Le Cinque Terre non sono soltanto un luogo: sono una soglia percettiva, un dispositivo di immaginazione che da oltre un secolo continua a generare sguardi, linguaggi, restituzioni. Dai paesaggi rielaborati da Telemaco Signorini, che nel secondo Ottocento contribuì a proiettarle oltre i confini locali, fino alla voce poetica di Eugenio Montale, che in quelle stesse scogliere riconobbe una grammatica dell’esistenza, il territorio ligure si è imposto come materia viva dell’arte. E ancora oggi, tra pratiche contemporanee e nuove forme di narrazione, continua a produrre interpretazioni, come se il paesaggio non si esaurisse mai, ma si riscrivesse a ogni sguardo.
In questa traiettoria si inserisce la residenza artistica di Marcela Gutiérrez, artista guatemalteca di rilievo internazionale, ospitata per l’intero mese di giugno al Santuario di Soviore. Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Parco Nazionale delle Cinque Terre e il Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, dentro un accordo avviato nel 2025 che mira a intrecciare patrimonio naturale e linguaggi dell’arte contemporanea. Non un semplice programma espositivo, ma un dispositivo di relazione: tra ricerca, territorio e comunità. L’idea è piuttosto netta: mettere in tensione il paesaggio con nuove forme di lettura, lasciando che l’arte non si sovrapponga al territorio, ma lo attraversi. In questa prospettiva, la residenza diventa spazio di ascolto prima ancora che di produzione.
La biografia di Gutiérrez restituisce la natura transnazionale della sua ricerca. Nata negli Stati Uniti e cresciuta in Guatemala, ha attraversato Messico, Londra, Parigi, New York e Ibiza, formandosi alla Central Saint Martins di Londra. La sua pratica si muove tra pittura, illustrazione e narrazione visiva, costruendo un lessico in cui figura umana, memoria, natura e trasformazione si sovrappongono senza gerarchie. Un percorso che l’ha portata anche a collaborazioni con realtà come Prada e Alexander McQueen, e alla realizzazione di copertine per artisti globali come Beyoncé. E la scelta del Santuario di Soviore non è certo neutra: parliamo del più antico santuario mariano della Liguria, immerso tra lecci e cipressi monumentali, affacciato sul sistema paesaggistico delle Cinque Terre. Qui la stratificazione è evidente: spiritualità, natura e presenza umana convivono da secoli in un equilibrio fragile e persistente. È un luogo che non si limita a ospitare, ma condiziona lo sguardo.
Proprio su questa relazione che insiste il Presidente del Parco Lorenzo Viviani, quando osserva che “al Santuario di Soviore niente sembra fuori posto”, perché il complesso religioso appare come parte organica del paesaggio. In questa continuità tra costruito e naturale, la residenza assume il senso di un attraversamento rispettoso: “Quando una presenza nasce dall’ascolto, può arricchire un territorio”. L’artista, in questo quadro, non aggiunge un segno estraneo, ma entra in una trama già esistente. Sulla stessa linea si colloca il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, che insiste sulla forza evocativa del territorio: “Cinque Terre e Golfo della Spezia sono luoghi che ispirano e affascinano, e meritano di essere raccontati attraverso l’arte contemporanea”. Peracchini sottolinea inoltre come il dialogo tra CAMeC e Parco rappresenti una sintesi tra tradizione e innovazione, in cui l’arte diventa anche strumento di partecipazione e crescita collettiva. E aggiunge che sarà significativo osservare “come l’identità del territorio verrà interpretata da uno sguardo internazionale come quello di Gutiérrez”, considerandone le opere come possibile eredità culturale condivisa. Per Andrea Corradino, presidente di Fondazione Carispezia, la residenza segna un passaggio ulteriore nel rafforzamento del ruolo del CAMeC come centro di produzione culturale. Il progetto, afferma, consolida un dialogo tra patrimonio e contemporaneità, creando “un ponte tra paesaggio e linguaggi del nostro tempo”, e rafforzando la funzione del museo come luogo di apertura e confronto internazionale. Anche il presidente del Comitato Tecnico e di Gestione del CAMeC, Giacomo Bei, insiste sulla dimensione conoscitiva dell’arte: “è uno strumento per vedere una bellezza che non è visibile a occhio nudo”. La residenza diventa così un tempo sospeso di osservazione e restituzione, in cui l’artista è chiamata a tradurre il territorio in pensiero visivo, e il territorio, a sua volta, si lascia reinterpretare.
Durante il soggiorno, Marcela Gutiérrez attraverserà le Cinque Terre entrando in relazione con luoghi, persone e storie. Il programma prevede anche un laboratorio aperto a bambini e famiglie, “A più Mani”, nell’ambito del CAMeC Lab, in programma il 29 giugno in Piazza Garibaldi a Monterosso, oltre all’apertura finale dello studio al Santuario di Soviore, momento di restituzione pubblica del lavoro svolto. Al termine della residenza verranno realizzate due opere originali: una entrerà nelle collezioni del CAMeC, l’altra resterà al territorio delle Cinque Terre, come traccia permanente di un incontro. Non una semplice documentazione dell’esperienza, ma una sua sedimentazione nel paesaggio.
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