Il confronto sul mercato di viale Garibaldi deve esserci perché il punto non sono solo gli orari, ma tutti gli altri problemi per la maggior parte mai risolti. Questo in sostanza il contenuto della missiva che Rete imprese Italia La Spezia ha inviato all’assessore al Commercio, Alberto Giarelli. Lo scritto è precedente alla delibera di giunta che ha portato al cambio di orario del mercato del venerdì, a partire dal 15 giugno dalle 7 alle 14 e diffuso nei giorni scorsi. Il Comune ha motivato la scelta per una questione di tutela della salute dei lavoratori: con l’arrivo dell’estate e l’innalzamento delle temperature si eviterebbe un’esposizione nelle ore più calde della giornata.
Il tema degli orari era stato affrontato in una riunione lo scorso 22 aprile, da quel dialogo era nata la comunicazione indirizzata al Comune dalla quale però le associazioni non avrebbero avuto riscontri fino all’altro giorno con la comunicazione ufficiale della variazione oraria. Ora si apre un altro capitolo e Rete imprese Italia ha messo nero su bianco le criticità da affrontare con urgenza. Nella nota hanno rinnovato l’apertura a un tavolo che tocchi quelli che ritengono essere i veri temi legati alla sopravvivenza della struttura, senza dimenticare la quantità di operatori coinvolti, ciascuno con esigenze diverse.
Nel primo punto della lettera Rete imprese sottolinea: “Siamo a confermare formalmente la nostra disponibilità, già espressa nella riunione in parola, sulla esigenza di aprire un confronto su tutti gli aspetti del mercato, comprese le sue criticità, negli anni già affrontate e mai risolte in radice. Il percorso, è bene esserne subito consapevoli, sarà condizionato, ma non talmente da rappresentare un alibi per eludere il confronto stesso, da un lato dalla oggettiva tempistica di un mandato amministrativo in via di scadenza, dall’altro le possibili novità di un quadro normativo nazionale in evoluzione (Direttiva comunitaria 2006/123 – Bolkestein). Quest’ultimo elemento quando applicato, porterà i Comuni a svolgere un ruolo fondamentale sull’assegnazione delle concessioni mercatali, occorrerà grande attenzione e da subito uno spirito collaborativo con le Associazioni di Rappresentanza per una gestione ordinata e non caotica che concorra ad evitare, per quanto possibile, quanto è accaduto e sta accadendo oggi nel settore balneare”.
Per le associazioni di categoria è altrettanto urgente “perché non esiste un Piano organico mercatale, un disegno unitario, in linea con una città che è in continuo cambiamento e che sicuramente è diversa ad esempio, dal tempo in cui venne scritto l’attuale Regolamento dei Mercati (2020), un’era geologica fa, da un punto di vista commerciale”. Per l’avvio della discussione ritengono “necessario che prima di tutto l’amministrazione faccia una chiara e dettagliata perimetrazione dei temi (non solo quello regolamentare, o di semplice manutenzione, ma anche urbanistico) che vuole approfondire e sui quali cercare consenso, tenuto conto della complessità del contesto”. Una richiesta che, nei fatti, punta a definire un metodo di lavoro strutturato e un ordine del giorno preciso tra le parti.
Rete imprese Italia lamenta l’assenza di una visione d’insieme e contesta gli interventi estemporanei, “a volte anche contraddittori in questi anni, del resto hanno contribuito a causare fenomeni di disagio e disaffezione tra gli operatori, come quelli legati all’uscita anticipata dal mercato, dell’abbandono di posteggi, della morosità sulla riscossione del canone mercatale”. Quindi per Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti e Cna il punto dell’orario, che comunque non mette d’accordo tutti, è una questione da inserire in un contesto in cui non si parla più di priorità ma di urgenze. E su questo si focalizza la chiusura della lettera: “Come già sottolineato nella riunione o si collega a un disegno organico e strutturato o sarà l’ennesimo intervento a spot magari sganciato dagli interessi specifici del mercato. Sempre su quest’ultimo punto e proprio in assenza di riferimenti di quadro, chiari e supportanti, non meraviglia quindi e si comprende come una buona parte degli operatori sia di sede fissa che ambulanti ci abbiano segnalato di fare presente la loro contrarietà ad un eventuale ritocco”.