Sono oltre 370 le truffe portate a termine e tentate in provincia della Spezia dall’inizio dell’anno, una media di due al giorno, un dato che fa riflettere su un reato odioso che in questo territorio non conosce tregua. Da questo punto parte la nuova campagna di sensibilizzazione che questa mattina è stata ospitata al Basko di via Vittorio Veneto, in centro alla Spezia, e dove i Carabinieri in divisa hanno accolto le persone per spiegare loro come difendersi e sono emersi molti spunti, anche nuove e diverse modalità di truffa per agganciare le vittime. Ad accogliere i cittadini nelle prime fasi della mattinata anche il comandante provinciale Vincenzo Giglio. Tra le varie “sfumature” di truffa si sono aggiunte quella dell’incidente avvenuto a Carrara e della verifica dei documenti per essere esclusi dalle indagini. I truffatori una ne pensano e cento ne fanno.
In servizio per l’attività di sensibilizzazione a diretto contatto con i cittadini si sono schierati il maresciallo Ester Bruno e il carabiniere Gabriele Bianchi, incontrando le persone all’ingresso del supermercato. Il maresciallo Bruno ha sottolineato il riscontro positivo dell’iniziativa: “Anche da parte delle cittadine abbiamo avuto un bel feedback, nel senso che spesso erano loro che si fermavano per chiederci cosa facessimo lì. Noi lo spiegavamo e poi partiva la nostra campagna di sensibilizzazione. È bello entrare nel quotidiano, perché alla fine le persone vanno lì a fare la spesa e noi ne approfittiamo”.
Di fronte alle domande sulle nuove varianti di reato emerse dai racconti della gente, il comandante provinciale Vincenzo Giglio ha confermato che i truffatori hanno telefonato sul cellulare della vittima mostrando un numero che è apparso con il logo istituzionale e la scritta sotto “Carabinieri”, creandosi un finto profilo WhatsApp dopo aver verosimilmente incrociato le informazioni tramite i dati personali venduti dai call center o legati alle fidelity card.
Non sono mancati i dettagli sugli stratagemmi occorsi ad alcuni cittadini che si sono confidati con i Carabinieri presenti, como ha spiegato il comandante Vincenzo Giglio, il quale ha chiarito la scelta strategica del luogo: “Abbiamo fatto questa attività nelle parrocchie, nei consigli comunali, nei circoli di bocciofila, ma a fare la spesa ci vanno tutti. Quindi pure chi è distratto, chi non legge il giornale o non guarda la televisione frequenta questi spazi. Se si sceglie un luogo che rappresenta la nuova piazza degli anni Duemila, si incontra proprio tutta la popolazione, comprese le fasce trasversali: la persona anziana così come il nipotino con la nonna”.
Il comandante si è poi soffermato sui dati e sulla frequenza dei reati sul territorio dall’inizio dell’anno: “Negli ultimi cinque giorni ce ne sono state denunciate cinque, quindi almeno una al giorno. Il 5 giugno i casi erano 361 e siamo arrivati a 366 episodi andati a buon fine da gennaio. Questa mattina alcune persone mi hanno riferito che i truffatori sono arrivati a casa loro ma non li hanno fatti entrare, e questo porta il conteggio a superare le 370. Chi non subisce il raggiro spesso non fa denuncia, il che ci dà la misura di come la denuncia sia solo la punta dell’iceberg. Il sommerso è enorme, proprio perché i malviventi puntano a saturare il territorio”.
Giglio ha quindi dettagliato la struttura che si muove dietro ai raggiri e i metodi per isolare le vittime: “Si sono posizionati lì e hanno un call center alle spalle. Spesso le persone hanno raccontato di aver provato a richiamare il numero, scoprendo che non esiste. Questo fa capire che c’è un’organizzazione con una grande disponibilità di dati anagrafici e di numeri di telefono, che è riuscita a saturare le linee contemporaneamente”. Il comandante ha riportato l’esempio di una donna che ha consegnato il denaro credendo di aiutare un parente, poiché i malviventi le hanno tenuto occupato il telefono con continui squilli a vuoto per impedirle di ricevere altre chiamate, un sistema applicato soprattutto sui telefoni fissi ma anche sui cellulari.
Infine, il colonnello ha evidenziato la capacità di improvvisazione dei criminali e l’uso del linguaggio: “Hanno raccontato che la nipote sta bene ma che l’avvocato ha bisogno di soldi o che il giudice ha chiesto di fare una perizia. Hanno inventato tutto attraverso una storia verosimile, che non ha indotto a dubitare perché è stata esposta utilizzando un linguaggio adeguato alla situazione, con termini come giudice, procuratore, avvocato o consulente. I talk show di cronaca nera hanno riempito la testa con parole come perizia, consulenza o genetista; queste persone hanno cominciato ad acquisire questo vocabolario particolare e, quando l’interlocutore ha usato quelle parole, i cittadini hanno pensato che fossero veri professionisti. Sono termini ormai di uso comune che hanno reso la messinscena credibile”.
La campagna prosegue, fino al 14 giugno, anche in altri punti vendita in provincia della Spezia : i desk informativi dei Carabinieri saranno infatti attivi sia nel capoluogo presso il punto vendita di via Veneto, sia a Romito Magra