Due cacciamine saranno avvicinati a Hormuz, Crosetto: “Interverranno solo con cessate il fuoco”

“Stiamo predisponendo che due unità cacciamine della Marina Militare si schierino relativamente più vicini allo Stretto di Hormuz, inizialmente in Mediterraneo Orientale e poi in Mar Rosso. Sono assetti specialistici che richiedono settimane per essere schierati. Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani se sarà possibile”. Lo ha detto il ministro della difesa Guido Crosetto durante un’audizione congiunta con il ministero degli esteri presso la sala del mappamondo di Montecitorio, davanti alle commissioni riunite esteri e difesa della Camera dei Deputati e alle commissioni esteri e difesa del Senato.

Il ministro ha ribadito che “eventuali iniziative di natura difensiva possano verificarsi solo in caso di un vero e proprio cessate il fuoco, meglio di una pace definitiva, e non di una semplice tregua” che delle mine che le unità italiane contribuirebbero a bonificare “non si conosce la localizzazione” e non la conoscono “neanche gli stessi iraniani”. L’impegno italiano si inquadra all’interno di “uno sforzo multinazionale” con unità di Belgio, Estonia, Finlandia, Lettonia, Paesi Bassi, Francia, Germania, Norvegia, Regno Unito, Spagna e altri Paesi coinvolte.

Guido Crosetto

 

Questo “approccio funzionale”, come lo definisce il ministro Crosetto, che prevede un avvicinamento graduale delle navi italiane allo Stretto di Hormuz, è necessario per abbattere i tempi di intervento. “Laddove scoppiasse la pace servirebbe quasi un mese di navigazione per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando per avvicinarsi rimanendo tuttavia a distanza di sicurezza dal conflitto – ha spiegato Crosetto -. Se le condizioni si verificheranno, sarà il parlamento a decidere se contribuire e in quale modo. Faremo leva sulle capacità della Marina Militare nel contrasto alle mine, valutando eventualmente un contributo aereo. La missione presuppone l’accordo di tutti i Paesi dell’area, compreso l’Iran. Per questo è necessaria una pace condivisa prima di pensare di intervenire”.

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