“Marola c’era prima della base. E’ la Marina ad avere una servitù, non gli abitanti”. È una delle frasi che restano sospese nell’aria mentre, al tramonto, l’assemblea pubblica convocata dalle associazioni del quartiere si scioglieva tra capannelli, applausi e scenari sino a pochi giori fa impensabili, come il boicottaggio del Palio da parte dei marolini.
L’altro ieri, nell’area verde di Marola, decine di residenti, rappresentanti delle associazioni e cittadini, si sono ritrovati per discutere della barriera galleggiante che la Marina militare ha installato nel varco della Darsena Duca degli Abruzzi, e che dal 18 maggio dovrebbe andare a limitare il passaggio delle imbarcazioni a tre finestre orarie giornaliere, durante i mesi estivi.
Il luogo fissato per l’incontro non era stato scelto non a caso: il porticciolo di San Vito, all’interno della base navale, viene considerato il simbolo della libertà storicamente mantenuta dal paese nei confronti della presenza militare. Ma alla fine l’invasione non c’è stata e l’assemblea è andata in scena poco distante.
Ad aprire l’incontro è stato Andrea Butticchi, presidente della Borgata marinara Marola, che ha ripercorso le tappe della vicenda. “Il 24 gennaio la barriera è apparsa all’improvviso. Ci dissero che serviva per fare delle prove. Poi il 27 aprile siamo stati convocati a Marina Nord e ci è stato comunicato che sarebbe stata installata con tre aperture al giorno nei cinque mesi estivi, mentre negli altri mesi il passaggio sarebbe stato a chiamata. E inoltre niente gara prepalio per San Vito. Per noi è improponibile e non abbiamo accettato nessun concordato”, ha spiegato.
Butticchi ha sottolineato come la questione abbia rapidamente travalicato l’aspetto sportivo o logistico, assumendo una dimensione sociale e identitaria. “Hanno proposto aperture straordinarie per la borgata e gli allenamenti del Palio, ma non abbiamo accettato: niente figli e figliastri. Qui il problema riguarda tutto il paese, anche i ragazzi e gli anziani che non potranno più andare al mare liberamente”.
Nel suo intervento, il presidente della borgata ha anche riferito di avere scritto all’ammiraglio Flavio Biaggi per rappresentare il clima che si respira. “Il paese è in subbuglio”, ha detto, contestando inoltre le motivazioni legate alla sicurezza avanzate dalla Marina. “Nel golfo ci sono realtà come Fincantieri, il Cmre Nato e il Varignano, mentre nel resti d’Italia ci sono gli arsenali di Augusta, Brindisi e Taranto, eppure non esistono barriere di questo tipo. Se davvero è una questione di sicurezza, chiediamo che il Comune pretenda spiegazioni chiare. Anche nel nostro interesse, che viviamo a pochi metri dalla base”.
Non è mancato un riferimento al rapporto con l’amministrazione comunale. Butticchi ha raccontato che la mattina stessa una delegazione era stata ricevuta dagli assessori Maria Grazia Frijia, Pietro Antonio Cimino e Manuela Gagliardi. “Ci hanno detto che l’assemblea non si poteva svolgere a San Vito perché nella concessione sono previste soltanto attività nautiche e sportive”, ha riferito.
Tra le proposte emerse durante l’assemblea, quella illustrata da Stefano Faggioni a nome dell’Associazione Porticciolo di San Vito: mantenere per il varco lo stesso orario del cancello della base, dalle 6.30 alle 23.30. Una proposta accolta da un’alzata di mano unanime da parte dei presenti.
A colpire è stato anche l’intervento di Giorgio, autodefinitosi “il più vecchio di Marola”. Poche parole, accolte da un lungo applauso: “Io a tre anni venivo a San Vito a fare il bagno. Non ci hanno mandato via i tedeschi, lo vogliono fare loro? Marola è nostra!”.
Molto duro anche l’intervento di Francesca Bellettini, presidente della Società di mutuo soccorso di Marola. “Così la Marina inasprisce i rapporti con il paese. La barriera è inaccettabile”, ha detto, criticando anche i progetti legati a Basi Blu. “I governi sono pronti a spendere centinaia di milioni per infrastrutture inutili e non c’è una soluzione per questa vicenda? Natanti e Palio non possono stare nella base, ma le auto d’epoca sì”. Bellettini ha inoltre chiesto che fine abbia fatto il protocollo sull’area adiacente a San Vito e ha proposto la costituzione di un comitato di rappresentanza.
All’assemblea hanno partecipato anche esponenti politici e rappresentanti di altre borgate. Un portavoce della borgata di Lerici ha portato solidarietà a Marola, annunciando la mobilitazione del 29 maggio contro il progetto Basi Blu. Presenti anche i consiglieri comunali di opposizione Roberto Centi, Massimo Lombardi e Martina Giannetti, che hanno espresso sostegno ai residenti e disponibilità a portare la questione in consiglio comunale.
Tra le ipotesi alternative avanzate nel corso della serata anche quella di aprire un passaggio dal lato Mirabello, con un varco di tre metri e pescaggio ridotto a mezzo metro, sufficiente per le piccole imbarcazioni del porticciolo.
Dal palco improvvisato è intervenuto anche William Domenichini, dell’associazione Murati Vivi: “La prospettiva è quella della chiusura totale, diciamolo chiaramente. E in tutto questo c’è un convitato di pietra: il Comune. Chi amministra non può non essere qui ad ascoltare quello che abbiamo da dire. Quella barriera deve andare via, poi se ne riparla”.
Sulla stessa linea Marco Stamegna, segretario del circolo Pd di Marola. “I motivi di sicurezza sono deboli. Abbiamo attraversato guerre e terrorismo senza che venisse limitata la libertà di accesso al mare. Questa scelta si spiega solo se si considera San Vito un intruso. E questo non possiamo accettarlo”.
Nel corso della discussione è emerso anche il tema del Palio del Golfo. Qualcuno dal pubblico ha chiesto quale posizione assumerà il Comitato delle borgate, ricordando che salterà la prepalio di Marola. E’ stato riferito che il Comitato prende solamente atto della questione e subito è stata lanciata la proposta di boicottare il Palio.
“Tre o quattro borgate hanno già espresso solidarietà. Per altre la nostra assenza potrebbe essere vista positivamente”, è stato detto.
E tra la folla, mentre l’assemblea si concludeva, c’era chi lanciava proposte drastiche: “Blocchiamo anche le altre prepalio”, “Dobbiamo fare qualcosa di grosso”.
Frasi che raccontano meglio di ogni altra cosa il clima che si respira oggi a Marola: non solo la contestazione di una barriera galleggiante, ma la sensazione, condivisa da molti residenti, di vedere restringersi ancora una volta il rapporto storico tra il paese e il suo mare.