Corteo in centro contro guerra, riarmo e genocidio in Palestina. Poi il presidio davanti all’Arsenale

“Spezia lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”. È stato questo uno dei cori che nel pomeriggio di oggi hanno accompagnato il corteo promosso in centro contro la guerra, il riarmo e l’economia bellica. La manifestazione, partita da piazza Mentana e cresciuta nei numeri durante il percorso sino a comprendere qualche centinaio di persone, ha attraversato le vie cittadine sino a raggiungere piazza Chiodo, ribattezzata dai manifestanti “piazza Palestina libera”, dove è stato annunciato un presidio destinato a proseguire fino alla mezzanotte.
Durante il corteo si sono susseguiti slogan contro l’industria militare e le aziende legate al comparto difesa presenti sul territorio. “Marina, Leonardo, Mbda fuori le armi dalla nostra città”, hanno scandito i partecipanti lungo il percorso.

Dal megafono gli organizzatori del coordinamento Riconvertiamo Seafuture – Restiamo umani hanno denunciato il peso delle servitù militari sulla città: “Abbiamo elaborato la mappa dell’analisi di rischio: tre quarti della città sono a rischio a causa delle servitù militari e degli impianti strategici. Fuori Marina, Leonardo, Fincantieri. Non è l’unica realtà possibile. È un’economia monocultura della guerra che crea distruzione”.

In via del Prione, nei pressi dell’ingresso del Museo Lia, dove il corteo si è fermato per qualche istante, per “dialogare” con chi era seduto ai tavoli di un bar, mentre poco prima era stato acceso un fumogeno da un membro della manifestazione.
Anche in quell’occasione dal megafono sono stati lanciati messaggi contro il riarmo e l’espansione delle strutture militari cittadine, oltre che un appello a guardare quello che accade nel mondo. “Siamo arrabbiati, vorremmo lasciarvi in pace al vostro aperitivo, ma in città sorgerà una nuova base, Marola non ha più accesso al mare e ci sono un genocidio e una terza guerra mondiale in corso”, hanno affermato alcuni manifestanti.

Il corteo ha poi raggiunto l’ingresso dell’Arsenale militare, in piazza Chiodo, dove i partecipanti hanno concluso la manifestazione con cori, bandiere e interventi pubblici.

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