strumentali. Oggi, invece, è il procuratore regionale della Corte dei conti a mettere nero su bianco criticità pesantissime, arrivando a sollevare dubbi ‘sotto il profilo della razionalità organizzativa e della conformità ai principi costituzionali di economicità, efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa’ per il segretario generale, il capo di Gabinetto, il direttore generale di coordinamento, il responsabile dell’attuazione del programma di governo e per la nomina del commissario per l’edilizia sanitaria. Tutte figure fortemente volute da Bucci e dalla sua Giunta – sottolineano i due dem -. Siamo di fronte alla conferma che tutte le nostre preoccupazioni erano fondate e che il modello di governance costruito da Bucci non risponde a criteri di efficienza e buon andamento dell’amministrazione, ma solo alla moltiplicazione di incarichi, livelli di coordinamento e costi a carico dei cittadini. Lo stesso procuratore evidenzia il rischio di sovrapposizione delle competenze, l’aumento delle posizioni apicali e perfino una retribuzione del segretario generale, che ha superato i 304 mila euro nel 2025, che eccede i limiti previsti dalla contrattazione collettiva. Da tempo denunciamo un capo di gabinetto che costa tre volte più del precedente, figure come il direttore generale di coordinamento e il responsabile del programma di governo che non trovano riscontro in altre Regioni e una macchina amministrativa sempre più pesante e costosa. Però, mentre si spendono centinaia di migliaia di euro per nuovi incarichi di vertice, la Giunta non ha soldi per assumere personale sanitario, abbattere le barriere architettoniche, investire nell’edilizia scolastica, rifinanziare il fondo per la morosità incolpevole o recuperare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzabile. Oggi la Corte dei conti certifica che le nostre critiche non erano campate in aria. Il Presidente Bucci riferisca al più presto in Consiglio regionale, chiarendo quali siano stati i criteri che hanno portato a queste scelte organizzative e retributive, oggi messe nettamente in discussione nella requisitoria del procuratore della Corte dei conti. I liguri hanno diritto di sapere”, concludono.

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