Addio Igor Protti. Non si può essere bomber di tutti, ma si può essere ispirazione per molti

Storia vera diventata leggenda, entrata nel gergo dei tifosi. Misura delle occasioni calcistiche sprecate a comporre un’epica della sconfitta che è stato patrimonio degli amanti della maglia bianca fino a tempi recenti, che hanno ripagato di molte attese. Quella di Igor Protti diciottenne che lo Spezia sceglie per il campionato di serie C2 1985/86, convince il Rimini e il giovane promettente, salvo poi lasciarlo in attesa fuori da un’auto alla barriera di Santo Stefano Magra senza che nessuno vada ad accoglierlo per portarlo in sede e farlo firmare. ‘Aspetta al casello’ ghignano ancora i tifosi, forse i più giovani neanche consci dell’aneddoto generatore, quando emettono vibrazioni negative in fase di calciomercato su un potenziale acquisto.

Protti, che finì poi a varcare il casello di Livorno e costruire una favolosa storia di riconoscenza e promesse mantenute, se n’è andato oggi a soli 58 anni dopo una lunga malattia. Lo ricorda lo Spezia Calcio come “avversario di tante battaglie sportive sul rettangolo verde”. Quella maglia bianca solo sfiorata, ma a cui non riuscì mai a segnare pur avendoci giocato contro sette volte, caso più unico che raro per un attaccante di razza come lui diventato capocannoniere in tutte le categorie. Il Picco in particolare gli fu sempre indigesto, tanto da sbagliarci anche un rigore nell’autunno del 2000. Da lui mai un atteggiamento fuori dalle righe, una frase infelice o un gesto gratuito.




Tutti a Livorno!


 

L’annata dopo, con Spezia e Livorno che giocavano un calcio diverso rispetto a tutte le altre, riuscì a riportare gli amaranto in serie B dopo trent’anni e poi fino alle Coppe Europee. Lo aveva promesso a fine Ottanta, dopo aver lasciato per la serie A, di ritornare nei bassifondi della provincia e rendere l’amore che aveva trovato lì da debuttante. I bianchi, condannati agli spareggi da una sua rete a Treviso, soccombettero invece ai play off a una Triestina che era stata a lungo né carne né pesce.

Protti si ritirò nel 2005, idolo di una città, e lo Spezia tornò in serie B pochi mesi dopo. Finì il digiuno e finirono i decenni dei derby ogni settimana, di sogni di gloria feroci e di viaggi in treno. Un mondo piccolo che si bastava, in cui non c’erano i social network su cui fingersi esperti di ogni piazza e ad azzardarsi voce di ogni storia per un pugno di contatti. Di Igor disposti a tornare a dare dove si è ricevuto – o forse liberi di farlo fuori da ogni logica industriale pallonara – ce ne sono sempre meno. E allora, buona immortalità Protti. Non si può essere bomber di tutti, ma si può essere ispirazione per molti.

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