Risarciti con 440mila euro i sei nipoti di un ex arsenalotto morto di amianto

Il Tribunale di Genova ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire con oltre 440mila euro i sei nipoti di un ex dipendente dell’arsenale militare marittimo della Spezia, morto nel 2017 a causa di un mesotelioma pleurico riconducibile all’esposizione professionale all’amianto. La sentenza, depositata il 26 giugno scorso, riconosce ai familiari, patrocinati dall’avvocato Pietro Frisani, il “danno da perdita del rapporto parentale, ritenendo provata la responsabilità dell’amministrazione per non aver adottato adeguate misure di tutela nei confronti del lavoratore”.

I giudici hanno ricostruito la carriera dell’uomo, impiegato per decenni come meccanico e addetto alla sala macchine della Marina Militare, evidenziando come fosse stato esposto in maniera significativa alle fibre di amianto durante il servizio, sia a bordo delle navi sia nelle strutture dell’arsenale spezzino. La consulenza tecnica richiamata nella sentenza ha concluso che “proprio quell’esposizione ha causato, o comunque contribuito in modo determinante a causare, il mesotelioma che ne ha provocato il decesso”.

Il Tribunale ha inoltre respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero della Difesa, confermando l’applicabilità del termine più lungo previsto quando l’illecito civile integra anche una fattispecie penalmente rilevante, nel caso specifico quella di omicidio colposo aggravato per violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Nella motivazione viene ribadito che “il datore di lavoro aveva l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie per prevenire il rischio derivante dall’amianto, rischio la cui pericolosità era già conosciuta all’epoca dei fatti”. Secondo il giudice, non è stata fornita alcuna prova dell’adozione di adeguati sistemi di protezione, ventilazione o dispositivi individuali in grado di ridurre l’esposizione dei lavoratori alle fibre.




Arsenale marittimo


Per quanto riguarda il risarcimento, il Tribunale ha valorizzato l’intensità del legame affettivo tra il nonno e i nipoti, applicando le Tabelle di Milano 2024. È stato così riconosciuto un risarcimento di 90mila euro alla nipote che aveva convissuto con il nonno per quasi trent’anni e di 70mila euro a ciascuno degli altri cinque nipoti. Considerando rivalutazione monetaria, interessi e spese di giudizio, il valore economico complessivo della decisione sfiora i 500mila euro.

“Questa sentenza conferma che il danno parentale non può essere valutato sulla base di automatismi o del solo grado di parentela. Ciò che conta è la qualità del rapporto umano. Quando, come in questo caso, il nonno rappresenta una presenza quotidiana, un punto di riferimento affettivo ed educativo nella crescita dei nipoti, la sua perdita provoca un vuoto profondo che l’ordinamento ha il dovere di riconoscere e risarcire. È un orientamento che si sta consolidando e che restituisce dignità giuridica a legami familiari troppo spesso sottovalutati”, sottolinea l’avvocato Pietro Frisani che su questo tema ha ottenuto numerose pronunce negli ultimi anni.

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