“Si aprono oggi gli Stati Generali della Bellezza, l’evento che riunisce ogni anno decine di amministratori e fauna varia per celebrare solennemente ciò che si sta sistematicamente smantellando da decenni. È la quinta edizione – San Gimignano, Andria, Cuneo, Cava de’ Tirreni, e ora Offida, un luogo degno di un’incisione di Maurits Cornelis Escher – perché evidentemente servono cinque convegni per capire che la bellezza è importante (spoiler: il tema è così sentito che un sesto convegno sarà probabilmente necessario).
Il programma è una meraviglia di retorica: si discetterà di bellezza in un teatro settecentesco mentre la Legge di Bilancio ha approvato tagli alla cultura per 147 milioni nel 2025, 178 nel 2026 e ben 204 milioni nel 2027. In agenda qualcosa come cinquanta relatori in due giorni, tra sindaci, assessori, vicepresidenti, vicepresidenti vicari, consiglieri delegati, vicesindaci, direttori tecnici, amministratori delegati e un europarlamentare.
Nessun abitante.
Nessun residente di quei “borghi più belli d’Italia” che si svuotano ogni anno, nessun commerciante che ha visto il proprio vicolo trasformarsi in un corridoio di selfie stick, nessun anziano che ricordi com’era la piazza prima che diventasse un set fotografico per turisti di passaggio che non sanno neanche dove si trovano. Eppure il tempo ci sarebbe, non siamo ai Mondiali di calcio, quell’obnubilamento di massa che ogni quattro anni azzera definitivamente il pensiero dell’intera penisola per un mese intero. Inspiegabilmente (sarcastico!) nessuno ha pensato di organizzare uno speech (ma che diavolo è uno speech?) con chi in quei posti ci vive.
Alle 11 si discuterà della Bandiera Blu come modello di sviluppo sostenibile, mentre alle 15 si affronterà il tema degli affitti brevi e del turismo di massa: come mettere insieme il diavolo e l’acquasanta. Ma i due panel (si dice così, fa chic) sono a tre ore di distanza, con un light lunch in mezzo, necessario sia per aumentare gratis il girovita dei politici partecipanti, sia per contraddirsi senza vergogna.
Nessuno menziona l’elefante nella stanza: che gran parte di quella bellezza di cui si parla è ormai inaccessibile ai sensi. Non in senso filosofico. Nel senso che davanti alla Fontana di Trevi non riesci ad avvicinarti perché c’è un muro di smartphone alzati. Che i vicoli di Positano d’agosto sono una fila indiana di persone che fotografano altre persone che fotografano. Che le Cinque Terre impongono il senso unico alternato nei sentieri a mare per i turisti in ciabatte. Che in piazzetta a Portofino c’è un drone che regola il traffico umano. Che il borgo autentico e identitario (termini bipartisan ai quali però, da Vannacci a Bonelli, nessuno sa dare un significato) ha il B&B al piano di sopra, l’Airbnb al piano di sotto e l’unico bar storico ha chiuso perché il proprietario non poteva permettersi l’affitto dopo la rivalutazione turistica dell’immobile.
La bellezza, insomma, è ancora lì, ma è diventata uno sfondo. Per chi fa le rate per farsi un selfie ora su un ponte tibetano della Monteverde Cloud Forest, ora alla Scala dei Turchi (alle medie, sulla parete di fondo della mia classe c’era un enorme telo con una palma e una spiaggia caraibica… tre anni instagrammabili buttati al vento).
Mentre cinquanta amministratori declameranno la bellezza dell’Italia, nel resto del paese quella stessa bellezza è regolarmente commissariata per decreto. Una variante al piano regolatore qui, una delibera in deroga là, un’infrastruttura strategica che per ragioni oscure deve passare esattamente dove esiste un vincolo paesaggistico. Il cemento italiano non ha bisogno di convegni: lavora in silenzio, di notte, con le autorizzazioni in regola o abusivamente. Il paese che fa convegni sulla bellezza produce una quantità di cemento sufficiente a riempire circa 1.500 piscine olimpioniche ogni giorno.
E la previsione è in crescita: dagli attuali 22 milioni di tonnellate si arriverà tranquillamente a 29 nel 2030. La costa è stata già consumata, le periferie sono già state sacrificate, nelle aree interne svuotate si continuano ad approvare capannoni, cave, antenne e rotatorie con le aiuole di bouganville in plastica. La bellezza di cui parlano gli Stati Generali è spesso la bellezza di ciò che è sopravvissuto nonostante le amministrazioni, non grazie a esse.
Dopo che, alle 18, Federico Ruffo parlerà di “come la bellezza sconfigge le mafie”, seguirà la firma di un documento fondamentale come la Costituzione dei padri della Patria: la “Carta(straccia) della bellezza”! Seguirà, naturalmente, la cena! Perché c’è anche la cena! La”Cena della Bellezza” presso l’Enoteca Regionale delle Marche. Niente celebra la lotta alla criminalità organizzata come un bel bicchiere di Pecorino doc tra colleghi.
Le conclusioni saranno affidate al Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, città dove i musei civici aprono a singhiozzo, i teatri di quartiere chiudono per mancanza di fondi e le periferie culturali esistono solo come voce nei documenti programmatici. C’è una logica, da qualche parte. Probabilmente è nel programma, tra un panel e uno speech.
Il tutto avverrà nella “capitale italiana momentanea della bellezza”, dopodiché la capitale si sposterà altrove e Offida tornerà a essere un bellissimo borgo delle Marche con gli stessi problemi strutturali di prima. La Carta della Bellezza farà bella mostra di sé su qualche parete del Comune, accanto alla mappa dei vincoli paesaggistici che qualcuno sta già cercando di aggirare”.
Fabrizio Esposito architetto, urbanista e paesaggista